Fondato a Racalmuto nel 1980

Rosario Parisi: “Vi svelo il segreto della granita di Racalmuto”

C’è qualcosa nella sua preparazione che la rende davvero unica. In estate arrivano da ogni parte per gustarla. Ma qual è il segreto della sua bontà?

Rosario Parisi

Non sappiamo se sia vero o no. Ma attorno alla granita di Racalmuto c’è sempre stato un velo di mistero che la rende davvero unica. E nei mesi estivi non si può passare dal paese senza assaggiare l’ormai famosa granita del bar Parisi, finita anche nelle pagine dei maggiori giornali italiani e in alcuni libri di Leonardo Sciascia. Se si accompagna poi con i taralli tipici del luogo il gusto raggiunge l’apice del piacere.

Ma qual è il segreto? Perché la granita di Parisi è unica e non la trovi nemmeno se giri ogni angolo della Sicilia? C’è davvero una ricetta tenuta nascosta?

Tutto nasce nel 1943. Benito e Giulio Parisi sono due fratelli che in quegli anni difficili riescono ad aprire un Caffè. Ma  in questa storia è Benito il vero personaggio, a suo modo stravagante. È ancora un ragazzo quando comincia a fare con le sue mani gazzose che distribuisce ai circoli, ma soprattutto alle numerose putie di vino del paese. Litri e litri di gazzose! Ed erano particolari, ricordano i più anziani, quelle bottiglie con la pallina a tappo di colore viola e blu.

Cominciarono con le gazzose – racconta il figlio di Benito, Rosario, ancor oggi dietro il bancone del bar di via Garibaldi, a due passi dalla piazzetta Francesco Crispi – ed anche l’acqua seltz in quel periodo era molto in voga. Poi arrivò qui anche la prima macchina di caffè di Racalmuto”. Sono gli anni dell’evoluzione storica delle macchinette del caffè. Intorno al ‘47, infatti, iniziano a circolare in Italia le prime macchine a leve che usando la pressione dell’acqua anziché quella del vapore, erano in grado di produrre la celebre “crema caffè”. E pare di sentire, all’ombra del campanile della chiesa dell’Itria, l’odore del caffè in tutto il circondario.

Ed ecco, ad un certo punto, tra un caffè e una gazzosa, venir fuori la granita. Diversa da quella di Maruzzu, venduta per strada, ricordata anche da Leonardo Sciascia.

Sin da piccolo vedevo mio padre – racconta ancora Rosario – scegliere con meticolosità uno ad uno i limoni. Dovevano essere limoni un po’ aspri e necessariamente raccolti nelle campagne del Raffo, del Saraceno e di Garamoli. Poi lo ricordo che spremeva i limoni rigorosamente a mano. Acqua e zucchero e poi tanto rimestare. Mescolare di nuovo e a lungo le giuste dosi. Credo che sia questo il vero segreto”.

Ride Rosario, come a voler nascondere veramente qualcosa.  E il bianco dell’uovo battuto a schiuma, come si faceva con la neve ai tempi di Maruzzu?

Mai visto bianco d’uovo usare a mio padre per la granita. E non l’utilizzo neanche io. Credo che il vero segreto sia nella scelta dei limoni e nelle giuste diluizioni. Ma questo non posso dirvelo”.

Ecco, qualcosa di misterioso allora c’è in questa famosa granita di Parisi! Che piaceva anche a Sciascia: “…la granita di una volta che ancora, fortunatamente, in qualche paese fuori mano è possibile trovare”, scriveva Sciascia, ricordando gli anni della sua infanzia e adolescenza passati a Racalmuto.

Sciascia con Carmelino Rizzo nel luglio del 1986 in un bar di Racalmuto (foto Pietro Tulumello)

“Sciascia – ricorda Rosario Parisi – veniva quasi ogni giorno, tutte le mattine. Alle undici in punto arrivava qui accompagnato dall’amico Carmelino Rizzo e da un ragazzo, Joe Castellano. Lo scrittore prendeva sempre il caffè, gli altri la granita. Il nostro bar era tappa obbligata dopo l’acquisto delle sigarette che comprava qua di fronte, alla tabaccheria Fantauzzo”.

Particolare curioso che ricorda anche Joe Castellano, oggi musicista di fama internazionale, ma allora un ragazzo che passava le estati in contrada Noce, a Racalmuto, a due passi dalla casa del grande scrittore: “Si, io e lo zio Carmelino prendevamo la granita con la broscia. Sciascia il caffè – conferma  Castellano – E c’era lu zi Benito, il titolare del bar, che era davvero un gran personaggio. Curioso per certi aspetti. Ogni tanto Sciascia assaggiava la granita, gli piaceva. Ma solo dopo il caffè”.  Caffè caldo, caldissimo. Allo scrittore piaceva anche nelle calde mattinate d’estate – “non c’è nulla di più dissetante”, sosteneva.

Ma non solo Sciascia, c’era un gran via vai trent’anni fa – ricorda ancora Rosario Parisi – tutto è cambiato qui, tranne il gusto della granita. Ricordo l’affetto dei fratelli Alessi, Mastrumasi, che avevano un negozio di scarpe qua vicino, il veterinario Picone e il pretore Romano, che stavano nel bel palazzo di fronte, l’ingegnere Falletti. Sono stati clienti affezionati, e tutti in qualche modo personaggi. Anche loro ogni giorno venivano per la granita”.

Benito Parisi, classe 1927, fino alla fine è rimasto dietro il bancone del suo bar. È morto nel 1993.  E oggi? “I clienti fissi ci sono – dice Rosario – molti vengono anche da fuori. Tornano per la granita gli emigrati, pochi rispetto a prima. Ogni tanto vediamo spuntare anche qualche giornalista o personaggio televisivo. Durante la festa del Monte è passato Marco Damilano, il direttore dell’Espresso”.

Alle più note granite al limone, da qualche anno si sono aggiunti, allo storico Bar Parisi, altri gusti. Ma quella al limone, con i suoi mille segreti e i suoi svelati misteri, resta la regina buona di quest’antico angolo di Sicilia. Con una sola certezza: la trovi dal 25 aprile al 30 ottobre.

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