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Ci sono storie che ti commuovono

Una storia che si è presentata inaspettatamente in concomitanza con la ricorrenza del Primo Maggio, festa del lavoro, dei lavoratori e della speranza

Ci sono storie che ti commuovono, specialmente storie che riguardano persone che conosci, che hai seguito nei primi passi della loro vita. Una storia che si è presentata inaspettatamente in concomitanza con la ricorrenza del Primo Maggio, festa del lavoro, dei lavoratori e della speranza di un’occupazione aderente alle proprie aspettative, ai propri desideri, ai propri sogni di sempre.

La storia che mi ha commosso è quella di un ragazzo che alcuni anni fa, dopo le superiori, non ha potuto proseguire gli studi e iscriversi all’Università perché la famiglia non era nelle condizioni in quel momento di sostenere i costi. Estremo dispiacere! 

È un giovane che ricordo bambino alle scuole elementari a ogni spettacolo della sua classe; è un ragazzo che poi ho incontrato di tanto in tanto già cresciuto alle scuole medie, sempre con lo stesso volto della simpatia, con gli occhi luccicanti e carichi di energia. L’ho perso negli anni delle superiori per poi ritrovarlo a lavorare come cameriere tra i tavoli di un ristorante. L’ho perso di vista fino al racconto di chi, per caso, ha parlato col padre, gran lavoratore, costretto negli anni a saltare di azienda in azienda, a causa di crisi e di forzate chiusure, fino ad aprirsi da poco una piccola attività tutta sua. Il figlio non ha smesso di lavorare ma lo scorso anno ha deciso di iscriversi all’Università col pieno sostegno della famiglia e a riprendere il suo percorso di studi.

“Va come un treno” ha detto con fierezza la madre presente all’incontro, richiamando un mezzo da sempre sinonimo di emigrazione, di abbandono del Sud, di strappo, di allontanamento, di viaggio della speranza verso terre più generose di occasioni di lavoro. Con la ripresa del turismo, si fa le stagioni negli alberghi e nelle pause si dedica alle materie e alla frequenza fisica della sua Università. Che facoltà? Cosa studia? La curiosità spingerebbe a chiedere per sapere altro. Ma basta così, meglio fermarsi, per proteggerlo, per lasciarlo in pace, sereno, libero da indebite pressioni. 

Cosa dire allora? Esprimere semplicemente una grandissima ammirazione per un ragazzo che, animato da una erculea forza di volontà, non si è fermato e perso d’animo di fronte a un ostacolo che sembrava insormontabile e ha lavorato fino a riprendere il sogno da bambino, con quel sorriso e quella simpatia e quella luce negli occhi che mi hanno subito conquistato spingendomi all’applauso. 

La sua storia dà un significato speciale e positivo a questo grigio Primo Maggio, giornata di festa e di riflessione nella quale magari starà pure lavorando per prepararsi alla nuova stagione di studi. Un esempio che insegna a tanti giovani e meno giovani a prendere in mano con decisione e ottimismo la propria vita, pur tra mille difficoltà e incertezze, e a indirizzare e guidare il destino dove vogliamo, come un aquilone che si fa largo gioiosamente tra le nuvole in un cielo finalmente azzurro e illuminato dal sole, legato a noi, alla nostra mano ferma, alla forza del vento e al nostro desiderio di volare oltre ogni limite

https://raimondomoncada.blogspot.com/

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