Fondato a Racalmuto nel 1980

Tranquille mamme, torneremo presto a scuola più energici e motivati di prima

Coronavirus e scuole chiuse, nelle chat delle mamme si scatena il panico

Valeria Iannuzzo

Sono trascorse meno di ventiquattrore dalla decisione del Governo di chiudere le scuole per arginare la diffusione del coronavirus, ed ecco che nelle chat delle mamme si scatena il panico. Sì signori, il panico. I bambini perderanno, conti alla mano, sette giorni di scuola. Sette. Rimarranno indietro col programma. Sarà una catastrofe. E così, rappresentanti di classe, e non, iniziano a mandare messaggi in chat per chiedere i compiti alle maestre. Molte di queste mamme sono le stesse che in coda al supermercato si lamentano per l’eccessivo carico di compiti che le maestre danno ai propri figli. Sono le stesse che sottolineano come ogni santo giorno con i loro bambini trascorrano interi pomeriggi a fare compiti. E adesso, presi alla sprovvista dal Coronavirus, come faranno a sopravvivere senza compiti?

Ma non c’è da preoccuparsi, perché solerti e zelanti, in risposta ai messaggi delle mamme le maestre si precipitano a condividere schede operative, elencare lezioni da studiare, esercizi da completare, problemi da risolvere, letture da commentare. Insomma, in men che non si dica la tecnologia ha risolto ogni problema, sostituendosi brillantemente alle care vecchie maestre nel difficile compito di riempire vasi vuoti.

Non so se essere arrabbiata, inorridita o spaventata. Nessuno, dico nessuno, si è concesso il diritto fermarsi, di pensare, di riflettere, di comprendere che stiamo vivendo una seria emergenza. Nessuno ha compreso che perdere sette, quattordici, ventuno o ventotto giorni di scuola non cambierà la vita di nessuno. Nessuno ha compreso che questa pausa didattica forzata rappresenta una grande opportunità. Intanto è un’opportunità di tutela della vita. Basterebbe fermarsi a questa considerazione per placare tutti gli animi. Ma in realtà è molto di più.

È certamente un’opportunità per comprendere come la salute sia un bene prezioso. È una grande opportunità per far rilassare i nostri bambini, da settimane stressati dal demone del virus, che miete vittime non solo tra gli anziani e le persone con gravi problemi di salute.

Mamme, forse non avete capito che la fobia è dilagata. Le classi si sono decimate. Molti bambini sono rimasti a casa per il virus influenzale, altri per non identificati malori derivanti dal bombardamento mediatico a cui sono stati indiscriminatamente esposti. La paura ci ha pervasi.

Ho visto genitori segnalare alle autorità il possibile rientro a scuola di bambini che avevano trascorso le vacanze di Carnevale in Veneto o in Lombardia. Legittime le loro paure. Peccato però che nello stesso week end siano rientrati dagli stessi luoghi centinaia di studenti e docenti per la chiusura di università e scuole di ogni ordine e grado.

Ho visto genitori mandare i figli a scuola con i guanti in lattice. Ho visto bambini strofinare i banchi con fazzolettini imbevuti di amuchina fino a quasi alterarne il colore. Ho visto gente prendere le distanze per uno starnuto. Ho visto, ma non potevo dire niente.

E adesso che la situazione è chiara, tutti a pensare ai compiti. Nelle università e nei licei ci si organizza con le lezioni telematiche, nelle scuole secondarie di primo grado con le classi virtuali e le chat. E nelle scuole elementari con le chat delle mamme.
Mi chiedo quante mamme abbiano pensato per un solo attimo che questa vacanza forzata ci offre una grande opportunità: fare rilassare e divertire i nostri bambini. Credo che per i più piccoli sia già difficile sopportare il peso di una emergenza di cui hanno perfettamente capito i gravi rischi. Non andare a scuola, dunque, non dovrebbe essere visto come una ulteriore punizione, ma come un dono. Il dono del tempo libero, per esempio. Il dono del gioco. Il dono dello stare in famiglia.

Io stamattina, per esempio, ho sbrinato il frigorifero e ho preparato il torrone. Impensabile in un normale giorno lavorativo. Lo so che sono un’inguaribile ottimista, ma se io fossi al posto di molti genitori approfitterei di questa pausa per preparare torte, pulire armadi e ripostigli, riordinare file fotografici insieme ai miei figli. Insegnerei a mio figlio a rifarsi il letto, ad allacciarsi le scarpe, a lavarsi da solo, a soffiarsi il naso. Riaprirei la casa in campagna e mi ci trasferirei, magari solo durante il giorno, per farmi ossigenare i polmoni e baciare dal sole.

Non aspetterei, certamente, che le maestre condividessero in chat paginate di compiti. Farei come faceva mia madre. Farei ripetere ai miei figli le tabelline prima di andare a dormire, coniugherei con loro i verbi in tutti i modi e tempi, ripasserei le regole di grammatica, di geometria e matematica. Ripasseremmo le quattro operazioni e faremmo delle gare coi calcoli mentali. Leggerei con loro i libri più belli. E vedrei tanti, tantissimi film.

Ecco, io vivrei così l’emergenza Coronavirus, e qualora questa pausa dovesse allungarsi inizierei a valutare la possibilità di recuperare le lezioni nei mesi di giugno e luglio.

Pertanto, a tutti i genitori che mi chiedono che compiti far fare, io rispondo: “Leggete. Leggere non fa male a nessuno. Anzi, alimenta la fantasia, arricchisce il lessico, stimola la capacità critica. Dunque, leggete, leggete, leggete. Ovviamente se volete. Torneremo presto a scuola, e forti di questa pausa didattica forzata, in cui ciascuno secondo le proprie priorità avrà scelto di aiutare i propri figli a rinforzare le conoscenze già acquisite, saremo pronti per riprendere il ritmo più energici e motivati di prima”.

(Valeria Iannuzzo è giornalista pubblicista e docente di inglese)

 

 

 

 

 

 

Condividi articolo:

spot_img

Block title

“Tacito Silenzio”

Alla Prefettura di Agrigento la presentazione del libro di Armando Caltagirone

Lamanna a Gibellina. Il nuovo episodio di Màkari

Nell'episodio in onda domenica 25 febbraio, il trio di Saverio Lamanna, Peppe Piccionello e Suleima vanno a Gibellina. E devono indagare su un caso tra passato e presente

Agrigento festeggia San Gerlando

Una festa che coinvolge tutta la diocesi e la città

“Solo una donna”

Il racconto della domenica