Fondato a Racalmuto nel 1980

Torna “Màkari” in tv. E Savatteri dice: “Porto Lamanna e Piccionello a Racalmuto”

Dal 18 febbraio torna su RaiUno la fiction “Màkari”, con Claudio Gioè, Domenico Centamore, Ester Pantano. Gaetano Savatteri, autore dei romanzi, pubblicati da Sellerio, da cui è tratta la serie, annuncia: “Nel prossimo romanzo Lamanna e Piccionello passeranno da Racalmuto”

Manca veramente pochissimo, il 18 Febbraio in prima serata su Rai1, Saverio Lamanna, Piccionello e Suleima ritorneranno sul piccolo schermo per dare voce ai romanzi di Gaetano Savatteri. Quattro puntate in tutto, con la regia di Monica Vullo e Riccardo Mosca, che accompagneranno il pubblico alla scoperta di San Vito Lo Capo e Trapani, due pezzi di Sicilia tanto cari a Lamanna stavolta intenzionato a non scrivere più romanzi gialli, nel vano tentativo di tenersi fuori da delitti e intrighi.

Per Makari, la fiction seguita da oltre 5 milioni di telespettatori, il 2024 sarà l’anno della terza serie.

“Il fatto che ci sia una terza edizione non è scontato. Se c’è una terza edizione vuol dire che c’è un affetto per i personaggi, un seguito di un pubblico a queste storie alimentate in Sicilia con personaggi e attori siciliani”.

Claudio Gioè, Domenico Centamore e Gatano Savatteri sul set di “Màkari”, in una pausa delle riprese

Makari, dunque, continua a piacere raccontando con i suoi personaggi storie e luoghi ancora inediti.

L’abbiamo detto tante volte la Sicilia che raccontiamo non è solo Makari, ci sono anche altri luoghi siciliani che raccontano delle storie. Questi luoghi non sono solo belli da vedere, sono luoghi dentro i quali ci sono delle belle storie.

A te va indubbiamente il merito di aver fatto scoprire luoghi e storie di una Sicilia mai raccontata, una Sicilia che non è solo mafia, come a volte vuole il pregiudizio. Ti senti orgoglioso di avere fatto conoscere dei pezzi di Sicilia che erano veramente inediti?

Io sono compiaciuto, contento, orgoglioso, mettici l’aggettivo che vuoi, perché alla fine noi siamo siciliani e come spesso i siciliani fanno, parlano della Sicilia. Quello che va bene, quello che va male, quello che si può fare, quello che si potrebbe fare. I siciliani sono malati di Sicilia. Brancati diceva che i siciliani sono loro stessi la malattia. E perché mentre dici “sono malato, ma io sono malato” anche se non lo sei ti ammali. Anche noi abbiamo questa passione per questa malattia che a volte è dolce, a volte è amara, a volte ci fa spazientire, a volte ci fa disperare, a volte ci fa innamorare. La Sicilia è sempre queste cose qua, sempre estreme. Che tutto questo possa andare anche a un pubblico che non ha questa ossessione, come l’abbiamo noi siciliani, a me fa piacere.

Quando vivevi a Racalmuto, da ragazzo, da studente, immaginavi il tuo futuro di giornalista e scrittore.

Eh no, questo non lo potevo pensare. Però che a me da ragazzo mi piaceva raccontare le storie sì, perché stavo in un paese, in una terra dove ci sono così tante storie da raccontare. Ce n’erano così tante che le storie ti venivano a bussare a casa: voglio essere raccontata. Poi lo potevi fare sul giornale, con gli amici, al circolo, in piazza. Però se tu ci pensi, in piazza c’era sempre uno di noi che raccontava una storia che era avvenuta, che aveva visto, che aveva sentito raccontare, che gli era stata raccontato da un padre o da un nonno. E quindi questa abitudine al racconto, che a saperlo fare si poteva portare in piazza, a saperlo cuntari u contu. Questa capacità di sapere cuntari u cuntu è una cosa molto siciliana, molto racalmutese, che è stata anche una grande palestra. Tutte le barzellette sono sempre quelle, però c’è chi le sa raccontare, c’è chi non le sa raccontare, e allora tu venivi sempre affascinato da chi la sapeva raccontare bene. Poteva essere un contadino, poteva essere uno studente, poteva essere un professore, eri affascinato sempre da quelli che sapevano portare un cuntu, come si dice: portavano il racconto. E tu imparavi ad ascoltare e dicevi: questo come è bravo! C’era la creazione della suspense. Poi c’era la creazione dei personaggi. C’erano delle battute per fare sorridere, o quelle per fare piangere. Questa è stata una palestra. Non sapevo che l’avrei fatto anche io, che sarei diventato uno scrittore, però che non si potesse vivere senza racconti, senza storie, questo lo avevo capito.

Della terza serie di Makari non vogliamo anticipare nulla, o come si dice in gergo non vogliamo spoilerare, ma avendo la possibilità di conversare con te una piccola novità della nuova serie non ci dispiacerebbe

Una cosa la possiamo dire, la possiamo anticipare, solo una. Possiamo anticipare che sapremo delle cose della vita di Suleima, delle cose che non sapevamo. Delle cose del suo passato e della sua famiglia.

Va bene così, questo può bastarci, ma è impossibile non chiederti se Suleima, Lamanna e Piccionello continueranno a popolare ancora i tuoi scritti.

Io sto scrivendo proprio il prossimo romanzo che dovrebbe uscire il prossimo mese. Questa volta passa anche da Racalmuto.

Ecco questo era quello che volevamo sentire. Bene quindi tarallucci e vino?

Sì, tarallucci e vino. Ci sarà un passaggio a Racalmuto di Lamanna e Piccionello che si fermeranno nella piazzetta di Racalmuto.

Bene, allora tutti appuntamento con Lamanna, Piccionello e Suleima alla piazzetta, ovviamente dopo aver seguito dal 18 febbraio al 10 marzo su Rai1 la terza serie di Makari.

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