Fondato a Racalmuto nel 1980

“Le parole sono la mia Itaca”

A fine ottobre in libreria Trame Tradite, di Bia Cusumano. “Il libro – anticipa l’autrice – è una lente di ingrandimento dentro l’universo femminile”.

Bia Cusumano

“Una lente di ingrandimento dentro l’universo femminile”, così Bia Cusumano ama definire il suo libro di racconti Trame Tradite, edito da Navarra, in libreria alla fine di ottobre.

“Il libro – spiega l’autrice – nasce più di un anno fa, da un incontro letterario, poi tramutatosi in sincera e profonda amicizia, tra me e Jana Cardinale, giornalista, operatrice culturale e ideatrice della rivista culturale LoftCultura.it insieme a Filippo Peralta. Jana sa che io scrivo poesie e ho già pubblicato due sillogi, una delle quali Come la Voce al Canto, pubblicata dalla casa editrice Il Filo di Arianna. Jana Cardinale ad un certo punto azzarda la domanda che cambierà tutto. Mi propone una rubrica letteraria sulla sua rivista. Nascerà così a gennaio del 2022 RossoBia. Scrivo racconti, pur sapendo che la madre a cui appartengo è la poesia. I racconti hanno molte visualizzazioni, piacciono al pubblico. La sfida allora viene rilanciata: perché non farne nascere un libro? Certo! Perché no? Ma per scrivere un buon libro non occorre solo saper scrivere più o meno bene, occorre un buon editor che ti prenda per mano e ti accompagni lungo il viaggio dentro le parole, una casa editrice che creda in te e amici, letterati e non che ti supportino e sostengano. L’editor arriva attraverso la mia affettuosa amicizia con Catena Fiorello, invitata a presentare il suo ultimo libro al Palmosafest, Festival d’arte e letteratura di cui sono il direttore culturale. Così per uno strano giro di vite incontro Antonio Celano, uno dei più grandi editor che ci siano in Italia. Gli amici letterati che credono in me e si prendono cura delle mie parole sono lo scrittore Gaetano Savatteri, che chiude il cerchio del libro con la sua postfazione, e Giusy Sciacca, giornalista e scrittrice che apre il cerchio con la sua prefazione.

Tu dici che il libro è una lente di ingrandimento dentro l’universo femminile. Chi sono le protagoniste dei tuoi racconti

Le protagoniste dei racconti sono tutte donne forti, coraggiose, determinate, passionali che fanno i conti con le emozioni più ancestrali della vita. Dal dolore, all’inganno, al tradimento, alla violenza psicologica e fisica, all’amore negato, tradito, rinnegato. Ma nessuna è vittima in questo viaggio al femminile. Le mie donne riescono a risorgere sempre dalle ceneri, a ricrearsi, a mettere a posto i pezzi franti, ad andare avanti oltre il male subito, a perdonare il perdonabile, a lasciare andare con accettazione consapevole chi non le ama con coraggio e non sa sceglierle oltre tutto e tutti. Sono donne che creano il loro destino pur facendo i conti con rinnegamenti e punizioni ingiuste, colpe mai commesse e rifiuti atroci.

Il libro è simbolicamente ambientato a Villa dei Limoni. Cos’è Villa dei Limoni

Un luogo storico reale. Luogo della memoria, delle radici e delle appartenenze agli avi che tornano proprio in apertura del libro nel primo racconto a sancire che le appartenenze non si possono tradire.

Trame Tradite. Perché questo titolo?

Il titolo contiene in sé altri significati simbolici, in effetti Trame Tradite, allude molto alle vite delle mie protagoniste che in un modo o in un altro sono state tradite. Dalla patologia, dalla famiglia, dagli affetti più cari, dall’amore, da chi credevano le amasse e fosse per loro Itaca, ovvero appartenenza assoluta. Terra di approdo senza possibilità alcuna di fuga. Mi piace pensare che queste vite siano tante trame di un grande ordito tessuto da una mano invisibile e sapiente che intreccia fili e sa sempre dove deve giungere, nonostante il dolore e la delusione cocente che si possa provare.

Tu sottolinei, comunque, che le vite delle donne di cui parli sono si tradite, ma non sconfitte

Sì, sono Trame Tradite, le vite delle donne di cui parlo, ma tradite non sconfitte. Inoltre nel titolo vi è custodito un segreto Tra di me Tra di te, un sigillo sacro che si annida come la chiave di accesso ad un mondo che può condurre altrove per chi sa leggere tra le righe. Non è dunque solo un titolo ma un vero enigma linguistico. I lettori sono invitati così a leggere non solo tra le parole ma dentro e attraverso per cogliere sfumature, nomi, ritorni ciclici, amori spezzati ma mai del tutto sventrati, appartenenze viscerali.

Alcuni critici hanno definito la tua una prosa che proviene da una matrice poetica forte

Madre poesia di cui mi sento figlia in ogni fibra e molecola del mio corpo. E’ un balzo in avanti, se vogliamo, una sperimentazione e una sfida personale, una danza da equilibrista, trascorrere dai versi alle righe dei racconti. Ma da donna intraprendente e determinata quale sono, non potevo che accettare la sfida. Sicuramente questo libro non avrebbe mai visto la luce se al mio fianco non ci fosse stato fedele e saggio come Virgilio, il mio editor, con cui lavorare insieme è una avventura avvincente perché da docente nella vita, con Antonio mi sento sempre allieva e il gioco delle parti mi diverte parecchio.

Quanto è stato determinante il tuo incontro con Ottavio Navarra

Ma non saremmo giunti qua senza Ottavio Navarra che già da ragazzina incontrai per tentare di pubblicare con lui una prematura silloge di poche poesie. Ricordo ancora il nostro primo incontro nel suo studio di Palermo. Mi disse con tono garbato e dolcezza di padre che la mia scrittura era un frutto acerbo. Torno a lui da donna adulta e mi concede fiducia immensa accogliendo le mie parole. Ecco la mano invisibile di cui parlo. In fondo l’ho sperimentato nella vita di ogni giorno. Se qualcosa o qualcuno è destinato a te, è solo questione di tempo, giunge a te se pur lentamente.

Per concludere, cosa ti sente di dire ai lettori

Spero che il mio libro possa essere letto e amato con la stessa sincera e profonda passione con cui l’ho scritto io. Non vi sono intenti moraleggianti. Nessuno vuole insegnare niente a nessuno. La docente la faccio solo in classe e anche lì forse imparo più di quanto insegno, dai miei ragazzi. Con Trame Tradite desidero celebrare la mia appartenenza alle parole, declinate in ogni forma possibile e ringraziarle perché loro hanno scelto me tanto tempo fa quando ero ancora una bimba. Le parole sono la mia Itaca.

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