Fondato a Racalmuto nel 1980

Marco Attard, un grande medico e un uomo genuino

Il noto endocrinologo empedoclino era uno che correva, correva con la testa, con le parole, con i fatti. Andava a mille”. Il ricordo di Valeria Iannuzzo.

Il Dott. Marco Attard

Oggi la nostra “Memoria” la dedichiamo ad un grande professionista, ad un grande uomo. Al dott. Marco Attard, noto endocrinologo empedoclino. L’ho conosciuto nella malattia. E proprio per questo è stato uno dei pilastri della mia vita.

Marco Attard, permettetemi di sottolinearlo, prima di essere un grande medico – era un uomo genuino, autentico, vero in tutte le sue espressioni. Si vedeva che era dell’Agrigentino perché di Pirandello certamente incarnava l’essenza. Sapeva essere. Sapeva fare. Sapeva diventare. E lo faceva a modo suo.

L’ironia per Attard era come il sale, bastava dosarla a piccole dosi per insaporire ogni cosa, anche la più banale, la più insipida. Lui, da persona saggia e colta, la dosava sapientemente. Nessuno può negarlo. Sebbene Palermo fosse diventata la sua città di adozione, Attard non ha mai smesso di essere agrigentino. Di Agrigento e della sua provincia voleva sapere ogni cosa. Le sue curiosità non erano mai appagate. Si vedeva che amava profondamente la sua terra, il suo paese, Porto Empedocle.

Non ci vedevamo spesso, ma tutte le volte che lo incontravo mi tempestava di domande su ogni fatto accaduto nell’agrigentino, di cui sapeva sempre più di me avendo assunto puntuali informazioni dai giornali.

Era un medico che metteva allegria, che sdrammatizzava, che ironizzava su tutto. Era uno che correva, correva con la testa, con le parole, con i fatti. Andava a mille. Non si fermava mai. L’ho conosciuto come medico. È stato il mio medico per quindici anni. Lo sarebbe tuttora. Credo che per me rimarrà sempre tale.

Del medico, oltre l’indubbia competenza e professionalità, ho sempre apprezzato l’empatia, la delicatezza nel porgere anche le notizie non proprio belle. Sapeva sostenere, incoraggiare, aiutare, tranquillizzare.

Nel parlare della sua specialità, i tumori tiroidei, diceva sempre che non bisognava creare allarmismo, ma bisognava parlarne, fare sapere, informare. E lui lo faceva alla grande. Sempre calmo, pacato, chiaro. I suoi interventi erano efficaci, le sue interviste dirette, misurate. Non si faceva fatica a montarle, trascriverle, sintetizzarle. Attard sapeva il fatto suo.

Tumori tiroidei a parte, quando si parlava con il Dott. Attard si rideva. Si rideva di gusto. Era uno a cui non si poteva non voler bene anche se trenta secondi prima ti aveva bacchettato. Ricordo che una volta, prima di Natale, ci siamo incontrati per il mio solito controllo, e nel parlare dei dolci della nostra provincia non mi ero assolutamente risparmiata nell’elogiare i taralli di Racalmuto tanto cari anche ad Andrea Camilleri. Forse avrei fatto bene a starmi zitta, perché tre minuti dopo quando l’ago della bilancia spaccava i sessanta, Attard mi dice: “Valeria, lei i taralli di Racalmuto li deve regalare, non se li deve mangiare!” Ancora una volta abbiamo riso di cuore. Solo lui poteva sottolineare con tanta ironia i miei chili extra.

Marco Attard era così. Chi ha avuto il privilegio di conoscerlo non potrà mai dimenticarlo. Con lui se ne è andato, quel 13 marzo del 2017, un grande medico, un grande uomo. E per me, in quel tristissimo giorno, è crollato un pilastro della mia vita.

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Riceviamo, e pubblichiamo con molto piacere, dal Dott. Piernicola Garofalo

Gentilissima Valeria,

ho appena letto il suo appassionato e lucido cammeo giornalistico su Marco.

Come saprà noi colleghi ed amici da sempre (io, Gianluigi Savoia, ed Adele Maniglia) abbiamo dedicato ed intestato lo studio professionale comune, a Marco. Le aggiungo che in studio opera anche il figlio Andrea Attard attualmente endocrino-chirurgo presso il Giglio di Cefalù, dopo un lungo percorso formativo in Francia.

La ringrazio a nome di tutti e spero di poterla vedere da noi: mi farebbe molto piacere re-incontrarla.

Un cordiale saluto e buona giornata.

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