Fondato a Racalmuto nel 1980

Quel treno che unì Grotte a Sciacca

Storie Noi siciliani non siamo solo di un paese. Abbiamo radici ovunque

Sciacca, foto di Raimondo Moncada

Noi siciliani non siamo solo di un paese. Abbiamo radici ovunque, che vengono fuori anche dall’America, da altri stati dell’Europa, dove i nostri familiari sono emigrati e continuano a emigrare. Io, ad esempio, per parte paterna, ho il nonno di Agrigento e la nonna di Porto Empedocle; per parte materna, ho il nonno di Palma di Montechiaro e la nonna di Naro, con parenti – fratelli, nipoti, zii, cugini – sparsi in diverse parti della Sicilia, dell’Italia e del mondo, con una prima nave  carica di familiari partita per l’America agli inizi del Novecento per poi disperdersi con il tempo come il fumo del motore nell’aria.

La stessa trama la ritrovo, “para para”, in una telefonata con il mio amico Egidio Terrana, direttore di Malgradotutto. Parlando del più e del meno, di cose serie e di cose meno serie, Egidio mi accenna alle sue origini che conducono dritte a Sciacca, città che vivo da oltre due decenni e dove mi sono trasferito da Raffadali, paese dove mi sono sposato raggiungendolo per amore da Agrigento, mia città natia, di crescita e di formazione.

“Come, non lo sapevi?” mi domanda Egidio quasi incredulo.

No”, rispondo, cercando di pescare questo aspetto della sua vita e della vita della sua famiglia in una memoria che negli ultimi mesi fa i capricci.

E da lì parte il racconto di Egidio che è poi il racconto di tantissimi meridionali, pendolari per natura e migranti per destino. Anche la storia della famiglia di Egidio ha delle diramazioni che portano a emigrazioni in Sicilia e oltre l’isola, in altri continenti. Ma qual è l’origine saccense del mio amico Egidio?

Tutto parte – mi racconta – dalla nonna materna nativa di Sciacca (Bentivegna, questo il cognome), che si sposa con un maresciallo della Finanza originario della Calabria e in servizio a Mazara del Vallo (è scampato, a differenza della famiglia, al catastrofico terremoto di Messina-Reggio Calabria del 1908). Dal loro matrimonio, nasce Rosina, la mamma di Egidio: viene partorita a Mazara, ma cresce a Sciacca, città materna. Ed è a Sciacca che la signorina Secondini (questo il cognome) incontra Paolino, il papà di Egidio Terrana, non nativo di Sciacca ma di Grotte.

“Ma che ci faceva tuo padre a Sciacca?”

“Il capostazione”.

Per sette anni, il signor Terrana lavora in contrada Verdura, tra arance, fragoline e odore del mare, a dirigere la locale stazione, “molto trafficata”, lungo la ex linea ferroviaria Castelvetrano-Sciacca-Porto Empedocle.

“Siamo negli anni Trenta. Da Verdura, mio padre si sposta spesso e volentieri in città, a Sciacca, in treno, dove conosce mia madre. Si sposano l’8 ottobre del 1938. Dopo sette anni di servizio, papà viene trasferito alla stazione di Partanna e infine a Grotte dove nasco, cresco e metto radici. Ora…”.

Una vita legata al treno, al viaggio, ai continui spostamenti, alla vita in movimento, a un’esistenza che cambia come il tempo che scorre inesorabile e scrive storie. Come quella di tanti siciliani nati pure stranieri nel paese della loro Carta d’Identità (New York, Bruxelles, Bremen…) ma siciliani nel sangue e nel patrimonio genetico, originari di tanti altri paesi del Mediterraneo dove sono nati i loro nonni, i loro genitori, catapultati in altre terre, con una nave, con un treno, in cerca di fortuna o per ricongiungersi ad altri familiari o amici o vicini partiti anni e anni prima come a fare da apripista.

Storie, di una più grande storia, quella del Sud Italia, che in estate ritrova tanti suoi figli (o figli dei  suoi figli) in vacanza e in cerca della casa del nonno e della nonna e del cuore della famiglia, il luogo dove tutto è nato.

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