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La sua “firma” è collocata nel cuore di Favara

La città rende il suo tributo allo scultore Michele Giudice con una mostra delle sue opere. L’importante evento culturale è organizzato da Carmelo Nicotra in collaborazione con la Pro Loco Castello e con il patrocinio del Comune di Favara

Michele Giudice ( Foto di Danilo Sguali)

La sua mano ed il suo scalpello hanno dato forma a centinaia di opere di varie dimensioni facendo apprezzare la sua arte a largo raggio riscuotendo sempre positive critiche. E la sua “firma” è collocata nel cuore di Favara, al centro di Piazza Cavour, sul bassorilievo raffigurante lo stemma ufficiale della città.

E la città adesso è pronta per rendere il giusto tributo ospitando artista ed opere in una personale di scultura.

Michele Giudice, nella foto di Danilo Sguali, con “L’implosione delle forme” esporrà dal 21 aprile al 31 maggio al castello Chiaramonte sedici sculture in pietra alabastrino, realizzate dal 2010 al 2020.

Michele Giudice nel suo studio (Foto di Danilo Sguali)

L’importante evento culturale è organizzato da Carmelo Nicotra in collaborazione con la Pro Loco Castello e con il patrocinio del Comune di Favara.

“La mostra delle opere di Michele Giudice è il primo evento di elevato valore artistico-culturale – dicono il Sindaco Antonio Palumbo e l’assessore alla Cultura Antonio Liotta – che apre la serie di proposte che costituiranno il programma culturale che l’Amministrazione di Favara intende realizzare nel corso di questo anno per valorizzare Artisti di sicuro talento ma che spesso, purtroppo, vengono dimenticati”.

Le opere di Michele Giudice hanno un forte impatto visivo e simbolico e sono frutto di un intenso lavoro sperimentale che affronta temi legati alla famiglia, alla donna e alla mitologia.

Ritratto di Miche Giudice (Foto di Danilo Sguali)

“Il linguaggio espressivo delle sue opere è primordiale e, nel caso della pietra, si manifesta – dicono Carmelo Nicotra e Antonio Moscato, presidente della pro Loco – attraverso la materia pura, di cui egli esalta la bellezza intrinseca, sottolineandone le venature e la lucentezza e dunque la natura primigenia. La pietra di per sé porta a chiudere, ad assecondare l’implosione delle forme, proprio come fa Michele nelle sue opere”.

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