Fondato a Racalmuto nel 1980

Sarà triste non incontrarlo più tra le strade di Racalmuto. Addio a Padre Martorana

Non ce l’ha fatta. L’arciprete Don Diego Martorana è morto. Si era sentito male ieri mentre stava celebrando la messa per gli anziani della Casa di Riposo. Si è accasciato. Le sue condizioni erano apparse gravi sin da subito. E’ morto nella tarda mattinata. Ordinato sacerdote nel 1962, ha iniziato come vice parroco in Matrice. Fino al 1966 quando gli è stata affidata la parrocchia della Madonna del Carmelo. Arciprete dal 2008, ha dedicato la sua attività pastorale alle famiglie e ai giovani.

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Don Diego Martorana, l’ultima intervista al nostro giornale

Affido ai giovani la guida della comunità

Don Diego Martorana lo scorso mese di luglio (Foto Salvatore Picone)

Lascio la guida della comunità in mano ai giovani, ringraziando tutti per la vicinanza. Ho visto cambiare in sessant’anni questo paese, ho vissuto gli anni del cambiamento in mezzo ai giovani e a loro affido un nuovo corso della storia ecclesiale di Racalmuto”.

Così l’arciprete Don Diego Martorana ha salutato venti giorni fa, attraverso le Malgrado tutto web, la sua comunità. Era pronto per dedicarsi al meritato riposo, dopo quasi sessant’anni di attività pastorale a Racalmuto.

Lo abbiamo incontrato mentre definiva il riordino di carte e documenti pronti per lasciarli al nuovo parroco, Don Carmelo La Magra. Guardando i ritratti degli ultimi arcipreti del paese, Monsignor Giovanni Casuccio e Monsignor Alfonso Puma, ci ha ricordato gli anni in cui ha iniziato, proprio in Matrice, accanto a Casuccio: “Sono stato ordinato sacerdote il 24 aprile del 1962 e mi hanno dato subito l’incarico di vice parroco qui in Matrice. Con monsignor Casuccio, apparentemente rigido, siamo entrati subito in sintonia. Aveva le idee chiare del cambiamento che ci sarebbe stato da lì a poco non solo nella comunità, ma anche all’interno delle parrocchie. Era iniziato da poco il Concilio. Prima la parrocchia era il centro culturale e ricreativo. Rispetto ad oggi un altro mondo, ogni parrocchia era isolata, non c’era il senso di comunità. Ma non ho nostalgia del passato”.

Ricordava bene quando, nel 1966 – nel frattempo era stato nominato arciprete il giovane Don Alfonso Puma – gli affidarono la parrocchia della Madonna del Carmelo. Dove è rimasto fino al 2008. “Erano gli anni del boom economico, e ci fu una ventata di novità che dava stimoli particolari – ci ha detto Don Diego – . I giovani hanno cominciato ad essere presenti anche se gli spazi che avevamo erano piuttosto angusti. Non c’erano altre attrattive. Mi dedicai subito al coinvolgimento dei ragazzi, ogni mese facevamo gli incontri di quartiere. E poi, col passare degli anni, il risveglio sociale e culturale. Ricordo, per esempio, quando iniziammo con le Novene natalizie. Una tradizione che non si è più fermata da allora. Eravamo alla fine degli anni Settanta. Il paese iniziò a trasferirsi nella zona del Carmelo”.

Il paese si espande, sì. Il giovane Don Diego coglie la sfida del cambiamento. Attorno a lui nascono gruppi di preghiera, oratori, radio e giornali, scout, consulte giovanili. E’ il prete dei giovani, moderno e dinamico. Per tanti anni sarà così. Per questo alla fine degli anni Duemila si convince che quella zona nuova di Racalmuto – scelta politicamente discutibile oggi, quella di costruire dopo il ponte del Carmelo, che ha costretto i cittadini ad abbandonare le case del centro storico, oggi prevalentemente in abbandono – aveva bisogno di nuovi spazi e di una nuova chiesa. Nasce così il complesso parrocchiale di “Gesù Maestro” finanziato dalla Cei.

Ma il destino lo ha riportato dove tutto era iniziato. Quando è morto l’arciprete Puma, nel gennaio del 2008, è toccato a lui riaprire la Matrice chiusa da tanti anni per lavori di manutenzione e restauro. E lo ha fatto con lo stesso dinamismo, con lo stesso entusiasmo. “Bisognava ridare linfa al cuore del paese – ha detto – e la riapertura al culto della Matrice è stato senz’altro uno dei momenti felici che ricordo degli ultimi anni. Ci fu un entusiasmo straordinario, in venti giorni abbiamo riconsegnato la nostra bella chiesa Madre. Tutti a dare una mano, giovani e meno giovani. La riapertura coincise con l’unione pastorale delle due grandi parrocchie e quindi il distacco con la mia parrocchia del Carmelo è stato indolore”.

Ancora una sfida per l’arciprete Martorana, l’ultimo testimone di un’antica tradizione di sacerdoti racalmutesi: “Con l’unità tante barriere si sono superate, c’è quel senso di comunità che sicuramente vamigliorata. E’ toccato a me intraprendere questo nuovo percorso, avviarlo. Ma ora sono stanco. E’ giusto lasciare ai più giovani. Certo, rispetto a cinquant’anni fa anche Racalmuto, così come in tutt’Europa, la Comunità tende a mettere al centro l’Uomo e non Dio. I sacramenti vengono cercati per tradizione. Mi consola tuttavia sapere che ci sono cittadini, tanti giovani, che sono presenti, cristiani che prendono coscienza. Bisogna tornare tra la gente, nelle famiglie, in mezzo ai ragazzi. Le nuove tecnologie tendono ad isolarci, serve tornare a riunirsi, a discutere in comunità. Come dice Papa Francesco, la Chiesa deve essere in uscita altrimenti si ammala”.

Dalla scorsa estate mostrava i segni della stanchezza. Ma non si è fermato un momento. Avrebbe voluto continuare a mettere, anche se era da poco in pensione, la sua esperienza al servizio della comunità, dare una mano a Don Carmelo La Magra, a suo fratello, Don Angelo, parroco della chiesa del Carmelo, a Don Luigi Mattina. “Ho la certezza che questo paese – ha concluso – dimostrerà di essere all’altezza, che i nostri giovani parteciperanno al nuovo percorso della comunità”.

Con la sua scomparsa, la comunità perde un altro tassello della sua storia, un protagonista della vita del suo tempo. E sarà triste non incontrarlo più tra le strade di Racalmuto.

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Ai familiari e a tutta la comunità ecclesiale di Racalmuto le sentite condoglianze del nostro giornale

 

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