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Racalmuto, preghiere e campane per “unire” tutti

Un’Ave Maria ogni giorno intorno alle 21, due ore dopo il tramonto. I sacerdoti di Racalmuto invitano tutti i cittadini  ad essere Comunità restando a casa. E si rispolvera così un’antica tradizione legata alla Madonna del Monte, detta comunemente di li du’ uri

Il portone della Matrice di Racalmuto (foto S. Picone)

Chiese chiuse. Sembra un gioco di parole, ma non lo è. Lo ha disposto, anche nella diocesi di Agrigento, l’arcivescovo Montenegro. Porte chiuse per le parrocchie e tutti i luoghi di culto a causa della grave emergenza sanitaria che stiamo vivendo.

Ci sono luoghi, soprattutto nelle piccole comunità come Racalmuto, che trasmettono un forte senso di appartenenza. Alcuni di questi sono appunto le chiese. Ci passi due tre volte al giorno, vedi gente che entra ed esce, il prete davanti la porta, e ti senti tranquillo e, manzonianamente, sereno. Vedere oggi la porta chiusa della chiesa del Monte così come quella della Matrice dà quasi un senso di stordimento. Ma è questo il bisogno, per ora, ed è meglio così.

Don Diego Martorana e Don Luigi Mattina

E mi è venuta in mente un’antica tradizione legata alla Madonna del Monte tanto venerata dai Racalmutesi: quella comunemente detta “di li du’ uri” (delle due ore). Due ore dopo il tramonto suonavano le campane del santuario e ogni cittadino recitava una Salve Regina e un’Avemaria alla compatrona. “Sì, certo. C’era una lunga corda che dal campanile arrivava fino al balcone delle signorine Castronovo – mi dice al telefono Don Luigi Mattina, Rettore del Santuario del Monte – ogni giorno suonavano le campane dopo due ore dal tramonto, in questo periodo alle ore 21. Io ho poi predisposto il suono delle campane elettronicamente. E c’è ancora, soprattutto tra i più anziani e i fedeli della Confraternita, chi si ferma un attimo a pregare. Le campane non suonano mai per caso”.

Ne parlo, sempre a telefono, con l’arciprete Don Diego Martorana che sta organizzando una diretta per la messa domenicale, a porte chiuse, dal santuario del Monte. Don Diego in questi giorni è rimasto solo in Matrice, dove si conservano le Reliquie di Santa Rosalia: “Ne approfitto – mi dice monsignore – per mettere un po’ di ordine alle mie cose”.

E aggiunge: “Chiudiamo le chiese con la speranza di riaprirle al più presto – dice Padre Martorana – ma intanto dimostriamo di essere comunità restando a casa, com’è giusto che sia. Anche i giovani, avete tanto tempo per stare fuori. E allora invito tutti i Racalmutesi, anche quelli che vivono lontano dal nostro paese, a riunirsi davanti la sacra Immagine della nostra Madonna del Monte. Tutti assieme ogni giorno alle ore 21 recitiamo la Salve Regina e un’Ave Maria affinché la nostra Madre Santissima ci protegga da tutte le malattie del corpo e dell’anima”.

Don Diego sta pensando anche di estendere il suono delle campane delle ore 21, forse già da domani sera, nelle principali chiese. Un segno forte. Come nei Promessi sposi, un suono che richiama alla speranza di cambiamento offerto da tutti. Alle 21, due ore dopo il tramonto, dunque. La tradizione “di li du uri” si rispolvera a suon di campane. E ricorderemo così la rinascita di una tradizione e questi giorni di Comunità senza confini, a prescindere dal credo. Perché la Madonna del Monte unisce tutti, senza se e senza ma.

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