Fondato a Racalmuto nel 1980

Caro Babbo Natale, ho solo un desiderio: vorrei che i bambini imparassero a sognare

Lettera di una insegnante a Babbo Natale.

Valeria Iannuzzo

Caro Babbo Natale, ti scrivo. E certamente saprai che questa è la mia prima letterina. Sì, in quasi mezzo secolo di vita non ti avevo mai scritto. Perché? Quando ero piccola gli unici a portare i regali erano i morti. Un po’ macabra come idea, lo so. Ma andava bene lo stesso. Le mie prime bambole me le hanno portate loro. Poi, da grande, non mi ricordo bene quando, a Natale ho iniziato a fare una montagna di regali. Ne ho ricevuto molti meno e spesso erano anonimi pigiami. Quindi, come potrai ben capire, io alla magia del Natale ci ho presto rinunciato. E tutto questo per me potrebbe anche andare bene. Ci sta. La razionalità ad una certa età prende il sopravvento, cancella i sogni, sbiadisce i desideri.

Ma improvvisamente tutto è cambiato. In me si è riaccesa una lucina che mi dice, fioca fioca, che tu, in qualche modo, devi esistere. Che cosa mi ha fatto cambiare idea? Il cinismo. Sì, il cinismo dei bambini, che con aria di assoluta sufficienza affermano che tu, babbino caro, non esisti. No, che non credono in te, ma che non esisti proprio. In assoluto. “Io a San Nicola ci credo. Ci credo perché me lo hanno detto i miei genitori. A Babbo Natale no. Babbo Natale non esiste. E poi, io non voglio niente. Non desidero nulla”.

Dunque, riassumendo: per molti bambini non esisti, altri non hanno desideri. Capisci? I nostri bambini non hanno più desideri. Non vogliono nulla. Hanno tutto. La razionalità, la tecnologia, la logica hanno preso il sopravvento. E se fino a qualche anno fa i bambini per Natale chiedevano un tablet o uno smartphone, adesso non chiedono più nulla. Nothing. Nada. E allora, perché Babbo Natale dovrebbe esistere? Non ce n’è più bisogno. “Cinici ad otto anni” potrebbe essere il titolo di un’importante ricerca scientifica. Ma come hanno fatto a diventare tanto cinici così presto? Non ne sono certa, ma credo che un ruolo parecchio importante lo abbiamo giocato noi adulti, dispensando certezze, promuovendo logica e razionalità.

Tutto nel loro universo mondo sembra controllabile, prevedibile, programmabile, come la loro agenda giornaliera fatta di sport, musica, lezioni di lingue. I bambini non si fermano mai. Neanche per mangiare. Spesso mangiano in macchina tra un impegno e l’altro. E se hanno un attimo di pausa si rilassano con il telefono, chattando con i compagni. Non sanno ancora allacciarsi le scarpe, ma sanno archiviare una conversazione in chat. Non si rifanno il letto, ma fanno il back up dei dati. Non si lavano da soli, ma scaricano applicazioni. Non hanno tempo per giocare. Anzi non sanno giocare. Non glielo abbiamo insegnato. Abbiamo avuto fretta di farli crescere, narcotizzando i loro bisogni di affetto con montagne di regali inutili e costosi. Abbiamo esaltato il loro egocentrismo sino a farlo diventare autoreferenzialismo. La sana competitività si è trasformata in invidia bella e buona. Abbiamo fatto proprio un bel lavoro! Dovremmo esserne proprio orgogliosi! Chi di loro potrebbe credere a Babbo Natale?

Bene, siamo a Natale. Dovremmo fermarci. Riparare ai danni del passato mi sembra piuttosto difficile. Questo, però, non vuol dire che qualcosa non si possa fare. E se la migliore forma di educazione è il buon esempio, allora Babbino Caro, io ti scrivo. Non ti chiedo regali. Mi basterebbe la salute. Non voglio fama e successo, so che non danno la felicità.

Ho solo un desiderio. Uno. Grande. Immenso. Vorrei che tutti i bambini imparassero a sognare. Sognare ad occhi aperti. Vorrei che la loro fantasia superasse la dura verità. Vorrei che allentassero il controllo. Perché tu lo sai! Nella vita nulla è realmente controllabile. E alla fine, mentre ci affanniamo, nel tentativo di raggiungere la perfezione, sopprimendo emozioni e desideri, la vita improvvisamente ci sfugge, lasciandoci con le mani vuote.

Allora, caro Babbo Natale, per questo Natale fammi questo regalo. Restituisci ai bambini la voglia di sognare, e cullandoli dolcemente falli immergere nella magia del vero Natale.

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Valeria Iannuzzo, giornalista pubblicista, è docente di Inglese nella Scuola Primaria.

 

 

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