Vorrei che il futuro tornasse a far mostra di sé

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Buon 2015.

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Vorrei che il futuro tornasse a far mostra di sé. Un futuro, quella cosa che non c’è perché non è ancora avvenuta ma che ci aiuta a vivere sapendo che quel che si fa oggi non lo si fa soltanto per rimediare a un guaio di ieri, ma anche per realizzare la speranza di domani.

Vorrei che risorgesse la scuola buona. L’insegnante Ilaria Bellitti, aggredita dal padre perché aveva sequestrato il cellulare alla figlia, nella sua intervista si preoccupava più della situazione della scuola che non del piede gonfio. La sua collega Federica Ricasoli ha chiesto a Babbo Natale nell’ironica, ma anche triste lettera pubblicata sul Tirreno venerdì scorso, prima ancora che il rinnovo del contratto, a cui peraltro di certo tiene, una scuola dove i gessetti scrivano sulle lavagne, dove i bagni siano decenti, dove i banchi non siano disparati, dove le mura non siano scrostrate. Una scuola decente, unica via affinché i nostri ragazzi non diventino carne da macello cioè masse da manovra al comando di speculatori e criminali più o meno riconosciuti legalmente e politicamente e possano prendere sul serio il senso dell’apprendimento come acquisizione della propria autonomia (quella vera) e come consapevolezza dell’importanza della cooperazione, della solidarietà, dello stare insieme non come in una folla, stretti e vicini mentre annegano nella solitudine, bensì come in un gioco di cui fanno volontariamente le regole e liberamente si danno i loro limiti. Una scuola insomma che formi, meglio se insieme ai genitori, ma anche contro quelli che regalano cellulari per togliersi di torno i figli con la scusa che tanto sono sempre raggiungibili via telefono (e infatti i figli spesso non rispondono o comunicano via WhatsApp o messaggi) e poi si arrabbiano se a scuola gli insegnanti glieli sequestrano.
Vorrei che ritornasse la medicina territoriale anche se siamo al top in fatto di assistenza sanitaria e me ne complimento. Ma ridateci la guardia medica nei quartieri! Sarebbe un grande filtro ed eviterebbe il perenne, affollato coacervo di umanità e disumanità dei pronto soccorso. Sul piano umano, la centralizzazione e il gigantismo dei servizi non è un bene. Che lo sia sul piano medico è tutto da vedere. Persone ammassate dentro il pronto soccorso in attese infinite, con il loro colore di priorità, tutto questo è già una sofferenza che si aggiunge all’emergenza.

Vorrei che il lavoro non cessasse di assomigliare a una specie di isola che non c’è, quella di Peter Pan, ma in versione horror. I ragazzi né né (né lavoro né studio) aumentano e quando passano troppo tempo senza essere attivi, senza sicurezza, senza domani, alla fine raggiungono una soglia rispetto alla quale rischiano di non tornare più indietro. L’isola che non c’è si trasforma nel girovagare vacuo e senza scopo di zombie dentro un supermercato-lager come nel vecchio film di Carpenter.

Vorrei che Milano Expo 2015, Venezia Muse, Roma Capitale non si fossero già estese in tutto il territorio. Quando il giocatore Daniele De Rossi telefona a De Carlo per risolvere una rissa o il cantante Gigi D’Alessio gli si rivolge per recuperare un furto, è allora che si rivela il vero segno della mafia, cioè quando emerge, e non certo all’improvviso, un uomo che, agli occhi di chi lo cerca, può risolvere i problemi al di fuori e al di sopra della legge. Non siamo arrivati a questo in Toscana, vero? Ditemi che è così, vi prego!

Vorrei che tutti noi ritrovassimo lo spazio mentale per poter guardare al futuro, mentre stiamo giocando con i nostri bambini.
Vorrei respirare dell’ossigeno contro l’a sfissia delle molte chiacchere, dei troppi facebook e twitter, del molto fumo e del poco arrosto.
Vorrei che la proporzione tra il fumo e l’arrosto l’anno prossimo si invertisse.

Buon 2015!

 

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