“Voglio diventare donatrice. Molte persone hanno bisogno del nostro aiuto”

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Grotte, Damiana Morreale, studentessa del Roncalli, vince il Premio “Nicolas Green”  

Damiana Morreale

Il Premio “Nicolas Green”, dopo ventuno anni, ritorna a Grotte, questa volta non per essere celebrato come avvenne nel 1998, ma per essere consegnato nelle mani di Damiana Morreale, la studentessa del “Roncalli” che lo scorso anno scolastico ha partecipato insieme alla sua classe al concorso dedicato al piccolo Nicolas.

Istituito nel 1995, con legge regionale n. 15, sette anni dopo la morte del piccolo statunitense vittima di una sparatoria sull’autostrada Salerno Reggio Calabria, il premio rivolto a tutti gli studenti di ogni ordine e grado, per questa edizione, ha visto la designazione di sette vincitori: Damiana Morreale del “Roncalli di Grotte, Giulia Roberti del “Marconi” di Licata e Aurora Patito  dello “Sciascia” di Racalmuto per la scuola primaria; Veronica Lo Vetere del “Don Bosco” di Ribera, Emanuela Zarbo del “Marconi” di Licata e Luca Cuscio del “Montalcini” di Agrigento per la scuola secondaria di primo grado; Fabiana Valenza del “Livatino” di Ravanusa per la scuola secondaria.

Alla studentessa del “Roncalli” di Grotte è andato il premio per la prova scritta sezione scuola primaria. Le premesse per aggiudicarselo si erano intraviste, perché Damiana dopo l’incontro con i volontari dell’AIDO, lo scorso aprile, aveva scritto: “Sono uscita dall’incontro con la certezza che quando raggiungerò la maggiore età mi iscriverò all’AIDO. Voglio diventare una donatrice. Sono certa che molte persone hanno bisogno dell’aiuto degli altri per continuare a vivere. E io ci voglio provare”.

Ma nel suo elaborato Damiana non si limita a parlare solo di donazione, dell’importanza del dono, si spinge oltre raccontando una storia a lei familiare, quella del suo “pipino”, Mimmo Butera, che all’età di ventiquattro anni, nel lontano 1991, ha subito il trapianto di un rene. Oggi grazie a quel dono il suo dottore Butera è marito, padre di una bellissima bambina, professionista serio e scrupoloso, amante della cultura e “divoratore” di libri.

Nel suo elaborato, dunque, gli ingredienti c’erano tutti e, forse, proprio per questo la commissione ha deciso di attribuirle il premio.

Questa mattina, così, insieme ad altri sei studenti della provincia, Damiana ha raggiunto l’aula magna dell’Ufficio V A.T.P. di Agrigento per ritirare il suo premio, un premio che la bambina ha dedicato interamente alla sua maestra Giuseppina Valenza. Ad accompagnarla, oltre ai suoi genitori, anche il preside del “Roncalli” di Grotte Emanuele Giordano.

Da sinistra: il preside Emanuele Giordano, Damiana e Fabio Zarbo, componente della giuria

Il preside nel suo breve intervento, rivolgendosi ai genitori della piccola Sofia, la sedicenne che nell’agosto del 2018 ha perso la vita in un incidente stradale a Favara, divenuti forti sostenitori della donazione e soci AIDO, dice: “Voglio ringraziare i genitori di Sofia perché le parole muovono, ma gli esempi trascinano. Loro sono una testimonianza viva di come si ci debba rapportare con la realtà, una realtà fatta di donazione incarnata e non detta, non fatta di parole ma concretizzata con i fatti. Questo credo che sia un esempio lodevole, perché mettere in moto questi esempi di vita sia più importante di mille parole”. Ed è proprio questo che i coniugi Tedesco fanno quotidianamente. Con grande impegno e sacrificio promuovono per le piazze della nostra provincia, nelle scuole di ogni ordine e grado, in ogni luogo possibile la cultura del dono.

La loro è una testimonianza viva, che arriva al cuore, intrisa di lacrime ed emozioni. “Non è assolutamente facile fare una scelta simile. – dice la mamma di Sofia- Per noi non lo è stato. Per noi è stato come essere investiti da una tempesta. Nel momento in cui è successo, nel momento in cui ce lo hanno chiesto credo che sia stata nostra figlia a darci questa forza. Ciò che ci ha spinti a donare non è stata l’idea di salvare subito, nell’immediato, vite. Ci siamo detti che le nostre lacrime, il nostro dolore legati alla perdita della nostra bambina avrebbero portato la gioia ad altri genitori. E così è stato. Gli organi di Sofia hanno salvato molte vite, anche quella di un bimbo di appena un mese”.

Tutti i premiati

Alla fine della cerimonia di premiazione i coniugi Tedesco hanno lanciato un appello a tutti i presenti, chiedendo a ciascuno di diventare donatore e di diffondere la cultura della donazione che passa attraverso una corretta informazione. “L’espianto degli organi – ribadisce la mamma di Sofia- avviene solo dopo la morte cerebrale e dopo una serie accurata di accertamenti. L’équipe che procede all’espianto lo fa solo quando ogni tentativo di cure è fallito e la morte è certa. Non date credito a quanto si legge sul web, si tratta di fake news”.

 

 

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