Violenza sulle donne, una lunga storia di diritti negati

di | 25 Nov 21

Abusi e soprusi si consumano, spesso nell’indifferenza generale, in ogni parte del mondo, senza che il problema venga adeguatamente affrontato.

Panchina rossa

Delle 500.000 donne che ogni anno muoiono nel mondo per cause legate alla gravidanza ed al parto, moltissime sono bambine o appena adolescenti. Le conseguenze sono pesanti, comunque, per le ragazzine, anche al di là del rischio sanitario. Soprattutto in quei paesi come gran parte dell’America Latina, dove il tradizionale maschilismo rende estremamente fragili le famiglie e le stesse coppie, lasciando il peso dei figli e del loro mantenimento tutto sulle spalle delle donne.

Troppo grandi per giocare, troppo piccole per essere madri, queste adolescenti sono in gran parte condannate ad abbandonare la scuola e a condurre una vita difficile, fatta di lavori precari ed ancor più precaria vita familiare.

Il problema dei matrimoni e delle gravidanze precoci ha dimensioni mondiali: se in Asia in media il 18% delle ragazze sotto i 15 anni è già sposato, la percentuale è di poco inferiore in Africa, il 16%, e rimane relativamente elevata in America Latina, appena l’8%. E le ragazze tra i 15 ed i 19 anni hanno una probabilità doppia di morire per cause legate al parto rispetto alla fascia d’età appena superiore; per le piccole al di sotto dei 15 anni, la probabilità di morte è quintupla.

E’ questo uno dei tanti aspetti dei diritti negati alle donne per le quali le cifre e le problematiche dimostrano che c’è ancora molto da fare per avanzare sulla strada dello sviluppo  e della piena realizzazione futura della Persona – Donna.

La ricorrenza del 25 novembre della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro la Donna” continua a constatare, purtroppo, come la povertà femminile sia in aumento, la discriminazione sia tuttora fortissima, i concetti ed i modelli siano rimasti ancorati a vecchi schemi. Continua a registrare come la discriminazione e la violenza che colpiscono nel mondo donne e bambine sia ancora tanta, sia nel mondo ricco, che in quello in via di sviluppo, e ciò nonostante le condizioni delle donne in molti luoghi siano effettivamente migliorate. Continua a constatare come in molti paesi ancora la donna riceve i salari più bassi, deve rimanere sotto il dominio e gli ordini di altri ed è costretta a coprire tutto il corpo per non essere punita. Continua a registrare situazioni di forte degrado della condizione della donna.

Sono milioni le donne in schiavitù e milioni gli aguzzini che li tengono in schiavitù.  Schiave in casa, schiave sul lavoro, schiave sulla strada, donne oggetto, donne usa e getta, senza rispetto di diritti e di valori, senza garanzie di libertà. Abusi, soprusi, violenze, sulle donne si consumano, spesso nell’indifferenza generale, in ogni parte del mondo, senza che il problema venga adeguatamente affrontato ed avviato a soluzione. Il rispetto della dignità della donna però rimane la condizione fondamentale per il riconoscimento e la realizzazione della parità  effettiva della donna con l’uomo, perché ogni donna, in quanto persona, nasce con una dignità che le appartiene pienamente e che non può, per nessuna ragione, esserle tolta.

Libertà, rispetto, uguaglianza non sono valori ancora affermati ovunque e non lo sono in particolare per tutte le donne. E la globalizzazione di certo non si preoccupa di rispettarli appieno e di imporli come valori umani. In un mondo dove solo l’1% delle donne occupa alte cariche istituzionali e dove ogni istante una donna viene violentata o sottoposta a mutilazione non deve sembrare assurdo parlare di diritto all’autodeterminazione da parte delle donne per potere dimostrare e mettere alla prova il proprio ruolo storico.

Non bisogna dimenticare che il problema si pone tra i più drammatici e tra i più urgenti di intervento e su scala mondiale. Si pensi alla condizione femminile in Asia, in America latina, in Africa, ma anche negli Stati Uniti ed in Europa: Bosnia, Kossovo, Albania, Cecenia, paesi dove quei valori vengono gravemente calpestati e quella dignità offesa. Si pensi che, secondo la Banca Mondiale , almeno il 20% delle donne in tutto il mondo, ma il dato non rispecchia pare la effettiva realtà del problema, ha subito e subisce abusi fisici e sessuali; che negli Stati Uniti d’America si registrano ogni anno 750.000 violenze sessuali e di altro tipo; che in India si stima che il 40% delle donne  sposate sono prese a calci o violentate dai loro maschi per il modo di cucinare, di vestire, o per mera gelosia; che  milioni di donne nel mondo considerano il luogo domestico un luogo di terrore più che un nido d’amore; che la tortura sulle donne è ancora inserita in una cultura globale che nega pari opportunità fra donne ed uomini e legittima la violenta appropriazione del corpo delle donne per gratificazione individuale o per scopi politici; che in molti paesi donne, anche in tenera età, subiscono torture e maltrattamenti a seguito di matrimoni forzatamente imposti dai loro genitori; che in paesi come la Turchia, l’Iraq e la Giordania, ma anche africani ed asiatici,  donne e ragazze di ogni età sono torturate ed anche uccise per i così detti crimini d’onore”, ossia  perché hanno semplicemente parlato con vicini di casa di sesso maschile o avuto rapporti sessuali al di fuori del matrimonio.

Eduardo Terrana

Ed ancora si pensi: che le donne sono frequentemente scelte come oggetto di tortura, incluso lo stupro, nei conflitti armati; che in molti paesi le donne possono ancora essere comprate e vendute e che tale traffico rappresenta, dopo la droga ed il traffico d’armi, la terza fonte di guadagno per le organizzazioni criminali internazionali; che in molti paesi dell’Africa e dell’Asia meridionale la pratica delle mutilazioni genitali costituisce ancora per le donne una tortura imposta dalle tradizioni; che in Afghanistan il burqa costituisce strumento di negazione dell’immagine e dell’identità dell’essere donna; che la violenza contro le donne viene ancora largamente praticata per motivi di varia natura: razziali, etnici, sessuali, sociali, di classe e di età.

La discriminazione nei confronti delle donne spesso si traduce in vera e propria eliminazione fisica; mancano all’appello 100 milioni di donne nel mondo fra Asia, Nord- Africa e Medio oriente. Secondo le statistiche del “ Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo” sono donne:  il 70% dei poveri ed i 2/3 degli analfabeti nel mondo: il 34% donne, il 19% uomini, i bambini a scuola sono più delle bambine.

In molti paesi asiatici le donne subiscono inoltre pesanti discriminazioni dettate dalla religione islamica: milioni di donne dei paesi mussulmani sono costrette a vivere segregate nelle loro case, espulse dagli impieghi pubblici e spesso escluse dai più elementari diritti come il diritto all’istruzione o alla salute.

La discriminazione più grave contro le donne si è avuta con i Talebani in Afghanistan: le donne erano tenute lontane dal lavoro e le scuole femminili venivano chiuse. E il dopo non registra cambiamento alcuno. Inoltre le donne, oltre ad aver perso il diritto all’istruzione ed al lavoro, quando si ammalano rischiano di morire per mancanza di assistenza perché non possono essere visitate dai medici di sesso maschile e quelli di sesso femminile non possono esercitare la professione.

Tutto ciò se da un lato non esaurisce la casistica della violenza sulle donne dall’altro mette drammaticamente a nudo che resta ancora non attuato: il pieno rispetto e la piena realizzazione della donna, nella sua persona, nella sua dignità, nella sua specificità di essere donna.

 

                                                                                                   

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