“Vincenzo Terrana è degno figlio di questa terra”

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La lettera. Salvatore Filippo Vitello, Procuratore della Repubblica di Siena, originario di Grotte, affida al nostro giornale una significativa testimonianza sul medico che per diversi anni ha diretto il reparto di Padiatria dell’Ospedale di Agrigento. “Vincenzo non era un burocrate della medicina. La medicina era uno strumento che conosceva in modo straordinario per aiutare gli altri”.

Salvatore Filippo Vitello

Caro Direttore, caro Egidio,

Ho letto con commozione lo stralcio del libro di Agostino Spataro, dedicato a Vincenzo Terrana. Come immagino saprai Vincenzo era cugino primo di mia mamma. Mia nonna era infatti una Terrana. Sin da bambino ho chiamato Vincenzo zio, perché tale era considerato a casa nostra. Ci era infatti vicino come può esserlo uno zio diretto. I rapporti erano strettissimi.  Nel corso della mia crescita lui e la moglie Tina Smiroldo, di recente scomparsa, sono stati dei punti di riferimento.

La cosa più bella erano gli incontri di Natale e Pasqua. Le famiglie si incontravano e vi era uno scambio di affetti sincero ed autentico. Con Vincenzo si parlava della scuola e dei progetti futuri. Dei problemi incontrati per i quali lui era sempre  pronto a fare da sponda per la loro soluzione, per consentire a me ed ai miei fratelli di andare avanti senza ostacoli.

Non era solo un fatto di parentela, Vincenzo era così di natura. La sua  indole era proiettata al bene., in questo assecondato da una donna straordinaria, che era la moglie Tina. Devo dire una coppia stupenda e una straordinari famiglia con le figlie Nella e Mariella e poi con i nipoti, verso cui Vincenzo aveva un trasporto straordinario. Ma sarebbe riduttivo parlare di Vincenzo solo sul piano degli affetti familiari, perché gli era sì marito, padre, zio e tanto altro. Ma era soprattutto un medico-pediatra.

Quella di medico e di medico dei bambini per Vincenzo era una vera e propria vocazione. L’anteponeva a tutto. Un giorno, trovandomi a casa sua, invitato a pranzo, ricordo la sua enorme preoccupazione perché nel reparto di pediatria dell’ospedale S. Giovanni di Dio, di cui era primario, vi era ricoverata una bambina, di cui non si riusciva a diagnosticare la patologia.  Era totalmente preso dalla necessità di risolvere quel caso perché egli. Viveva  la sua professione come servizio. Un servizio coerente con la sua vocazione umanitaria.

Vincenzo non era un burocrate della medicina. La medicina era uno strumento che conosceva in modo straordinario che utilizzava per vivere godendo anche di un certo benessere ma che poneva a servizio degli altri. Vincenzo era primario ospedaliero ma non aveva nessuna supponenza, stava al capezzale dei suoi malati che rispettava allo stesso modo senza alcuna distinzione. Aveva anche uno studio privato ad Agrigento ed era diventato un affermatissimo pediatra perché sorretto da un sapere e da una esperienza entrambi di prim’ordine. Nonostante ciò non si è mai allontanato dalle sue origini e da una particolare attenzione per Grotte ed i suoi abitanti.

Vincenzo è stato pediatra quando il paese di Grotte aveva un tasso di povertà elevato. A quell’epoca Andare da un professionista di Agrigento era possibile a pochi. Egli però riceveva tanti genitori con bambini grottesi, li riceveva anche senza appuntamento, perché non poteva mandarli indietro, li accoglieva con amicizia e li rassicurava sulla salute del figlio, rinunciando a qualsiasi onorario. Lo faceva non per campanilismo ma perché aveva la piena consapevolezza del bisogno di quella gente  alla quale esprimeva la sua solidarietà di uomo ponendo la medicina a loro servizio. La sollecitudine di Vincenzo verso gli umili rifletta a la sua totale ostilità verso le diseguaglianze. La direttrice principale del suo pensiero e del suo agire era il rispetto della dignità umana che lo portava ad avere attenzione per le fasce deboli, con le quali riusciva a rapportarsi in modo naturale.

Nel libro Agostino Spataro indica questo tratto del modo di essere di Vincenzo quale coerenza di un vero comunista. Si Vincenzo credeva nel comunismo quale ideale per la tutela della dignità di ogni persona. La persona era al centro della vita di Vincenzo: nella famiglia come nella professione. Il suo stile di vita, le sue occupazioni e preoccupazioni non si allontanavano mai da questo orizzonte. Vincenzo non viveva isolato rispetto al mondo circostante. Era presente nelle situazioni politiche, sociali e culturali dell’agrigentino ma non per coltivare posizioni di potere (per la verità era estraneo a quelle logiche) ma per essere utile.

Ricordo in un convegno sulla prevenzione di patologie pediatriche a Grotte, al Cinema Marconi, come si animava nel sostenere la necessità di una adeguata educazione sanitaria e lo faceva certamente come medico ma anche come grottese perché  voleva che migliorasse la qualità della vita del suo paese. I grottesi  ( ma non solo) lo stimavano tantissimo. Quando tornava a Grotte a Natale e a Pasqua, appena usciva dalla casa dei genitori di viale della Vittoria era un continuo incontrare e salutare persone. Si fermava con tutti ed a tutti rivolgeva una parola positiva.

Vincenzo Terrana

È’ evidente che tutto questa sua umanità scaturiva da una grande forza interiore e da un ideale di vita che superava la logica dell’interesse. Io credo che a Vincenzo non servisse l’etichetta di cristiano, egli lo era dentro. La moglie sulla sua lapide ha infatti scritto la famosa frase kantiana: che recita l’explicit della Critica della ragion pratica:il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me. »

   
 

Per Vincenzo il problema non era essere o meno cristiano. Credeva nel comunismo non come atteggiamento o posa o modo di parlare, bensì come fatto interiore perchè era spinto nella solidarietà per gli altri da una mentalità, da una volontà e da una coscienza che lo legavano agli umili ed a quelli che avevano bisogno. Viveva un’autenticità interiore che gli dava una serenità di fondo che esprimeva con un sorriso coinvolgente.

A Vincenzo nessuno ha regalato niente. È diventato un affermato professionista grazie ai suoi studi, al suo impegno ed al suo sacrificio. Amava la sua terra ed il suo paese. Poteva rimanere a Pisa dove si era specializzato e gli fu aperta da un grande luminare dell’epoca, suo professore, la porta per la carriera universitaria, era un giovane di talento. Ma preferì ritornare a Grotte per poi stabilizzarsi ad Agrigento.

Vincenzo Terrana è degno figlio di questa terra.  Mi piacerebbe che il Comune di Grotte,  lo ricordasse per la sua testimonianza di vita semplice e di dedizione agli altri, a quei bambini che sono stati la sua ragione di vita. Sarebbe anche un modo per indicare ai giovani percorsi vita che si sono sviluppati lungo un ideale che ha guidato la vita è l’umanità di tante persone per bene.

Ecco perché caro Direttore ho voluto associare alla testimonianza di SPADARO anche la mia: certamente interessata, per la vicinanza che ci legava e per l’affetto che mi ha donato. Per questo mi unisco alle figlie di Vincenzo nel ringraziare sia Agostino Spataro per quella splendida pagina su Vincenzo, e sia Malgrado tutto e la sua redazione per averla pubblicata.

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Caro Procuratore, grazie per questo tuo contributo, che continua a dimostrare ancora una volta quanto tu sia legato al tuo paese e agli affetti che ti sono particolarmente cari. Qualche giorno fa, la signora Nella, una delle due figlie del dott. Vincenzo Terrana, mi ha comunicato che il Comune di Grotte intitolerà a suo padre l’asilo nido. Decisione che io non conoscevo e che, ovviamente, ho appreso, e so che sarà cosi anche per te, con immenso piacere. (E.T.)

 

 

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3 Responses to “Vincenzo Terrana è degno figlio di questa terra”

  1. Agostino Spataro Rispondi

    11/02/2017 a 22:56

    Caro Direttore, desidero ringraziare il dott. Vitello (che saluto anche se non ho il piacere di conoscerlo) per le bellissime parole con le quali ha ricordato, a noi tutti, un aspetto della vita relazionale del dott. Vincenzo Terrana. Un’integrazione necessaria che rende più completa la mia, breve descrizione. Il compagno Vinceno Terrana merita questo e altro, non a caso ho assunto la sua personalità, la sua dedizione all’infanzia come esempio concreto e genuino di umanità del Partito e di umanità tout-court. Per quanto riguarda la titolazione dell’asilo nido al dott. Vincenzo Terrana, mi pare di aver letto una delibera, già adottata in tal senso dalla Giunta comunale di Grotte, con una encomiabile motivazione del sindaco. Con più cordiali saluti

  2. enzo sardo Rispondi

    12/02/2017 a 10:16

    Gli uomini virtuosi creano processi virtuosi e diventano modelli di vita da imitare. Il medico Vincenzo terrana conosceva benissimo il suo ruolo di medico e la splendida funzione della solidarieta’ che lui applicava con gioia. A lui in cielo e alla sua famiglia in terra il riconoscimento e la stima del movimento cristiano lavoratori della provincia di Agrigento che ho l’onore di presiedere. Enzo sardoeeeeee

  3. giuseppe Carlisi Rispondi

    22/11/2019 a 14:54

    Mi onoro di essere stato battezzato dal Dott. Vincenzo Terrana a Grotte nel 1953, peraltro, era cugino di mio padre.
    Ricordo che da piccolo mia madre mi portava da lui per la visita pediatrica.

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