“Vi racconto mio padre, Franco Franchi”

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Nostra intervista a Massimo Benenato, figlio di Francesco, in arte Franco Franchi. “Più che ricordarlo, lo tengo vivo nel presente, parlandoci ogni giorno con la certezza che mi ascolti”

Massimo Benenato

Massimo Benenato, 50 anni, è il figlio di Francesco Benenato, in arte Franco Franchi. Massimo è un musicista che suona la chitarra classica, dipinge e scolpisce. Per molto tempo ha fatto il libraio in un quartiere di Roma. Ha scritto e pubblicato alcuni libri, tra i quali “Geremia Fiore e il libro di Oberon”. Di recente ha pubblicato un altro romanzo dal titolo “Sotto le stelle di Roma”, edito da Spazio Cultura, che è stato accolto con grande interesse dal pubblico e dalla critica. La sua più grande passione è quella di fare lo scrittore. In questa intervista racconta il padre con poesia e tenerezza, facendoci conoscere molti aspetti inediti.

Come ricordi  tuo padre?

Più che ricordarlo, lo tengo vivo nel presente, parlandoci ogni giorno con la certezza che mi ascolti. I ricordi, per quanto belli, creano inevitabilmente distanza e io papà lo sento sempre vicino. Certo, mi manca la sua presenza fisica, il calore dei suoi abbracci, ma l’importante è che dal mio cuore non si sia mai allontanato.

Franco Franchi con il figlio Massimo al pianoforte

Tuo padre apparteneva ad una famiglia molto numerosa era il quartogenito di 18 figli, nella sua biografia si racconta che ha lavorato sin da bambino come muratore, faceva icone sacre per la strada, aiutava in pasticceria e svolgeva altri lavori…

Su quanti fossero realmente i fratelli non ne siamo mai venuti a capo. Personalmente ne ho conosciuti sei, ma di sicuro erano molti di più. Da ragazzo, oltre ad esibirsi nelle piazze, so che ha fatto il panettiere, il pasticcere, il facchino, il madonnaro e che lo chiamavano spesso per eseguire serenate. La famiglia era molto povera ed essendo il padre in cerca di fortuna nel continente e lui il maggiore dei maschi, faceva di tutto per portare a casa il necessario per andare avanti.

Come era Franco in famiglia, fuori dal set?

A casa papà era più serio, anche se la sua indole allegra lo portava ad essere giocoso e divertente. Con noi si comportava da amico e, avendo una mentalità molto aperta, si poteva parlare di tutto. Ovviamente, quando era necessario, diventava un padre severo e non si faceva problemi a metterci prontamente in riga: bastava un suo sguardo per paralizzarci all’istante. Aveva una grande passione per le parole crociate e spesso ci sfidavamo a chi finiva per primo lo stesso cruciverba. Scriveva molto, specialmente la notte, inventando barzellette e gag che poi portava in scena con Ciccio Ingrassia. Coltivava molti interessi, tra cui l’astronomia: a casa ho ancora tutti i suoi libri, enormi volumi su galassie e stelle in cui si immergeva per ore. Ne era talmente affascinato che si comprò un binocolo potentissimo per osservarle da vicino nelle notti d’estate. Amava dipingere con i colori a olio, usando i polpastrelli delle mani come pennelli. Insomma, era uno dalla grande creatività che difficilmente si annoiava.

Franco Franchi

Con orgoglio diceva che la sua scuola di recitazione è stata quella della strada…

Papà artista nasce in strada con la famosa posteggia, ovvero il posto dove si radunavano tutti gli artisti che, non avendo la possibilità di esprimere le loro qualità in un teatro, volevano comunque fare spettacolo. Fin da piccolo si esibiva nelle piazze, prima come saltimbanco, facendo addirittura l’equilibrista, poi come cantante, musicista e comico, proponendo tante imitazioni tra cui quelle di Totò, Jerry Lewis, Mussolini e Adolf Hitler. La scuola della strada è stata fondamentale per la sua capacità di improvvisazione, dote in cui ritengo fosse insuperabile.

Una delle cose che più colpiva nei suoi film era l’improvvisazione

L’improvvisazione era la sua dote migliore e Ciccio riusciva a stargli dietro con altrettanta bravura. Una volta, in Sicilia, lo accompagnai ad una festa comunale dove aveva promesso che sarebbe passato per un saluto. Trovammo ad aspettarlo migliaia di persone e lui, per non deluderli, inscenò uno spettacolo dal nulla, rimanendo sul palco per quasi due ore, riscuotendo un successo incredibile. Guardando tanti suoi film con il copione in mano, si nota sin dalle prime battute che lo scritto non corrisponde al recitato, risultando palesemente più ampio e divertente.

Domenico Modugno ha lanciato Franco nel film Appuntamento ad Ischia, diretto dal regista Mario Mattioli, ma ancor prima l’aveva notato all’esterno del Teatro Massimo con il suo spettacolo. Ti ha mai parlato dei suoi inizi?

La loro prima apparizione cinematografica fu in Appuntamento ad Ischia, grazie al regista Mario Mattioli e a Domenico Modugno che, avendoli visti all’opera nell’avanspettacolo e riscontrandone il successo, si affrettò a metterli sotto contratto.

Molti film erano le parodie di altri film celebri:  L’Esorciccio, Il bello il brutto e il cretino, i due vigili, Brutti di notte…

Le parodie furono il loro cavallo di battaglia, rielaborazioni di film che permettevano di sviscerare ogni argomento in chiave comica e dissacratoria, esaltando le caratteristiche recitative della coppia. In alcuni casi riuscirono a fare anche meglio dell’originale, come in “Ultimo tango a Zagarol”, pellicola considerata oggi un cult da conservare tra i capolavori del cinema mondiale. In un’intervista, lo stesso Bertolucci ammise di non averlo mai visto perché gli avevano assicurato che fosse più bello del suo “Ultimo tango a Parigi”: una bella soddisfazione!

Quando e come avviene l’incontro con Ciccio Ingrassia?

Ciccio andava spesso a vedere papà nelle piazze e volendo partecipare a una serata a coppie a Castelvetrano, decise di proporglielo. Papà accettò e da quel momento nacque un sodalizio durato quarant’anni.

Che cosa non hanno capito i critici della grande Arte di tuo padre e di Igrassia che consideravano il loro Cinema minore?

I critici non hanno capito le capacità mimiche e recitative di un attore che, oltre il comico, poteva sostenere tranquillamente qualunque altro ruolo, compresi quelli drammatici. Fortunatamente se ne sono accorti i grandi registi come Pasolini, che in “ Capriccio all’italiana” lo ha voluto nell’episodio “Che cosa sono le nuvole?”, Comencini, che li ha richiesti per il gatto e la volpe nel suo “Pinocchio”, i fratelli Taviani che li hanno diretti nell’episodio della giara in “Kaos”. Tutte prove da grandi attori, riconosciute tali anche dai più scetticiIndubbiamente la critica di quei tempi non li aveva capiti o non li voleva capire, definendo i loro film volgari, stupidi e sgangherati, denigrando attori e registi. La cosa divertente e che al botteghino gli incassi dicevano esattamente il contrario e la maggior parte degli Italiani li adorava. Devo ammettere che sentire gli stessi critici di allora rimangiarsi tutto nel film “Come inguaiammo il cinema Italiano”, di Ciprì e Maresco, è stato un godimento pazzesco.

Franchi e Ingrassia ne “La giara”, diretti dai fratelli Taviani

Cosa pensi di questo film?

“Come inguaiammo il cinema italiano” è un bellissimo film, girato in modo intelligente e divertente. Non era facile raccontare la storia della coppia e l’idea di farlo utilizzando personaggi particolari, testimonianze dirette, spezzoni di film e immagini d repertorio, è stata vincente. Ricordo con orgoglio che al Festival di Venezia, alla fine della proiezione, in una sala gremita di spettatori, ci furono diversi minuti di applausi ininterrotti, segno dell’alto indice di gradimento del pubblico.

Parliamo di tuo padre cantante. Quante canzoni ha scritto e quante ne ha pubblicate?

Papà è stato un ottimo autore di canzoni, componendo sia la musica che le parole. La sua attività di cantante è meno conosciuta rispetto a quella di attore, ma aveva una bella voce e ha inciso diversi 45 giri e due LP. Nella musica ha espresso il suo lato più malinconico e drammatico, scrivendo dei testi molto profondi e significativi, soprattutto in dialetto. Tra le sue canzoni più belle metto “E vulannuvulannuvulannu”, “Amuri” e “L’ultimo dei belli”, il suo pezzo più famoso.

Qual è stato il suo rapporto con la Sicilia e con  città di Palermo?

Papà amava la Sicilia. Ogni estate passavamo la maggior parte delle vacanze a Palermo, dove si sentiva amato più che in altri posti. Gli piaceva passare del tempo con tutta la famiglia, sia la sua che quella di mia madre Irene, organizzando serate spassose non appena se ne presentava l’occasione. Adorava il sole, il mare, il cibo e il calore del popolo siciliano, mostrando attaccamento e senso di appartenenza. Quando si è reso conto che se ne stava andando, le sue ultime volontà sono state quelle di voler essere deposto in una bara di semplice fattura e sepolto nella sua città: niente altro.

A Palermo c’è una piazzetta vicina al Teatro Biondo dedicata a Franchi e Ingrassia, e a Ballarò nascerà il Museo della maschera palermitana..

Già da qualche anno a Palermo è stata intitolata alla coppia la piazza retrostante il Teatro Biondo, luogo dove papà si esibiva spesso. È stata anche apposta una targa raffigurante i loro volti e quello di Domenico Modugno. Per il museo, invece, è stato assegnato Palazzo Tarallo nel quartiere di Ballarò e stiamo catalogando il materiale in nostro possesso per poterlo allestire. Metteremo vestiario di scena, strumenti musicali, i quadri dipinti da mio padre, le locandine e cercheremo di rendere l’esperienza per i visitatori interattiva e multimediale. Speriamo di riuscire a farlo e aprire al pubblico entro fine anno.

Tuo padre suonava la fisarmonica. C’è ancora questa fisarmonica a casa tua, la suona qualcuno?

Abbiamo ancora la fisarmonica di papà ma purtroppo non la suona nessuno. Sarà sicuramente uno dei pezzi che metteremo nel museo. A papà ho visto suonare la batteria, la chitarra, la tromba, il pianoforte e addirittura le foglie come se fossero un violino. Aveva un orecchio talmente sensibile che riusciva a barcamenarsi con qualunque strumento gli capitasse in mano.

Tuo padre è stato sempre generoso con i suoi amici ed ha aiutato coloro che si trovavano in difficoltà..

Papà era una persona estremamente generosa. Avendo sofferto la povertà più nera, sapeva cosa significasse soffrire la fame e se qualcuno in difficoltà gli chiedeva aiuto, non si tirava mai indietro. Dopo la sua scomparsa, abbiamo ricevuto molte testimonianze al riguardo, persone estranee che ci hanno rivelato di aver passato i loro momenti difficili grazie al suo intervento, specialmente quando di mezzo c’erano dei bambini. Tutti i parenti venivano tenuti sotto la sua ala protettiva e a molti ha dato la possibilità di crearsi un avvenire, assumendosi i costi per l’apertura di attività commerciali. Anche sul set si preoccupava che le maestranze avessero tutte il cestino per il pranzo e quando si accorgeva che qualcuno ne rimaneva sprovvisto, non si creava problemi a passargli il suo.

Che cosa provi quando in Tv danno i film con Franco e Ciccio?

Quando vedo i loro film non posso fare altro che ridere e ammirarne la bravura. È incredibile la capacità che avevano di gestire i tempi, di non accavallarsi l’uno con l’atro, di riempire i silenzi con una mimica straordinaria. Erano una coppia formata da due attori completi, con la bravura di sapersi fondere magicamente in un unico essere.

Franchi e Ingrassia in una scena del film “Armiamoci e partite”, di Nando Cicero

Perché la gente ride sempre meno?

È il tipo di società che è stata creata a farci ridere sempre meno. Tutto è basato sul falso concetto che per vivere bene, devi raggiungere posizioni di potere e fare tanti soldi con cui soddisfare i bisogni del corpo, dimenticandoci di essere, prima di tutto, anime. Stiamo attraversando l’era dell’immagine, dove conta soprattutto apparire che essere, dove si preferisce l’involucro al contenuto. Questo comporta divisione, tensione e stress che non ci permettono di condurre un’esistenza più equilibrata e rilassata. Stiamo tutti rincorrendo un traguardo effimero che non ci porta da nessuna parte, che ci fa sprecare tempo prezioso per comprendere chi siamo veramente e cosa possiamo fare per evolverci come umanità: un atteggiamento sconfortante.

Cosa si nasconde sotto le stelle di Roma?

“Sotto le stelle di Roma” è il titolo del mio nuovo libro, la seconda esperienza come scrittore di narrativa. Nasce dall’innato bisogno di creatività, dalla voglia di condividere con gli altri le personali riflessioni su questa strana esperienza che chiamiamo vita. È un romanzo di genere brillante, ambientato nei luoghi più caratteristici della capitale, che narra le vicissitudini sentimentali di un gruppo di persone dai caratteri molto diversi. La storia è raccontata in modo divertente, con intrecci amorosi e colpi di scena imprevedibili, ma “nasconde” allo stesso tempo molti spunti di riflessione interessanti, come la bellezza della diversità, i condizionamenti sociali e una visione più ampia della vita.

Se tuo padre ti potesse ascoltare in questo momento cosa gli diresti?

Se papà potesse ascoltarmi in questo momento, possibilità a cui credo fermamente, lo ringrazierei con tutto il cuore per avermi donato tanto amore, per essere riuscito a trasmettere i giusti valori con cui affrontare il percorso, per avermi insegnato a non avere pregiudizi verso niente e nessuno, per vivere con la consapevolezza che tutto è in trasformazione e che l’esistenza non ha mai fine.

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6 Responses to “Vi racconto mio padre, Franco Franchi”

  1. Emanuele Nicosia Rispondi

    14/04/2019 a 11:05

    Ciao Massimo!!
    Ho letto con attenzione ed ammirazione l’intervista che hai rilasciato!! Sono estremamente orgoglioso di averti conosciuto e di avere bevuto un caffè insieme al Caffè De Paris a Roma, ricordi? Dopo tanti anni mi hai regalato la stessa emozione vissuta con tuo papà, allo stesso posto!! Spero quest’anno di riorganizzare il “Premio Nazionale – Franco Franchi & Ciccio Ingrassia” e di avere te, Maria Letizia e Giampiero Ingrassia presenti al grande ritorno!! Con Immenso Affetto e Stima!! Il tuo umile amico(spero) Emanuele Nicosia

  2. Gaetano Rispondi

    14/04/2019 a 23:33

    franco franchi palermo ti ama e non ti dimentica mai tu sei palermo e la sicilia e l ai rappresentata con grande onore sei un grande uomo e parlo al presente perche tu vivi ancora nel mio cuore e nel cuore dei palermitani

  3. Bruno Rispondi

    15/04/2019 a 5:59

    Ciao Massimo ho letto la tua intervista , non sapendo che eri figlio di Franco, spero che tuo Padre sia riconosciuto come coppia e ricordati dal cinema italiano nei nostri giorni ripresendandoli in tutte le lingue, un orgoglio Nazionale e di come si fa la recitazione. Ciao

  4. Nicoletti Lino Rispondi

    15/04/2019 a 6:10

    Un grande artista oltre a essere una persona speciale ho avuto l’onore di conoscerlo personalmente. Io stavo a Capannelle per fare un corso di vigile del fuoco un giorno mi fermai alla fermata della metropolitana a Colle Albani per andare direttamente a trovare FRANCO FRANCHI sperando di essere fortunato almeno per stringere la mano ad un’artista che mi ha sempre affascinato questa volta sono stato fortunato ansi di più siamo stati con lui più del previsto non lo dimenticherò mai più io sono di PORTO EMPEDOCLE e lui lo conosceva benissimo e da la e scaturito tutto. FRANCO FRANCHI NON DIMENTICHERO MAI QUELLO CHE MI HAI DETTO LO PORTERO PER SRMPRE NEL MIO CUORE R.I.P.

  5. Salvatore Ciccotta Rispondi

    15/04/2019 a 8:01

    Salve Massimo, sono onorato di leggere la sua intervista e di sentire il grande Franco Franchi, ricordo le risate in famiglia dopo avere visto i film:un genio suo padre e una grande coppia che tutto il mondo ci invidia.
    Tanti Auguri per il suo libro nella speranza di acquistarlo!
    Dio la benedica!!
    Salvatore Ciccotta

  6. Paolo Rispondi

    15/04/2019 a 16:14

    Grande, Franco, come pure Ciccio. Sono cresciuto con i tuoi film, semplici ma pieni di umanità, non ti dimenticherò mai….

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