Vent’anni con i Piccoli del Val d’Akragas

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Lello Casesa racconta a Valeria Iannuzzo come nel 1996 è nato il “vivaio” di piccoli artisti del Gruppo folkloristico internazionale Agrigentino conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

Sembra ieri, ma in realtà sono trascorsi già vent’anni. Lunghi, intensi, ricchi di esperienze e gratificazioni. Un lasso di tempo abbastanza ampio servito a “I Piccoli del Val d’Akragas” per crescere ed alimentare con la propria esperienza il gruppo dei grandi.

“Era il 1996 – racconta- Lello Casesa – quando si decideva di dare una svolta al Val d’Akragas, creando un vivaio di piccoli artisti. Ci trovammo a discutere insieme a mio padre Gigi, Nino e Rosalinda Casesa, Pippo Agozzino e alcuni storici ed attuali componenti del gruppo e decidemmo di iniziare una nuova avventura dedicata ai bambini che chiamammo “I Piccoli del Val d’Akragas”.

È così che ha preso vita il vivaio dei piccoli del Val d’Akragas, formato da ben 80 bambini di età compresa fra i 5 e i 10 anni; piccoli desiderosi di imparare, di crescere, di divertirsi, pronti, inconsapevolmente, ad accogliere un bagaglio di insegnamenti sociali e culturali che avrebbe inciso sul loro processo di formazione ed educazione.

“Devo ammettere – aggiunge Casesa- che mio padre non fu particolarmente convinto della decisione adottata, consapevole che i problemi e gli impegni si sarebbero moltiplicati, ma accettò, come di consueto, con il suo sorriso e la sua vitalità”.

Una nuova sfida, dunque, una nuova avventura, portata avanti dai componenti più maturi del gruppo ai quali venne affidato il coordinamento artistico dei piccoli.

“Facevamo coincidere le prove degli adulti con quelle dei piccoli: erano i grandi a prendersi cura dei piccoli. Pippo Agozzino era sempre presente con i suoi consigli e la sua esperienza. Tutto però era pensato a misura di bambino a partire da una diversa impostazione dei movimenti e delle figure basilari che il Val d’Akragas svolgeva artisticamente”.

Il primo debutto dei piccoli del Val d’Akragas avviene dopo appena un anno di prove. “La sagra del 1997 fu un enorme successo di simpatia e partecipazione-ricorda Lello Casesa– Non esisteva ancora il Festival dei bambini del mondo, iniziativa importante che si sviluppò negli anni successivi con Criscenzo e Di Maida. Il Val d’Akragas, con questa partecipazione, può essere considerato un precursore dei tempi su una iniziativa di grande successo”.

Dopo il debutto del ’97 i piccoli hanno partecipato ad importanti festival internazionali di folklore: Tunisia, Olanda, Spagna, Belgio, Germania, Malta e soprattutto Italia, le mete più importanti.

“Si è trattato di esperienze-ricorda ancora Casesavissute nelle scuole, in Ostelli ed in famiglie che hanno ulteriormente arricchito il bagaglio culturale dei bambini”.

Dopo vent’anni il gruppo vive la terza fase generazionale dei piccoli: Padre, figlio, nipote. “È ormai tradizione-spiega Casesa– che i componenti del gruppo portino i propri figli o i propri nipoti al gruppo dei piccoli, così come accaduto in casa Casesa. Mia figlia Sara, 10 anni si è perfettamente inserita nel gruppo e continua regolarmente a conciliare lo studio e l’attività sportiva, con le prove del gruppo”.

È da sottolineare come la partecipazione al gruppo folkloristico sia esclusivamente gratuita, non è richiesta nessuna quota sociale o mensile alle famiglie. Così ogni settimana nella palestra della Scuola Garibaldi, i piccoli del Val d’Akragas si esercitano sotto la direzione artistica di Dino Romano, componente storico del gruppo ed attuale coreografo del Val d’Akragas, che guidato da una lunga esperienza sulla conoscenza della danza europea e da una buona dose di intuizione artistica riesce ad elaborare figure e movenze sceniche innovative.

Fra qualche settimana la scuola dei Piccoli parteciperà al “Mandorlo in Fiore” ed al Festival dei Bambini del mondo ed anche il Val d’Akragas, dopo 10 anni di assenza, prenderà parte all’evento con grande intensità e determinazione.

“La città e gli agrigentini conclude Casesa  continuano ad amare il Val d’Akragas ed è a loro che vogliamo rivolgere il nostro apprezzamento e la nostra spontaneità.”

 

 

 

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