Vent’anni di storia politica siciliana raccontata da chi l’ha vissuta dal di dentro

|




Calogero Pumilia presenta al Circolo Empedocleo di Agrigento il suo libro “Partecipazione e cambiamento. Un’ (auto) biografia politica della Sicilia”. Ne anticipa i contenuti in questa intervista rilasciata a Maria Iacono per il nostro giornale.

Calogero Pumilia

Venerdì, 12 aprile, sarà presentato ad Agrigento, alle 17,30, al Circolo Empedocleo, il libro di Calogero Pumilia “Partecipazione e cambiamento. Un’ (auto) biografia politica della Sicilia”. Ne parleranno con l’autore Angelo Capodicasa e Calogero Mannino, coordinerà Giandomenico Vivacqua. L’iniziativa è patrocinata dal Centro Pierpaolo Pasolini.

Nel libro il racconto di un complesso capitolo della storia politica siciliana, tra gli anni ’50 e ’70 del Novecento, illustrato da un testimone che l’ha vissuta dal di dentro.

In questa intervista rilasciata a Maria Iacono, per il nostro giornale, Pumilia anticipa alcuni contenuti del suo libro.

__________________________

Qual è la motivazione che ti ha spinto a scrivere questo libro?

Mi sono già occupato di pubblicazioni precedenti della storia dei cattolici siciliani e in particolare della Democrazia Cristiana, con la stessa motivazione con la quale ho pubblicato quest’ultimo volume, il desiderio, cioè, di cercare di riempire un vuoto della memorialistica democristiana a fronte, invece, della abbondante produzione di quella di sinistra.

Quale periodo comprende e perché la scelta di raccontare la Sicilia dal 55 al 72?

Nel ’55, appena presa la licenza liceale, fui incaricato dal Vescovo di Agrigento, Monsignor Peruzzo, di occuparmi della diffusione della Dottrina Sociale della Chiesa tra i giovani dell’Azione Cattolica. In quel periodo iniziò il mio percorso politico, caratterizzato dallo scontro durissimo tra il mondo cattolico e quello comunista e tra l’occidente e l’oriente. Termino l’indagine nel ’72 quando fui eletto per la prima volta al Parlamento nazionale e, di conseguenza, la Sicilia non fu l’unico punto di riferimento della mia azione politica.

Quali sono i passaggi salienti?

Sullo sfondo di questa storia ci sono i grandi eventi che modificarono gli equilibri internazionali e avviarono i primi processi di distensione: la destalinizzazione prima, che creò non pochi problemi al PCI e che modificò il mito dell’URSS come faro di pace, di libertà  e di progresso; altri due fatti di rilievo dopo: l’elezione di Papa Giovanni, che avvia il Concilio Vaticano II, chiude la lunga epoca pacelliana e apre la Chiesa alla modernità e l’elezione di J.F. Kennedy a Presidente degli Stati Uniti.

E in Sicilia cosa avviene?

La rottura dell’unità della Sinistra. I socialisti già nel ’55 presentano proprie liste alle elezioni regionali, non proseguendo più nell’esperienza del blocco del popolo che dal ’48 li vedeva insieme ai comunisti. La DC con Fanfani si rinnova e di conseguenza ad Agrigento e in Sicilia, come nel resto d’Italia, si affranca dalla tutela della organizzazione della Chiesa e comincia ad elaborare una idea della politica più moderna e più laica. Ad Agrigento Raffaello Rubino, segretario provinciale della DC, elabora e realizza, in parte, un ambizioso programma contenuto nello slogan “Lotta alla mafia – Assalto alla miseria” .

Il Milazzismo trova spazio, ovviamente, nel tuo libro

Detto cosi oggi, probabilmente, pochi capirebbero cos’è il milazzismo. Nel 1958 per un atto di protervia politica dell’allora Presidente della Regione La Loggia, che non volle dimettersi dopo la bocciatura del bilancio, attorno a Silvio Milazzo, deputato dc di Caltagirone, si formò una strana maggioranza che andava dal MSI, ai monarchici per arrivare al PCI, con alcuni democristiani che, insieme a Milazzo, avevano rotto con il loro partito. Vi erano alla base anche altre motivazioni. Da un lato un disegno economico portato avanti da Sicindustria e chiaramente sposato dal PCI di Emanuele Macaluso, che puntava a fare della Regione il centro-motore dello sviluppo industriale, e dall’altro la crescente insofferenza all’interno della DC nei confronti di Fanfani, che assommava in se la carica di Presidente del Consiglio, Ministro degli Esteri e Segretario del Partito. I primi sponsor di Milazzo furono, infatti, Sturzo e Scelba i quali, poi, però, non lo seguirono negli sviluppi successivi, ottenendo, tuttavia, il risultato di mettere in crisi Fanfani, che proprio in seguito alla vicenda siciliana, fu costretto a lasciare tutte le cariche.

La formazione del primo governo di centro sinistra tra la DC e il PSI occupa molto spazio nel tuo libro

L’accordo tra Giuseppe D’Angelo e Salvatore Lauricella pose fine al periodo che era iniziato con Milazzo e diede vita ad un governo che rappresentò un’autentica rottura con gli schemi del passato. Intanto per la figura di D’Angelo, uomo di straordinaria capacità politica, di assoluto rigore morale e, poi, per l’adozione dello strumento della programmazione delle risorse per lo sviluppo, i contrasti contro i gruppi di pressione che inquinavano la vita della Regione, la lotta alla mafia. Su suggerimento proprio di D’Angelo e a seguito di mozioni presentate da comunisti e socialisti, all’unanimità, l’Assemblea Regionale chiese al Parlamento Nazionale di istituire la Commissione Parlamentare Antimafia. Si diceva in buona sostanza che la mafia non era un fenomeno del quale dovevano occuparsi i siciliani ma, per la sua diffusione e gravità doveva essere lo Stato, la comunità nazionale a fronteggiarla e sconfiggerla. Proprio sul terreno della lotta ai centri di potere e alla mafia personalmente insieme ad un vasto gruppo di giovani dell’epoca pubblicammo un periodico, “Sicilia Domani”, che, per alcuni versi fu un fatto di novità e una pietra dello scandalo, facevamo i nomi e cognomi dei mafiosi, indicavamo i politici collusi senza falsa carità di patria, attaccavamo la Commissione parlamentare perché non andava fino in fondo nell’indagare e denunciare i rapporti tra mafia e politica. Avevamo spesso contrasti col PCI, ma come costume dell’epoca, l’asprezza del confronto non faceva mai venir meno il rispetto reciproco e l’attitudine all’ascolto.

Il tuo impegno si ferma al ’72

Sto già completando le ricerche per proseguire, affrontando il periodo che va dal ’72 al ’92

____________________

Calogero Pumilia è nato a Caltabellotta e vive a Palermo. È stato dirigente dell’Azione Cattolica e della Democrazia Cristiana. Deputato per cinque legislature, Sottosegretario in vari ministeri e in più governi. Attualmente presiede la Fondazione Orestiadi di Gibellina.

 

 

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *