Venerando e quel “giardino del silenzio”

di | 16 Lug 21

Venerando Bellomo, il ricordo di Daniela Spalanca

Venerando Bellomo

Appena un mese fa mi erano state di grande conforto le parole che, con il solito garbo, la grande capacità di scrittura, l’acuta intelligenza e la consueta eleganza stilistica l’avvocato Venerando Bellomo aveva utilizzato delineando il profilo umano e professionale di mio padre, scomparso all’improvviso, la cui morte aveva colpito profondamente anche lui. Una lunga telefonata, una delle solite, era stata la conseguenza della grande emozione che le sue parole mi avevano suscitato. “C’è un attimo prima, c’è un attimo dopo, un filo sottile che separa l’esserci e la ricordanza” – era stato l’incipit  dell’articolo  ed insieme, lui nell’atto di un ascolto fraterno e comprensivo ed io nell’alternanza di parole e silenzi data l’ improvvisa mancanza di mio padre nella mia vita, abbiamo riflettuto sul vivere, sull’importanza di essere “seme” e non “sabbia” nel fluire veloce della vita che sembra portarsi via tutto tranne quella “ricordanza” che è fortemente legata al desiderio di tenere con forza nella mente e nel cuore il ricordo di chi ci lascia, o come mi diceva il mio caro Venerando, “Di chi va via prima di noi”.

Sono ancora stordita ed incredula per aver appreso della morte di una persona come lui.  Era sempre disponibile, sincero, generoso con gli amici e pronto a dare consigli utili, ironico, divertente alla sua maniera essendo poco incline per carattere al sorriso spesso manieroso e falso di tanta gente che sembra ascoltare ma in realtà giudica prima ancora di sentire, esprime personali commenti, anche errati e malevoli, non appena girato l’angolo. Io e lui ci siamo intesi subito: ad unirci la passione per la scrittura e l’interesse che aveva suscitato un mio libro che tanto ha amato, “Un prete scomodo”. Dal giorno della presentazione, avevamo iniziato insieme ricerche di approfondimento ed avevamo coinvolto anche mio padre. La ricerca storica, l’analisi di fatti sconosciuti, poco indagati erano la sua passione. Ero stata io a convincerlo che le riflessioni che condivideva su Facebook potevano essere trasformate in articoli puntuali e precisi, sagaci ed eleganti e avevo iniziato a seguirlo anche su MalgradoTuttoweb, deliziandomi nella lettura di ogni suo pensiero.

Mi ero aggrappata fortemente, in cerca di conforto, alle parole di quell’articolo su mio padre in cui parlavi del filo rosso sottile ma tenace che resiste oltre quel tempo senza tempo in cui ci si rifugia straziati e dilaniati dai ricordi che, poco per volta, fanno riaffiorare la forza e l’amore per la persona che non c’è più.

Ecco, proprio seguendo il filo rosso che mi lega a Venerando, in questo momento di profondo dolore non posso fare altro che raggiungere quel “giardino del silenzio” che, come dicevamo sempre tra noi, permette di ritrovarsi dopo lo smarrimento per la perdita di chi ha condiviso un pezzetto di vita terrena. Da lì cercherò di riannodare tutti i ricordi più belli per rimarginare la ferita che adesso mi provoca stordimento. Il mio pensiero va, soprattutto, alla sua splendida famiglia, a sua moglie Letizia ed ai suoi figli che sanno di essere stati tanto amati e tanto fortunati per aver avuto il privilegio di un marito e un padre dalle tanto elevate qualità umane ed etiche.

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