Un viaggio in Italia

di | 13 Apr 21

Letture. “Cento luoghi di-versi”, di Franco Marcoaldi e Tomaso Montanari

Carmelo Sciascia

Per chi ha sempre amato l’arte visiva (in generale) e la poesia (in particolare), imbattersi in un libro che rappresenta la sintesi di un incontro tra espressioni figurative e poesia è un evento unico e meritorio.

Quest’anno di pandemia, oramai sarebbe meglio dire questi anni, visto che siamo già immersi nel secondo anno consecutivo, ci ha immobilizzato. Ci ha dato la sensazione di non avere mai viaggiato o, viceversa, di avere visitato tutti i Paesi del mondo che la nostra immaginazione è riuscita a visionare.

Simone Weill, ebbe a dire: “Firenze è la mia città. Di sicuro ho vissuto una vita precedente tra i suoi uliveti”. Leonardo Sciascia sul suo paese sentenziò: “Ho l’impressione che la mia nascita sia alquanto posteriore alla mia residenza qui. Risiedevo già qui, e poi vi sono nato”. Viceversa si potrebbe affermare, condividendo l’Esperienza di Giorgio Caproni: “Tutti i luoghi che ho visto, che ho visitato, ora so-ne sono certo: non ci sono mai stato”. Didascalicamente: l’essere stato in un luogo, in nessun luogo. Un’operazione temporale che rende irreale il ricordo, i luoghi della memoria. È comunque, anche questo, un concetto di osmosi che molti intellettuali hanno avuto con le città dove hanno vissuto o che hanno semplicemente visitato.

Tanti sono stati i “Viaggi in Italia”, libri che sono stati scritti da intellettuali, paesaggi rappresentati da grafici e pittori. Quest’anno pur restando immobile ho viaggiato sempre. Ho viaggiato grazie ai libri, ai ricordi, alla fantasia. Quest’anno ho percorso, novello pellegrino, tutt’Italia in compagnia di Dante. Ho percorso grazie alle mille e più pagine del libro di Giulio Ferroni (L’Italia di Dante – La nave di Teseo – 2019) tutti i luoghi che Dante cita nella sua Commedia. Il viaggio è stato interessante perché ho rivisto, così come si presentano oggi, i luoghi citati dal Poeta. È stato il mio personale modo di ricordare il settecentenario della morte di Dante Alighieri avvenuta in quel di Ravenna il14 settembre del 1321.

Oggi ho avuto la possibilità di approfondire questo viaggio grazie ad un altro libro scritto a quattro mani da un poeta e da uno storico dell’arte, come ho accennato all’inizio, gli autori sono il poeta Franco Marcoaldi e lo storico dell’arte Tomaso Montanari. Il titolo: “Cento luoghi di-versi” (edito da Treccani-2020) con un sottotitolo esplicito ed esplicativo: Un viaggio in Italia.

Dante non poteva mancare in un libro, come quello della Treccani, che parla di poesia e d’Italia. Lo troviamo così a commentare una foto di Augusto Casaroli che riprende la Camera dei Deputati, dove gli onorevoli sono “lost in Iphone”, con la famosa terzina del Purgatorio: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!”.

“Misera Italia” è anche quella rappresentata dal sonetto 45 di Pico della Mirandola a commento di un bacio appassionato tra i due Vicepresidenti del Consiglio dei Ministri (primo governo Conte) Salvini e Di Maio (TVBOY, Amor Populi). Nel lido di Classe presso Ravenna, in un bosco magico, dove soffia il vento di scirocco, si incontrano simbolicamente Sandro Botticelli e Dante, il poeta esplora la foresta dell’Eden. Azzardato ma calzante l’accostamento della porta che dà accesso al Purgatorio (Purgatorio IX, 130-141) con la riproduzione di un Caveau di Vincenzo Aragozzini. Mirabile l’accostamento dell’Arsenale di Venezia di William Turner con le terzine del XXI canto dell’Inferno dove si descrive minuziosamente il lavoro degli operai navali che riparano le navi con la pece nera, che ribolle come quella che offusca la vista nella bolgia dell’ottavo cerchio. Un viaggio in Italia che si interseca in qualche modo con il viaggio nel paese della Commedia.

Ma attenzione, la poesia che dirimpettaia commenta le immagini “Dei cento luoghi” non è solo quella classica o solo quella nazionale. Troviamo anche una nutrita schiera di cantautori contemporanei. Da Fossati (Questi posti davanti al mare) a Gaber (La ballata del pedone), da Jannacci (Soldato Nencini) a André-Jannacci (via del Campo), da De Gregori (La casa del pazzo) a Dalla (Milano), da Conte (Teatro) a Pino Daniele (Napule è).

Di Guccini oltre alla canzone “Bologna”, c’è una canzone che vorrei ricordare perché mi appartiene, perché parla della terra dove vivo: “l’Emilia”. E per un’altra ragione, perché la composizione è posta dirimpetto ad una foto di Folco Quilici che rappresenta la “Campagna emiliana”. E cos’è la campagna della Pianura Padana? Un arazzo di campi, un dettato grafico di linee e colori naturali, un equilibrio statico di forme e di tonalità. Piet Mondrian non avrebbe potuto fare di meglio. Si contrappone al rigore matematico e coloristico di Mondrian, un altro pittore, meno noto e meno fortunato, Nicolas De Stael, discendente della stessa celebre Madame de Stael. C’è di quest’autore un quadro che rappresenta la Sicilia. Un’opera astratta, tanto sbilenca quanto armoniosa nell’equilibrio delle masse di colori. Fu il De Stael, dopo avere attraversato l’Italia intera, in Sicilia. L’ artista rappresenta umanamente in prima persona un viaggio in Italia, come quello che due secoli indietro aveva compiuto Wolfgang Goethe. Mi è caro questo pittore, perché mi piace ricordarlo mentre dipinge, nella spiaggia di San Leone (la spiaggia di Agrigento), dove vado ogni estate. Gli anni in cui Nicolas dipingeva Agrigento e la sua Valle io nascevo nei pressi di Bruxelles, la città belga dove il pittore era stato ed aveva frequentato l’Accademia delle Belle Arti.

La poesia “La Sicilia il suo cuore” di Leonardo Sciascia è di questo quadro, come ci suggeriscono gli autori, un’inattesa sincronia. Coincidenze che non si possono spiegare con un nesso di casualità ma  inspiegabilmente connessi. “Come Chagall, vorrei cogliere questa terra/ dentro l’immobile occhio del bue”. Come Chagall, con una sola pennellata, vorrei cogliere il senso di questa terra, dell’Italia intera, del suo patrimonio storico ed artistico, del suo variegato paesaggio, della cultura e della giurisprudenza che attraverso la sua Costituzione ha raggiunto l’espressione più alta del diritto di un intero popolo.

Ma capisco di non potere riuscire nell’intento, si è fatto tardi ed allora in compagnia di Guccini “Ora ti saluto, è quasi sera, si fa tardi, si va a vivere o a dormire da Las Vegas a Piacenza”.

 

 

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