“Un racconto struggente e realistico”

di | 16 Apr 21

Letture.Tonino”, opera prima di Giovanni Volpe. Un libro che ci fa conoscere uno scrittore che ha mestiere e sa conquistare i suoi lettori.

Abbiamo letto Tonino, il romanzo di Giovanni Volpe edito da Medinova.  La storia che l’autore racconta a poco a poco ci ha preso fino a che ci siamo immersi in un racconto struggente e realistico, trovandovi parte della nostra vita, della vita di tanti come noi che sono stati testimoni di cambiamenti sociali molto spesso positivi ma che hanno inciso profondamente nei nostri sentimenti, nella nostra vita in maniera drammatica. Spartenze, famiglie disintegrate, paesi che muoiono, lacerazioni e una storia italiana caratterizzata da stragi, dalla mafia, dalla prepotenza, dal disinganno e dalle delusioni politiche.

L’Autore per descriverci questo mondo ci racconta di una grande amicizia di due ragazzi Tonino e Francesco, nata tra le vaneddre e tra i banchi di scuola di Erbesso, un borgo rurale fatto di minatori, di braccianti, di contadini, di pensionati.

Erbesso è un paese della Sicilia e quindi della Grecia antica dove il rapporto dell’amicizia è sacro. L’Autore conosce la storia di Patroclo e Achille, conosce il De Amicitia di Cicerone quindi la storia di Tonino e di France’ non ci sorprende essendo, non nella terra della magna Grecia, come comunemente si sostiene, ma nella Grecia akragantina.

Il romanzo potrebbe scindersi in due parti: la storia di Tonino e la storia o meglio le riflessioni di Francesco.

Quello che affascina e prende maggiormente è la storia di Tonino che è la storia di migliaia di giovani della nostra martoriata terra del secondo novecento, figli di braccianti o di zolfatari costretti a lasciare il loro mondo e raggiungere altre contrade, per sopravvivere con lavori duri, magari estraendo carbone dalle viscere della terra bruciando i lori polmoni.

Tonino, figlio di una famiglia povera, con un padre che la sua contestazione al sistema la fa ubriacandosi, diventa amico di Francesco che appartiene a una famiglia che gli può consentire un tenore di vita superiore. La vita dei due ragazzi si svolge felice nel borgo che ha le sue feste che l’Autore descrive con amore. La festa di Pasqua a Erbesso è la più importante e la più significativa e resta impressa nei cuori di tutti. Chi va via sarà sempre preso dalla nostalgia dei riti della Pasqua e così sarà per Tonino che, con tutta la famiglia, è costretto a emigrare in Belgio.

Struggente è la partenza della famiglia di Tonino dalla stazione di Erbesso, dove ci sono tutti i parenti e gli amici, drammatico il soggiorno a Montagnée. La nostalgia dell’emigrato è una gravissima malattia che si guarisce solo con la morte. Tonino vuole tornare al suo paese. E per dirla con Vincenzo Consolo: …Abbiamo perso l’Itaca, divenuta, per tutti noi, nel nostro contesto occidentale, l’isola irraggiungibile: e quindi tutti noi siamo stati condannati, come diceva Tiresia, a una eterna erranza. Sta a noi, forse, ritrovare, attraverso un viaggio doloroso, attraverso la poesia, la memoria: ritrovare finalmente questa patria dell’umanità che si è persa”.

Tonino torna a Erbesso e anche qui l’Autore scrive pagine bellissime e tanto vere perché tornando non si trova più il mondo che si è lasciato e la delusione diventa ancora più amara.

Giovanni Volpe

“Quei quartieri non erano cambiati, erano decaduti, morti per lenta e inesorabile emorragia che li ha privati della vita…” “…case vecchie, contadine, che l’emigrazione aveva svuotato e che nessuno aveva riparato…Tonino infilò la chiave nella serratura di casa sua e aprì. Trovammo dentro tutta la polvere che il tempo aveva adagiato sulle cose della sua infanzia….La vita là dentro , si era cristallizzata, ma se facevi uno sforzo potevi non solo vederla ancora, ma sentirla. Più che gli occhi lucidi era il ronzio alle orecchie che era insopportabile tale era la portata del silenzio. Una cosa partire, operare lo strappo, per scelta, altra l’esser costretti dalla fame. Lo spirito, l’essenza, l’anima restano là, non vanno da nessuna parte loro….”

Tonino ritorna in Belgio, quindi emigra a New York e trova la morte nel disastro delle torri gemelle. Questo in breve il Tonino che noi abbiamo amato e che è entrato nei nostri cuori perché la sua storia è la storia dei nostri fratelli che hanno dovuto compiere lo strappo per andare in terre lontane dove il loro cervello è stato roso dalla nostalgia.

E a questo punto ci chiederete qual è il ruolo di Francè in questo romanzo? A prima lettura il suo ruolo può apparire ‘didascalico’ con le sue considerazioni di natura sociologica e politica. Però, riflettendo attentamente, dopo la lettura dell’opera, ci si rende conto che tutte le considerazioni rendono più chiara e forse più terribile la storia di Tonino.

Francesco è l’alter ego dell’Autore che si denuda e si presenta al lettore in tutto il suo candore di sognatore, di idealista che non scende assolutamente a compromessi, pagando di persona. In questa società ingiusta “siamo tutti vittime. Vittime della democrazia, vittime dell’integralismo. Vittime del terrorismo internazionale, vittime dello strapotere delle multinazionali, vittime dell’arroganza e dell’abuso dei paesi forti su quelli poveri, vittime della reazione dei paesi poveri su quelli forti, vittime in nome di Allah, vittime in nome di Dio. Vittime di nessuno. Vittime di noi stessi”. Francesco da un borgo rurale osserva il mondo e tutti suoi malanni. Vede il terrorismo, il 68, le stragi di mafia, i fatti internazionali, tutte cose che si ripercuotono sulla nostra vita. Vive in Sicilia e non accetta il concetto di isolitudine, è impregnato della grande cultura siciliana, attinge tanto dalla cultura popolare. Va via dalla Sicilia per poi ritornarci definitivamente.

Gaspare Agnello,

Insomma Francesco dà senso, con le sue digressioni, alla vita di Tonino, se questa vita ha un senso. I due si integrano e rendono completa e interessante l’opera di Giovanni Volpe che usa un linguaggio che è tipico dei giovani, attingendo a piene mani al dialetto. La narrazione è ad incastro e rende la lettura più godibile. Certamente per lo scrittore il lavoro diventa più difficile ma l’autore ha dimostrato di avere grande capacità nel manovrare questa tecnica e il linguaggio che è veramente accattivante, rendendo più viva la narrazione e più vero il rapporto di due ragazzi di paese.

Il libro di Giovanni Volpe va assolutamente letto per capire il dramma dei nostri paesi spopolati, il dramma di una terra abbandonata da Dio e dagli uomini, il dramma di intere generazioni che oggi popolano tutte le contrade del mondo.

“Tonino” è l’opera prima di Giovanni Volpe ma è un libro che ci fa conoscere uno scrittore che ha mestiere e sa conquistare i suoi lettori.

 

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