“Un film che tutte le famiglie devono vedere”

di | 3 Mar 21

Storie. Per molti, in Sicilia, Totò Liotta era il cinema. A dirla tutta, egli stesso sembrava essere uscito dal ritaglio di una pellicola.

Antonio Liotta

Questo è un film che tutte le famiglie devono vedere!”. Chi ha almeno cinquant’anni, fra Racalmuto e Grotte, la sente ancora nelle orecchie quella voce indurita dalle sigarette che gracchiava dall’altoparlante di un’auto in corsa. La macchina, col tempo, cambiò e si affollò di giovinetti-aiutanti: erano i figli. Col tempo quella voce sparì. Per sempre. Si congedò dal mondo il 16 settembre di 19 anni fa.

Per come si erano messe le cose lui avrebbe dovuto passare la sua vita tra pagnottelle, filoni, farina e sudore. Ma il destino per lui aveva in serbo un futuro da Mangiafuoco buono e senza barba. Fu un “uomo delle stelle” che per molte sere della sua esistenza trafficò con “pizze” di celluloide che magicamente regalavano sogni e passione su un muro bianco di una piazza o sul telo stirato di una arena.

Per racalmutesi e grottesi Totò Liotta era il cinema. A dirla tutta, egli stesso sembrava essere uscito dal ritaglio di una pellicola. Talmente era un personaggio, con quei due occhi profondi e guizzanti, forse azzurri o verdi, che restava appiccicato nella mente di chi lo conosceva molto di più delle migliaia di volti che scorrevano veloci nelle sue proiezioni.

Classe 1935, comincia a lavorare nel mulino del suo paese ad appena 7 anni. Sono periodi difficili, nel pieno della Seconda Guerra. Anni di carestia e sofferenza. E’ l’unico figlio maschio della famiglia che conta anche quattro sorelle. All’età di 9 anni lascia la farina e comincia a lavorare come aiuto operatore al cinema Marconi di Grotte. Sì, proprio come il bambino di “Nuovo cinema Paradiso” di Tornatore.

Agli inizi il suo compito è quello di girare il grammofono che era sincronizzato con la pellicola e che dava quindi l’audio al film. A 18 anni viene assunto come bidello alla scuola media di Racalmuto, vi lavorerà ininterrottamente per 40 anni. Ma non abbandonerà mai il cinema che, dopo la famiglia, resterà sempre la sua grande passione.

Negli anni ’60 gestisce contemporaneamente il cinema di Grotte e quello di Racalmuto. Sugli schermi delle due sale cinematografiche passeranno i film più significativi della storia nei vari filoni: neorealismo, western, commedia all’Italiana, kolossal americani, i film mitologici, quelli di impegno civile. Poi il mercato ebbe altre esigenze, e anche Liotta dovette adeguarsi, seppur a malincuore.

Se il film era particolarmente importante nel pomeriggio lo pubblicizzava girando per le strade dei due paesi con la sua mitica seicento sul cui tetto aveva montato un altoparlante che annunciava, appunto, “un film che tutte le famiglie devono vedere”.

La programmazione dei film quasi sempre imponeva la staffetta tra Grotte e Racalmuto. Disponendo di una sola copia, Liotta avviava la proiezione un’ora prima a Racalmuto, finito il primo tempo la copia partiva per Grotte mentre a Racalmuto veniva avviato il secondo tempo. “Ma in questa staffetta – ricordano i figli – spesso bisognava fare i conti con un nemico pericoloso: il passaggio a livello azionato dalla stazione ferroviaria di Grotte che spesso restava chiuso anche per più di 15 minuti. Tanti. La proiezione aveva i suoi tempi rigorosi da rispettare, altrimenti si scatenava in sala la bagarre”. Liotta ci mise poco a risolvere il problema, al di là del passaggio a livello c’era, infatti, un suo collaboratore in vespa che lo attendeva prendendo in consegna la pellicola.

Un duro lavoro, insomma, che esigeva ritmi serrati e un’assenza da casa praticamente per quasi tutto il giorno. Per fortuna che aveva l’appoggio della moglie, Lina Lo Brutto. E poi dei figli – Riccardo, Pippo, Liliana, Salvatore – che davano esempio di forte unità familiare negli impegni più gravosi e difficili del padre: staccare biglietti, fare le maschere, affiggere manifesti…non si tiravano mai indietro.

Un pioniere del cinema itinerante. Nella foto Liotta a Linosa con il figlio Riccardo

Totò Liotta è stato un pioniere del cinema itinerante. Armato della sua macchina dei sogni, un proiettore e i rulli di celluloide, portò le immagini in mezza Sicilia. Da conoscitore della vita e del mondo era anche un grande improvvisatore. Un giorno si trovava a Salina per un ciclo di proiezioni all’aperto. Conobbe e fece amicizia con i fratelli Taviani che lì avevano una villa. Quel giorno doveva proiettare il film “Kaos”, ma l’amplificatore a valvole in dotazione al proiettore film ebbe un guasto. Liotta non si perse d’animo e riuscì a riparare alcuni elementi dell’amplificatore senza attrezzi e senza saldatore a stagno, utilizzando un cannello a gas ed un cacciavite recuperati in emergenza da un gommista del luogo.

Non ha diretto attori e non ha recitato, ma Liotta sta al cinema con eguale dignità; così come tanti altri come lui che cominciarono a diffondere nella Sicilia arretrata degli anni Cinquanta e di quelli a seguire la magia dei film in bianco e nero. Per questo è stata una cosa sensata da parte dell’amministrazione avergli intitolato, due anni dopo la sua morte, quello che era stato il cinema Marconi.

8 Commenti

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    Come dimenticare il signor Liotta ed il Cine-Teatro Marconi. Lui sempre affabile, orgoglioso del suo ruolo di autentico operatore culturale in un piccolo Paese al quale ha offerto la possibilità di avere spettacoli cinematografici, il teatro della locale compagnia amatoriale, la rassegna canora per bambini organizzata da Padre Catronovo e presentata da un brillante Egidio Terrana, lo show La Festa dell’Emigrante dedicata ogni estate ai nostri emigranti tornati a Grotte per le vacanze estive. Erano gli anni 60/70 e questi sono tra i più bei ricordi della mia infanzia. Grazie Signor Liotta !

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    Grande uomo e bellissima famiglia che ho frequentato per anni, quelli della scuola media frequentata con Pippo. Ricordi bellissimi e magici. In più di un’occasione, finito di studiare, si correva al cinema perché c’era da smontare la pellicola del giorno prima e montare la pellicola per la proiezione del giorno. E quando si rompeva i tempestivi interventi per far ripartire la proiezione.
    Insomma, un aiutante improvvisato ma curioso e affascinato da quel mondo per me magico!
    Un caro saluto e un abbraccio a tutta la famiglia.

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    Ciao. Io sono figlio di Tony Di Napoli, Grottese emigrato in Belgio nel 1957. Il cinema Marconi resta una leggenda per mio padre .vorrei vederlo questo film. Anzi, insisto…

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    Un Galantuomo di altri tempi, un gran lavoratore che ha saputo trasmettere tutto a suo figlio Riccardo. Ho conosciuto il sig, Liotta nel 1982 quasi 40 anni fa e già al primo incontro ho capito di che pasta era fatto. Faceva tutto quanto con competenza e passione. Sono contento di averlo avuto come amico. RIP

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    Lo conoscevo fin dalla fine degli anni ‘80 quando appoggiava il lavoro di suo figlio Riccardo che già stava imponendosi come service audio luci e organizzazione tra i migliori nel mondo dello spettacolo e di eventi. Ogni volta che lo vedevo, soprattutto in occasione di spettacoli teatrali miei o eventi a cui partecipavo come artista, mi invitava sempre tra una pausa e l’altra “Totoneddu beddu, veni ccá sta cu nantri, mangiati na cosa … “ e mi offriva parte del suo panino o il caffè o una bottiglietta d’acqua. Una persona “padre”, molto padre, una tenerezza infinita, e uno stare accanto con molta sensibilità. A suo modo era un grande artista. E percepivo la sua stima e io gli volevo bene.

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    ANTONIO LIOTTA, anche se per una sola volta, ha calcato le tavole del palcoscenico del Cine-Teatro “MARCONI” come attore. Nell’aprile del 1956 l’ho avuto compagno di scena nella commedia di Nino Martoglio ” San Giuvanni Decullatu”.Protagonista e regista Giuseppe Spitali.

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    Conosciuto sia come bidello ( si faceva rispettare dai ragazzi), sia come gestire del cinema di Racalmuto

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    Grande Zi Totu Liotta, nel 1966 ero ancora un bambino e ho un bellissimo ricordo del Cinema ARENA sul viale della Vittoria
    proprio di fronte l’attuale Biblioteca Comunale. Cinema all’aperto in periodo estivo nelle calde serate estive.

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Giancarlo Macaluso ZOOM di GIANCARLO MACALUSO. Giornalista. Uomini e donne, visti da vicino, che hanno lasciato il segno nella loro manciata di mondo. Ma non solo

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