Tutti a casa, rigorosamente

da | 15 Mar 20

Le nostre giornate nel tempo del coronavirus. Il Coronadiarus di Antonio Fragapane                                                               

Antonio Fragapane

I numeri sono impietosi, li conosciamo tutti. Giorno per giorno, alle 18, vengono aggiornati in un appuntamento che ormai è parte integrante delle nostre giornate da reclusi, scandisce i ritmi e li regola. Non siamo ancora al picco, ma presto, molto presto, dicono gli esperti, ci arriveremo. Dunque, tutti a casa, rigorosamente. Ubbidire a questo ordine non è sinonimo di arrendevolezza o passività, come qualcuno ancora si ostina a pensare e dire. Anzi. Stare bardato in casa salva la vita, è ormai dimostrato, la tua e quella di chi ti sta accanto. Non c’è storia. Sarà difficile, complicato, snervante, ma è così. Punto.

Volete proprio uscire un po’? Allora armatevi di cane, o affittatelo, ma solo per portarlo fuori dieci minuti la mattina e altri dieci la sera, tolleranza zero. Certo, c’è sempre da fare la spesa, direte, ma mica potremo farla tutti i giorni? Anche se, in questa situazione, adesso è l’unica cosa che smaniamo di fare. Raccolta differenziata a parte, ovviamente, che però ci permette di uscire dal nostro uscio giusto quei pochi minuti per raggiungere i punti di accumulo, gli stessi che ora vorremmo fossero almeno aldilà della strada. Ma niente, nulla da fare, sono a un tiro di schioppo anche loro. E’ tutto troppo vicino, quindi in cinque minuti si scende e si risale. Un’inezia, paragonata alla voglia di maratona che dentro ci rugge. Un giorno, ripenseremo a tutto questo e considereremo l’uscita per il cane o per la monnezza, sotto altri e più filosofici aspetti, decisamente, ne sono sicuro.

Quindi, si passano ventitré ore e mezzo a casa, “dentro le mura”. Però, riflettiamo un attimo: adesso si può fare colazione anche sul letto. Certo, le briciole di biscotti, fette biscottate o cornetti caldi saranno sparse ovunque, distratti dall’ultima imperdibile puntata della serie TV iniziata giorni fa: un colpo di scena dietro l’altro e giù marmellata o crema a go-go su lenzuola o cuscini. Ops. Oppure, senape o maionese, se la si vuol fare “alla continentale”. Sono gusti, mica ne possiamo disputare, non sia mai. Vabbe’, poi laviamo tutto, tanto c’è tempo, e abbondante.

E il lavoro? Non si vive di solo “Lost”. Idea! Perché non spostarci col portatile o col tablet direttamente in cucina? Lì c’è luce, atmosfera calda e avvolgente e, soprattutto, la dispensa. Ma come? Abbiamo appena finito di fare colazione, che già si pensa a tutto ciò che c’è in dispensa? Certo, e perché no, aiuta a concentrarsi e a migliorare le performance lavorative. Chissà poi come sono i “Nutella biscuits” con la nutella spalmata sopra. Ok, mi avete convinto, proviamoli. Che tristi quei biscotti al sesamo lì in fondo, ravviviamoli. Ma come? Beh, spazio alla vostra fantasia, mica posso pensare a tutto io. Oggi, “in ufficio”, produrremo il doppio del normale e alla fine i risultati saranno più che evidenti. E se ne accorgeranno anche le nostre bilance.

E vuoi mettere il pranzo in salotto, luogo sacro dove di solito è vietato anche solo bere un bicchier d’acqua? La carbonara la mangiamo sul divano o sulla sedia del tavolo? A voi l’ardua sentenza.

Carbonara, poi, fa da sempre rima con pennichella. Quindi, dopo esserci affidati per un po’ alle amorevoli cure di Morfeo, una bella doccia per rimetterci in forze. E cosa c’è di meglio che trasformare i nostri bagni nello stadio che abbiamo sempre sognato, dove cantare, urlare e ringraziare gli ottantamila venuti a sentirci? Moltissimi di voi non ricorderanno neanche d’essere così intonati: ma come è stato possibile non accorgersene prima? Avete decisamente sbagliato strada, anche se le vie del pentagramma sono, anch’esse, infinite. Rock, neomelodico, pop, death metal, tutto è ammesso, tranne saltare dal palco.

Ah, ok, come passa il tempo, sono le 18. Vado a sentire gli aggiornamenti e poi, magari, mi affaccio alla finestra e sento un po’ di musica…

 

 

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