Tempi tristi, da Agrigento a Roma l’Italia affonda

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Ma il dato ancora più triste è la cupa rassegnazione di un Paese che non riesce a reagire.

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Buona domenica a tutti. Ci ritroviamo dopo qualche settimana di assenza. Ed era meglio prima. Dunque, Agrigento è all’ultimo posto nella classifica della qualità della vita, che dire? Non ci stupisce, ci amareggia però, ci umilia. Si potrà obiettare certo che i parametri usati in questa classifica non tengono conto dell’aria, del clima, etc. etc. Ma sarebbe il solito stupido, esercizio di autoassoluzione, la verità è che siamo fermi da decenni e non vogliamo prenderne atto. Ma del resto siamo in buona compagnia, tutto il paese è così, fermo. È naufraghiamo disastrosamente in un mare di corruzione. E tutto questo sfacelo avviene in una sorta di cupa rassegnazione, il che costituisce il vero problema, nessuna reazione forte, si qualche protesta studentesca, si qua e là cortei, ma in fondo a prevalere e l’accettazione di uno stato di cose che appaiono immodificabili.

Il Paese che umilia i giovani, come ha appena scritto il Censis, umilia continuamente se stesso, si umilia e fa umiliare senza reagire. Roma è nel caos, l’ineffabile sindaco Marino fa il marziano capitato lì per caso, ma basta osservarlo per capire che è solo un pugile suonato che non ci capisce niente.

Ogni giorno leggiamo di politici che sono dentro una vicenda incredibile.  È l’Italia bellezza, diranno i più scaltriti, o più cinici. Certo non è l’Italia che volevamo.

Piccola nota finale, chissà com’è che in questo sfacelo, con le agenzie di rating che ci declassano a quasi spazzatura, lo spread rimane basso, misteri della Finanza, misteri di questi tempi tristi.

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One Response to Tempi tristi, da Agrigento a Roma l’Italia affonda

  1. Calogero Taverna Rispondi

    07/12/2014 a 17:50

    Sarà! ma io vedo tutt’altra realtà. In fin dei conti a Roma ci sto. Mi piace Marino. Sta pilotando Roma verso quel mio archeologico ideale: una Roma al centro tutta museo all’aperto in attesa di venire chiuso ai traffici e aperto all’accoglimento turistico. Mi piace questa nuova palingenesi che pare sfugga ai tanti, come al periferico uomo di Parigi che il giorno della presa della Bastiglia scriveva nel suo diario: oggi nella capitale francese, nulla di nuovo. Certo quel povero Marino deve vedersela con quel popolo merciaiolo sionista ed evasore che vede compromesse le loro bottegucce a reddito dichiarato zero ed a quello effettivo ultra locupletante, perché l’ampio spiazzo del Colosseo e della affluente mirabile emersione di fori imperiali e di solenni e maestose vestigia romane strozza le mal tenute strade dei loro commerci. Intanto Giggetto, se gli capita, ti dà una brodaglia per un piatto del giorno di pasta asciutta ai carciofi. come ebbi una volta a lamentarmi. E Racalmuto? povera Racalmuto! ufficialmente manco mille euro annui di reddito medio pro capite; in forza di una sofisticata statistica invece 13 mila e cinquecento euro pro capite. E se vedo le signorinelle passeggiare, tutte vestite costosamente a festa, e se noto i giovinastri con gli I/Pad all’ultima moda e quando scendendo da Bovo mi metto a contare la fiumana di macchine strombazzanti a targa “E” allora mi pongo la domanda: a chi dare ragione al pianto arricchito di Galluzzo o ai miei occhi? Sono spinto a credere che i miei occhi non mi ingannano; non ne hanno interesse alcuno.

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