Storia di un paese, Siculiana, che ama un Gesù nero

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“A Black Jesus”. Questa sera, all’Efebo d’Oro, in prima nazionale la proiezione del film di Luca Lucchesi

Siculiana processione del Santissimo Crocifisso (Foto di Alessandro Tedeso)

Questa sera alle 21,00, alla 42ma edizione dell’Efebo D’oro di Palermo, Festival del Cinema e Narrativa, la prima nazionale del film A Black Jesus, diretto da Luca Lucchesi e prodotto da Wim Wenders.

È un film, più che un documentario. È una bellissima storia di un paese, Siculiana, che ama un Gesù nero e di un ragazzo nero, ghanese, Edward, che sbarcato in Sicilia si imbatte in un Cristo del suo stesso colore e nella gente del posto che lo adora. Sembra tutto girare attorno un paradosso: un centro di accoglienza per immigrati non gradito ai paesani e la festa “di lu tri maju”, l’apoteosi, il culmine dell’amore, della venerazione verso il Santissimo Crocifisso. Contraddizioni che appaiono evidenti nella narrazione di questo documentario-film rendendolo carico di tensione emotiva e di un grande senso della vita, a cui ho partecipato interpretando me stesso: il prof di italiano L2.

“Sono Luca Lucchesi, il tuo numero me lo ha dato Annalisa”.

Alessandro Riccardo Tedesco

Era il mese di ottobre 2018 quando ricevo questa telefonata. Mi dice che stanno girando un documentario a Siculiana sugli immigrati e il Gesù Nero, vorrebbe riprendere alcuni momenti delle mie lezioni al Centro Sikania. “Ci vediamo al bar, qui al molo a San Leone, oggi pomeriggio”, gli rispondo.

Luca viene con Francesco, che non sono né santi né evangelisti, ma il regista e il suo fonico. Ci troviamo subito in sintonia con i due cineasti, benché ancora non abbia ben capito cosa andranno a fare, ci diamo appuntamento alla mia prossima lezione al Sikania.

Il mio ruolo nell’organigramma del Centro di Accoglienza Straordinaria (C.A.S.) Sikania era quello di insegnare l’italiano agli immigrati. Il professore di italiano L2, appunto.

Dopo il primo incontro con loro in aula, inizio a capirci molto di più su quanto Luca abbia intenzione di fare, vengono a riprendere più volte al centro Sikania, iniziamo insieme una sorta di collaborazione, ma non sono io l’elemento di interesse del documentario, ovviamente, ma i miei allievi e soprattutto Edward, un ragazzo guineano, cattolico che frequenta la chiesa di Siculiana e che è rimasto folgorato alla vista di quel crocifisso del Gesù nero, adorato dai siculianesi, portato in processione ogni mese di maggio da una cittadinanza devota, devota quasi al fanatismo, come solo i siciliani, la gente del sud  sa essere,  in quel paese dove loro, i neri, non sono graditi.

In una di queste giornate mi fermo a pranzo con loro e Luca mi racconta:

“E’ un viaggio senza muoversi, si gira qui a Siculiana, il paese di mio papà, a pochi chilometri da Agrigento, dalla Scala dei Turchi, dalla Valle dei Templi. Questo paese lo conosco a memoria, con la mia famiglia sono andato a Berlino che ero piccolo, ma ogni anno d’estate tornavamo a passare le vacanze al mare a Siculiana. L’anno scorso muore mio papà e mi ritrovo per la prima volta in questo paese senza mio padre. Volevo fare qualcosa che avrebbe fatto piacere a mio padre, vado così al Santuario che c’è su in piazza, la Chiesa Madre, a fare una preghierina. Entro in questa chiesa vuota, e imponente dietro l’altare il famosissimo e miracolosissimo Cristo Nero di Siculiana, che nonostante sia in croce è vivo. La chiesa era vuota, c’erano soltanto dieci africani bellissimi, neri come lui che in fila, piano piano, ordinatamente andavano sotto il crocifisso a fare una preghiera, fare offerte, prostrarsi davanti il Cristo nero. Questa immagine mi ha sconvolto, ho pensato fosse una metafora, ma non lo era, perché era vero, allora cos’è? È un documentario. È una storia, ma una storia raccontata non è più una storia, un unirsi di metafora e realtà. Ho iniziato a seguire questi ragazzi, ad appassionarmi della vicenda di un paese che prega un Cristo nero e parallelamente vive da vicino l’esperienza di un centro di accoglienza, uno dei più importanti strategicamente dell’Italia. Per “la festa di lu tri di maju” che è la festa che io ricordo con grande emozione, mentre facevamo le riprese durante la processione ci avvicinano dei ragazzi che erano appena arrivati da Lampedusa al centro Sikania, dei ragazzi ghanesi, divertiti, ridendo, e benché fossero freschi reduci da un viaggio terribile, ci chiedono felici: “But is it true? For you, in Europe Jesus is black?” La prima immagine di Gesù che avevano visto nel mondo occidentale, loro che erano cristiani, era un Gesù nero come loro. Da quel momento abbiamo seguito questi ragazzi per un anno nel loro vivere e convivere all’interno di questo paese”.

Nel film si concentrano la devozione dei siculianesi verso il loro Gesù, la determinazione e il sogno di Edward, il protagonista, di essere tra i portatori della vara del Cristo Nero e le contraddizioni della gente, dei vecchi del paese, una popolazione dall’età media altissima, che non ha “più voci di bambini tra le strade” – ripete uno degli intervistati -, vecchi, reduci della grande ondata di emigrazione degli anni ’50 e ‘60, rancorosi verso lo Stato, ostili verso l’umanità.

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Il film può essere visto in streaming su MYmovies.it. acquistando il biglietto per l’intero festival dal costo 4,90€, 
Introduce il film il regista Luca Lucchesi.
Ore 21,00
Link: Alle ore 21,00 www.mymovies.it/ondemand/efebo-doro
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