“Stare qui è un sogno”

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Racalmuto, Luigi Lo Cascio visita la casa-museo di Leonardo Sciascia

Man mano salivamo le scale della casa, con il silenzio interrotto dalla voce dei bambini, lo sguardo si fermava su pareti, porte, finestre, specchi e mobili che hanno visto nascere, in qualche modo, le parole diventate l’identità di un paese intero. Perché qui, come abbiamo già raccontato, è cresciuto Leonardo Sciascia. Qui, tra queste pareti, per la prima volta ha letto e ha poi scritto il grande scrittore scomparso il 20 novembre di trent’anni fa.

Luigi Lo Cascio, il grande attore e regista e scrittore con affetti e radici a Racalmuto, dentro la casa-museo di Sciascia – salvata e riempita di libri da Pippo Di Falco, ormai tappa importante della Strada degli scrittori – si è quasi commosso.

Sfogliando le prime edizioni di Pirandello, fissando il ritratto di Matteotti, giustamente collocato nella stanza delle zie. E poi su, al piano di sopra, nell’appartamentino dove visse lo scrittore da sposato con la moglie Maria e le figliole, Laura ed Anna Maria.

La suggestione che Luigi ha provato tra queste mura è indescrivibile. Perché questa casa, come tutti i luoghi degli scrittori, possiede una straordinaria potenzialità narrativa che consente a chi ha letto i libri di Sciascia, di rivivere, quasi dentro una pagina, un romanzo. Dalla finestra di una stanza, dove si trova una macchina da scrivere (non quella di Sciascia, ma uguale a quelle che lui utilizzava, le famose Olivetti 22), si intravede tra i tetti di Regalpetra/Racalmuto l’ex centrale elettrica, da trent’anni sede della Fondazione Sciascia, fa notare Felice Cavallaro, direttore della “Strada degli scrittori” che ha ospitato Lo Cascio per il terzo Master di Scrittura organizzato assieme alla Treccani e che tanto successo ha riscosso anche quest’anno. Suggestione su suggestione. “Penso alla finestra di Leopardi e alle case dei grandi scrittori – ha detto Lo Cascio – stare qui è un sogno”.

Luigi Lo Cascio con Felice Cavallaro a Racalmuto

Sfoglia ancora libri, diamo un’occhiata ai numeri della rivista Galleria, soprattutto quelle degli anni Cinquanta. Osserva le copertine delle prime edizioni dei libri di Sciascia, la collezione Sellerio, gli album e le fotografie. Il suo sguardo, poi, si ferma sulle case fuori. “Starei qui giornate intere – dice – tra questi dettagli evocati da qualsiasi cosa, persino dallo specchio di un armadio, da un lampadario”. Parliamo di Sciascia, del suo rapporto con Racalmuto. Da un’altra finestra si intravede il teatro, da un’altra ancora la chiesa del Monte e il palazzo comunale, dove un tempo c’erano anche le aule scolastiche dove lo scrittore ha insegnato.

Tutto è immutato in questa stanza, l’orologio da tanti anni fermo, sui mobili le statuine azzurrobianche… Potremmo dimenticare ogni parola, lasciare che il silenzio ci salvi e si dissangui la memoria…”.

Aleggiano qui, hic et nunc, i versi giovanili di Sciascia che anni fa proprio Lo Cascio ha interpretato a Racalmuto, di cui è cittadino onorario, sul palco del teatro Regina Margherita allora diretto dall’indimenticabile Andrea Camilleri. Ancora un libro tra le mani, una rivista antica che sta sul tavolo, la statuetta di San Calogero dietro la vetrina accanto al Fiore della poesia romanesca, introvabile libretto di Sciascia pubblicato nel ’52 con la premessa di Pasolini. Ma non c’è tempo, bisogna andarsene prima o poi. E poi tornare, ancora, in questo pezzo di cuore di Sicilia: che rimane, per Luigi Lo Cascio, spinto anche dal ricordo del bisnonno medico e filantropo Don Ciccu Burruano, un dolce ricordo. Non per niente proprio in quel suo romanzo – Ogni ricordo un fiore, pubblicato da Feltrinelli lo scorso mese di settembre – Lo Cascio dedica una pagina al paese. Perché anche per lui, anche se il mondo è grande e a tratti perfino troppo dispersivo, da qualche parte, passando dalla strada degli scrittori, trovi sempre Racalmuto.

GUARDA LE FOTO di ALESSANDRO GIUDICE JYOTI

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