Le Rubriche

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Sabato, 8 Marzo 2014

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Un contributo letterario con forte valenza sociale nella raccolta di ...

Giovedì, 6 Marzo 2014

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E Matteo il Magnifico si prese l'Italia

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E' bastato un blitz durato poche settimane e la determinazione ...

Sabato, 1 Marzo 2014

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Rubriche - Il Taccuino

L'ultimo capitolo del romanzo a puntate di Annamaria Tedesco


Gelosia. San Pietro in Vincoli

La zia TeresaDopo meno un'ora i due sposi si svegliarono bene, senza pensieri, erano dove erano. Il medico desto da prima, con gli occhi ridenti e il braccio indolenzito dal peso della testa di lei, si mosse piano per sfilarlo e scompigliarle i capelli con le dita libere.
- Sei perfetta, così con questa luce, resterei a guardarti per ore, ma dobbiamo uscire, vai prima tu.
- No, lasciami stare ancora un po' accucciata, vai tu in bagno.
Antonio si alzò, il corpo sodo, forte, bello, elegante nella sua nudità altera. Teresa non avrebbe voluto muoversi, ma lui fece in fretta e già la tirava per un braccio.

 

 

- Sbrigati ho una sorpresa per te. Voglio farti vedere una cosa.
- Cosa?
- Tirati su, poltrona.
- Uffa e va bene.

Si rivestì velocemente e aiutò sua moglie a far presto, era sempre un po' imbranata con le cerniere del vestito e con gli stivali. Fuori in strada le afferrò saldamente la mano, e la trascinò via. L'impatto con l'aria un po' fresca svegliò la donna e le diede energie, s'affiancò a lui e seguì naturalmente la sua falcata; da via Del Corso andarono ai fori imperiali poi costeggiarono il Colosseo e percorsero una stradina che Teresa sembrava conoscere.

- Sei stanca?
- No, mi piace.
- Ci siamo quasi!

Arrivati a San Pietro in vincoli, dentro la basilica, lui la spinse davanti al Mosè osservandola per un po' da dietro, alitandole sul collo, poi si mise al suo fianco e le strinse la mano ancora calda, il petto gonfio d'ossigeno si placò. I due sembravano ipnotizzati, solo per un attimo Teresa si chiese perché lui l'avesse portata lì, mentre una calma solenne l'avvolgeva e i battiti del cuore rallentarono permettendole di riprendere il controllo del respiro che prima era pronto a spezzarsi. Guardava con il suo uomo Mosè, pregna di lui.

Quando uscirono era già l'imbrunire, avevano una fame esagerata, ed entrarono in un ristorantino lì vicino. Al loro ingresso tutti si voltarono a guardarli, donne e uomini, Teresa si sentiva esposta, lui le sorrise e le sussurrò ad un orecchio:

- Ecco vedi, susciti desiderio in tutti gli uomini, che hanno la fortuna di poterti vedere così.
- Finiscila! Sono le donne che guardano te e gli uomini ti invidiano.
- No sei tu, sei così bella, chi non vorrebbe averti, chi?

Il ragazzo che faceva loro strada verso il tavolo era quasi imbarazzato, ma sorrise, lui le tolse la giacca e la fece accomodare sulla sedia, poi sedutosi di fronte a lei le accarezzò la mano. Ordinarono la pasta al cacio, la cicoria all'agro e un vinello frizzantino.

Mangiarono e bevvero troppo. Quando si avviarono all'uscita un ragazzo giovane e molto carino, ma chiaramente omosessuale, urtò Teresa.
- Pardon - le disse sorridendo.
- De rien - rispose Teresa.

Appena fuori stava per mettersi al braccetto di suo marito, ma questi infilò le mani in tasca.
- Che hai?
- Niente, cosa vuoi che abbia. Tu andresti con chiunque!
- Antò, non dirai sul serio, come puoi non capire, io voglio solo te, amo te.

Lui si fermò a guardare il suo viso le sorrise e la baciò con passione allo scoperto, poi aprì la bocca per parlare, stava per dirle qualcosa di fondamentale per lei, anche se ansioso, ma non ne ebbe il tempo, perché il suo viso stesso gli sfuggì, si scompose senza più traccia di tenerezza, una sorta di distrazione rapida, il suo sorriso aperto di prima, dissolto. Le ombre oscure erano tornate, gli occhi gli si allungarono come quelli dei criceti, le mani cominciarono a sudare, la pelle emanava un odore un po' più acidulo. Teresa riconobbe quei segni, gli stessi d'una eccitazione implacabile, feroce.

Antonio non la capiva, non le credeva, geloso s'incamminò davanti come se lei fosse un estranea, stringendosi fra le spalle.


Annamaria Tedesco


Le precedenti puntate nella rubrica "La zia Teresa"

PROVINCIA E DINTORNI

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Venerdì 14 marzo  incontro organizzato dall'Associazione CIFRA. Relatori Francesco Pira e Marco Trainito "I NUOVI LINGUAGGI DELLA POLITICA- Dalla retorica a Facebook,Twitter e Youtube- Dal "Vaffa" a "stai sereno".Questo il tema di un incontro che si svolgerà a Gela il prossimo venerdì 14 marzo organizzato dall'Associazione CIFRA (Cultura, Istruzione,Formazione, Ricerca, Autonomia) presieduta dal dottor Emanuele Antonuzzo, che introdurrà...

Redazione 06 Mar 2014 Notizie Provincia e Dintorni

Sciascia e Malgrado Tutto 

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Leonardo Sciascia

“Ho tentato di raccontare qualcosa della vita di un paese che amo e spero di aver dato il senso di quanto lontana sia questa vita dalla libertà e dalla giustizia, cioè dalla ragione…. Tutti amiamo il luogo in cui siamo nati, ma Racalmuto è davvero un paese straordinario”.

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Leonardo Sciascia

“Malgrado tutto”: per il mio amico Bufalino – e anche per me – è il più bel titolo che si sia mai trovato per un giornale. Malgrè tout: un francesismo, direbbero i puristi che contiene una visione delle cose illuministica, diderotiana.Malgrado tutto, Ottobre 1987

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Leonardo Sciascia

I giornali locali dovrebbero fare opposizione seria sui fatti quotidiani, sulle cose da fare, prendendo così il ruolo di opposizione vera che in molte amministrazioni viene mancando. Opposizione quindi non per principio, per il gusto di farla: ma opposizione sulle cose concrete.Malgrado tutto, aprile 1985

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Leonardo Sciascia

La democrazia, da noi, è più forma che sostanza. Non basta che i cittadini votino – e da noi si vota continuamente, troppo – perché un paese possa dirsi democratico. Il banco di prova è l’amministrazione della giustizia. E si suol dire, retoricamente, che l’Italia è la culla del diritto: e invece ne è la bara.Malgrado tutto, giugno 1984

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Leonardo Sciascia

Ci sono i magistrati buoni, ottimi, perfetti: ma le leggi non servono contro i buoni cittadini, servono contro i cattivi; quindi è contro il cattivo magistrato che si vuole avere una regolamentazione, una disciplina, al di là di quelle che già ci sono e non funzionano.Malgrado tutto, agosto 1986

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Leonardo Sciascia

E’ stato detto – ed è vero – che non c’è fotografia che nel giro di pochi anni non diventi bella per quel che vi si cristallizza di nostalgia, di rimpianto, di sentimento personale o collettivo. E insomma: perché è un ricordo. Malgrado tutto, giugno 1985

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