News Provincia e Dintorni

Rubriche - Il Taccuino

I fratelli. " Sei l'unico di cui possa fidarmi"

In ospedale, che si trovava a pochi passi da casa, lui giovane brillante primario con tutti fuori la porta ad attenderlo, si chiuse dentro il suo ambulatorio, doveva riflettere lontano da lei, ma gli era altimpossibile. Cosa stava facendo la sua piccola? Come avrebbe potuto sopportare la giornata? Oggi sarebbe stato un terribile giorno di riunioni importanti, sapeva di essere in ritardo, ma non riusciva a staccare il pensiero dalla sua Teresa, quando la caposala impaziente bussò alla porta seguita dall'infermiera. Lui squadrò le donne, cercando il suo volto, la sua età, il piacergli perchè erano donne della sua età oppure i capelli neri, oppure le labbra, il colore degli occhi, l'incedere e pensò che ne era ossessionato, poi si chiese:
- E se le baciassi? Oppure no. Cercherei l'occasione? E se la trovassi? Che rarità, anzi impossibile! - era innamorato.
E lei lì a casa ad aspettarlo, per quanto, quanto ancora? Bisognava avere meno timore possibile e buttarsi nel lavoro. In fondo stare nel compito lo sollevava. Passarono quasi dieci ore, finalmente la giornata di lavoro, finì; era in macchina, stava per raggiungere il fratello, ma il tratto dallo studio alla spiaggia era stranamente intasato di auto e pullman pieni di turisti. Solo dopo quaranta minuti Antonio parcheggiò la macchina e si avviò verso il mare. Man mano che camminava avvertiva tutto diverso, il vento che percepiva da casa qui era sferzante, s'insinuava dappertutto tagliava il viso, allora calcò con più forza il cappello sulla testa e si tirò su la sciarpa fino a coprirsi il naso. Alzò gli occhi verso il boschetto, senza paura.

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Rubriche - Il Taccuino

"Tra sogni e risvegli". Incubi e tenerezze

Alla sua carezza la donna si svegliò come a un richiamo, era freddo e gelato.
- Che ore sono?
- Le 3.20
- Del pomeriggio?
- No.
Capì che era tornato di nuovo quel sogno che l'inseguiva cupo, come uno spirito maligno e spaventandolo gli schiacciava il petto. Recuperò la sua voce placida e con i begli occhi cerchiati lo invitò.
- Vieni qui, raccontami.
- E' sempre lo stesso sogno.
- Mi piacciono i nuovi particolari, vieni qui.
altIl respiro di Antonio s'adattò al suo...
- Era giorno ed io ero lì sul molo di levante a passeggiare sulla banchina in basso, quasi a pelo d'acqua, che era limpida con qualche chiazza oleosa, quando la nuvola di nero annunciata da lunghe gambe sovrastanti, si aprì dilatandosi rotolandosi e li vidi là gli uomini lugubri in crocchio di sopra, e io con loro, che si spostavano sugli scogli e guardavano fisso, con espressione feroce il più debole, mentre l'ululante risacca sussurrava..."buttati in acqua, buttati in acqua". Ridiscesi atterrito, uno spasmo mi prese al petto e non s'arrestò, le ossa mi dolevano. Non potevo fuggire, mi seguivano, solo il mare al di là, intorno...
Accadde che di nuovo mi ritrovai a passeggiare lentamente, stavolta lungo la banchina superiore, da lontano di fronte a me di spalle una donna, bella, affascinante, ne intravidi il profilo, sotto il mantello nero strappato, dall'interno di fuoco, che offriva al mio sguardo le sue nudità rotonde che volevo disperatamente toccare, ma una mano si frappose al contatto e un'altra, un'altra ancora allontanò la mia marchiandola col fuoco.
Sarebbe bastato un piccolo passo per essere felice.

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Rubriche - Il Taccuino

"La camera da letto". Sangu me

La camera da letto era grande, ariosa e dava sul mare.
Il letto era "cunsato" con lenzuola bianche di lino ricamate finemente e la coperta abbinata, petali di fiori sparsi ovunque. Antonio s'accasciò sulla poltroncina davanti al letto e accavallando le gambe si accese una sigaretta guardando la moglie prepararsi per la notte. Teresa indossò una semplice camicia di seta, senza reggiseno sotto, così le trasparenze lo avrebbero messo più in risalto, sciolse i capelli lunghi, neri, appena tagliati durante il viaggio di nozze, si adagiò sul letto, lo chiamò:
- Antò...
- Susiti, vieni qui - le ordinò lui.
Lei esitò, poi obbedì, si sedette sulle sue ginocchia, mentre lui rise affondando la testa nei suoi capelli e il suo cuore cominciò a battere come impazzito quando Antonio le afferrò le gambe e cominciò a carezzarle e percorrerle gioioso, lasciando impronte con le mani che adesso scivolavano lungo il corpo a sfiorarle la pancia. D'un tratto, il marito proprio al culmine del piacere quando desiderava solo farla sua subito, di nuovo venne assalito dalla bestia della gelosia e non poté più toccarla.

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Rubriche - Il Taccuino

"A casa degli sposi". Tormenti

Con la scusa della stanchezza del viaggio Antonio aveva impedito ai parenti di accompagnarli nella nuova casa, liquidandoli con un "ci si vede domani, domani festeggiamo". Solo Mario e Giulia erano andati insieme agli sposini perché abitavano nell'appartamento attiguo al loro. Sul pianerottolo però si salutarono.
alt- Ciao Antò - disse Mario.
- In frigo troverete acqua fresca e frutta, e non preoccupatevi per la cena, ci ho già pensato, ve la porterò più tardi io stessa e se vi serve qualcosa non avete che da chiederlo – raccomandò loro Giulia.
- Va beh va beh, ora lasciateci in pace! - rispose brusco Antonio.
Giulia notando il sorriso triste e dolce di Teresa, che a suo modo tentava di scusarsi disse:
- Va bene, come volete, riposate tranquilli, però dovete nutrirvi. Benvenuti a casa, a più tardi cara.
Non riusciva tuttavia a staccarsi dal pianerottolo, nonostante Mario la tirasse per un braccio.
Antonio nel frattempo aprì la porta del suo appartamento, sbatté le valige a terra e si precipitò verso l'ultima porta del corridoio a destra, il bagno, chiudendovisi dentro. Teresa, sulla soglia, restò in piedi, immobile con la borsetta in mano a fissare il soffitto, aspettando con le braccia inerti, dopo un po' richiuse lentamente la porta di casa, facendo un cenno di saluto ai cognati, infine si avviò verso il bagno e bussò.

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Rubriche - Il Taccuino

" Arrivano gli sposi". Di ritorno dal viaggio di nozze

altEra un'ora assurda per arrivare ad Agrigento, le 14, la più assolata e calda di quella splendida giornata autunnale del 1961; il mare in lontananza lungo la strada che costeggia la stazione appariva striato, i templi brillavano nel sole accecante, una foschia confondeva tutte le linee che apparivano tremolanti, intorno il deserto. La città, il luogo avevano qualcosa di osceno sotto quel sole impudico, così come i muri sporchi della stazione ferroviaria fascista e le stesse scale marmoree.
Ad attendere gli sposini ad Agrigento Centrale i familiari: Mario, fratello di Antonio, alla macchina nel piazzale di sopra, Pasquale, il cugino, giù con le donne, le due sorelle di lei e la cognata Giulia, che aspettavano sedute su una panchina, in silenzio.
L'altoparlante finalmente annunciò l'arrivo sul binario uno del treno proveniente da Roma; le donne si alzarono, quando eccolo lì il treno all'improvviso arrivare come una fucilata con rumore di esplosione. I passeggeri cominciarono a scendere, mentre le sorelle si guardavano e scrutavano intorno cercando lei, Teresa, che apparve fra gli ultimi, sul predellino dondolante, con lo sguardo assente e sperduto, infelice. Le due sorelle Angela e Anna, intuirono che era molto turbata, ma d'intesa fecero finta di niente, le si avvicinarono e le stamparono sulle guance due baci a testa. Giulia invece non si avvicinò, perplessa. Dietro la sposa spuntò Antonio, come un falco; col suo abito di fresco di lana, grigio, la giacca sbottonata e la camicia bianca. Il dottore non rispose ai saluti, seccato da quella confusione e aspramente si rivolse alla moglie.
- Hai preso tutto? Dov'è la borsa nera?

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