Silvio Schembri, la “iena” che tutte le suocere vorrebbero come genero

|




Il talentuoso giornalista agrigentino si racconta a Malgrado tutto. “Se tre anni fa qualcuno mi avesse detto che sarei diventato una iena, avrei riso tantissimo. Agrigento Notizie il mio primo vero amore. Devo tanto ai miei amici”

Silvio Schembri

Impavido, diretto ma soprattutto disponibile e simpaticissimo. Eccolo il ritratto di come tutte le suocere vorrebbero i loro generi. Ma battute (fino a un certo punto…) a parte, si sta parlando – molto probabilmente – del giornalista più talentuoso che la nostra provincia in questo momento possa vantare. Lui è il “quasi mitico” Silvio Schembri, che dalle redazioni locali agrigentine è approdato in una delle più importanti e seguite trasmissioni televisive degli ultimi vent’anni, “Le Iene”. E a voi, cari lettori, non rimane che leggere le sue risposte.

Sei un giornalista molto giovane (classe 1991) e già con un curriculum professionale di assoluto rispetto. Ma andiamo con ordine. Hai iniziato al liceo a scrivere i tuoi primi articoli e a realizzare i tuoi primi servizi televisivi, il tutto “durante la ricreazione”. A scuola, avresti scritto e montato per l’intera mattinata, ammettilo…

E’ vero, non posso negarlo. In realtà ti confesso che ogni tanto scrivevo articoli anche durante le lezioni. Le insegnanti (che mi perdoneranno) pensavano che io stessi prendendo appunti sulla lezione. Ma in realtà scrivevo articoli da trasformare poi in bella copia su AgrigentoNotizie o da leggere per il telegiornale di Trm. Però sì, ho sempre saputo che questo lavoro mi sarebbe piaciuto e sarebbe stato il mio. Proprio perché, come dici tu, avrei montato e scritto in ogni momento.

Finito il liceo: corrispondente per l’emittente Trm, collaboratore del Giornale di Sicilia, addetto stampa della Fortitudo Agrigento. E ancora, responsabile editoriale di agrigentonotizie.it e collaboratore della redazione palermitana di Repubblica. Tanta roba, direbbe qualcuno. Ma quello appena scritto è solo parte del tuo curriculum professionale siciliano. Hai lavorato per quasi dieci anni in quella che tu definisci “la terra più bella del mondo”: che bilancio ne fai?

Il primo vero grande amore, AgrigentoNotizie

Credimi, tornerei a lavorare in ciascuno dei posti che hai nominato. E il bilancio non può che essere positivo. Sono state tutte esperienze stupende. A Trm, per esempio, ho fatto il mio primo approccio con la tv grazie al caporedattore Luigi Perollo che si è fidato di uno sbarbatello di quasi 17 anni. Poi al Giornale di Sicilia, dove Alfonso Bugea mi ha fatto da guida quando non ero nemmeno maggiorenne. Parlavi anche della Fortitudo Agrigento, dove ho trascorso degli anni bellissimi al fianco di Cristian Mayer e del coach Franco Ciani e dove ho conosciuto quelli che poi sono diventati alcuni dei miei più cari amici. A La Repubblica, dove Enrico Del Mercato e Alberto Bonanno mi hanno accolto e fatto diventare subito uno di famiglia. E poi il primo vero grande amore, AgrigentoNotizie, dove è praticamente iniziato tutto grazie a Marco Alessi. Lì ho iniziato come collaboratore poco prima che Marco affidasse la direzione del giornale a Michele Scimé e poi, dopo circa 7 anni da collaboratore, mi sono ritrovato a dirigerla io per Citynews, che nel frattempo aveva acquisito la testata. In quel giornale vive ancora un pezzo del mio cuore.

All’inizio del 2016 inizi la tua esperienza nazionale, diventando inviato per la trasmissione d’approfondimento “La Gabbia”, su La7. Decisamente un gran bel salto…

E’ stato tutto velocissimo e inaspettato. Ricordo ancora la chiamata della capo autori che mi chiedeva di essere a Milano il giorno dopo perché Gianluigi Paragone voleva parlarmi. Andai e mi ritrovai con il contratto per la stagione successiva. Mi è crollato il mondo addosso perché da un lato ero felicissimo, ma dall’altro ero spaventato dal fatto di dover abbandonare Agrigento, la mia famiglia, i miei amici, la mia redazione. Però poi l’ho fatto. Ed è stata la scelta giusta. Certo, si avverte sempre la lontananza da casa. Quando senti dire “vabbè, ma poi ti abitui” sappi che è una grandissima minchiata. Perché non ti abituerai mai a star lontano dalle persone che ami. Inizi a sentire la mancanza delle piccole cose, le tante piccole cose che facevi a casa, in città con gli amici, le più semplici abitudini. E ti mancano sempre. Certo, mi trovo molto bene a Milano. Ma questo è un altro discorso.

Se tre anni fa qualcuno mi avesse detto che sarei diventato una iena, avrei riso tantissimo

E arriviamo a quella che, probabilmente, è la collaborazione che più di tutte ti sta dando visibilità ma soprattutto la possibilità di raccontare l’Italia, ovvero il tuo lavoro a “Le Iene” su Italia1, trasmissione in cui – tra le altre cose – ti sei occupato di violenze e ingiustizie sui disabili, di beni confiscati alla mafia, di politica e malaffare fino all’annosa questione dei migranti. E’ un giornalismo che spesso fa “servizio pubblico”: come definiresti questa tua esperienza?

Se tre anni fa qualcuno mi avesse detto che sarei diventato una iena, avrei riso tantissimo. Non credevo ai miei occhi nemmeno quando ho varcato per la prima volta la grande porta di vetro con quella enorme scritta “Le Iene”. Definire questa esperienza? Straordinaria, unica. E’ una delle più importanti palestre televisive (certo, capisco che la parola “palestra” detta da me è poco credibile, ma è così…). Impari a fare tv, a fare indagini spesso delicate e difficili, ad avere a che fare con persone pericolose, difficili o bisognose d’aiuto. C’è di tutto. Questo posto mi piace tanto.

Questo posto mi piace tanto

Brevissima parentesi: sei una “sogliola” di scoglio o di mare aperto?

Eh, a saperlo! Ormai è il mio soprannome in redazione, e non solo. Nicola Savino, Matteo Viviani e Giulio Golia lanciano sempre i miei servizi con quel soprannome. Mi capita anche di essere chiamato così per strada. Ti dirò: mi sono affezionato a “Sogliola”. Penso che me lo porterò dietro ancora per tanto tempo.

Ami il cibo, la musica e il giornalismo. Se ti chiedessero di scegliere tra una Stella Michelin, un album da un milione di copie e il Pulitzer (anche se non scrivi in inglese, ma nella vita non si sa mai…) cosa faresti?

Oddio! Non saprei, credimi. Risposta proprio difficile da dare. Andando per esclusione ti direi che non sceglierei sicuramente il Pulitzer. Ma la scelta tra la musica e la cucina è davvero dura. Si può fare mezza stella e un album da 500mila copie?

Devo tanto ai miei amici

Domanda secca, #voglioesseresilvioschè: tra goliardia e sano sfottò, per i tuoi amici (e non solo) sei praticamente una star. Il segreto del tuo successo?

Mi fa tanto piacere che emerga tutto questo. Ma non lo definirei “un successo”. E se così fosse allora mi verrebbe da dire che il segreto sono gli stessi amici, che sono i miei primi sostenitori, i miei consiglieri, i miei confidenti. E hanno tutti, a vario titolo, un ruolo molto importante nella mia vita. Devo tanto ai miei amici.

 

 

Altri articoli della stessa

One Response to Silvio Schembri, la “iena” che tutte le suocere vorrebbero come genero

  1. Pepe' Montana lampo Rispondi

    14/05/2019 a 11:33

    Bravo.esagera sempre….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *