Signorina

di | 19 Set 21

Il racconto della domenica

Elena Musso

Che a volte, il cuore le scricchiolava. Appena, appena. Uno scricchiolio leggero, piacevole, come quando col piede calpestava una foglia secca. Quell’istante in cui quel rumore fragrante riempiva il silenzio era un momento di puro piacere prima che i suoi occhi cadessero sullo scompiglio di foglia rimasto a terra. Allo stesso modo, lo scricchiolio del cuore era il suono di un’emozione improvvisa, suscitata dal ricordo di un momento della sua vita, prima che il tempo trascorso le facesse vedere allo specchio i frammenti del suo volto di adesso.

Trascorreva giornate scandite da abitudini al ritmo di ore sbucciate dalle lancette dell’orologio sulla parete bianca della cucina. Riponeva biancheria e pensieri nei cassetti del guardaroba. Accarezzava il suo cane, mentre seduta sulla poltrona guardava programmi televisivi che neanche le interessavano.  La sua, ormai, era una vita dal rumore uniforme, fatta eccezione per quegli scricchiolii del cuore che la risvegliavano dal suo torpore. Aveva raggiunto quell’età per la quale, agli occhi degli altri, non era ancora circondata da quell’aura di saggia anzianità che l’avrebbe resa immune da domande e commenti sulla sua solitudine.

Così, i pochi parenti rimasti non perdevano occasione, specie dopo la morte dei suoi, per chiederle quando avrebbe pensato a trovarsi un uomo con cui dividere la sua vita. Lei rispondeva con un accenno di sorriso, mentre dentro di sè pensava a quanto sciocca fosse quella domanda. Un uomo. Come se potesse andare al centro commerciale e comprarlo scegliendolo, magari, fra decine di modelli esposti in bella mostra sugli scaffali. Questa idea la divertiva, e faceva sì che il suo accenno di sorriso si allargasse e i suoi parenti pensassero che sottintendesse a una qualche relazione che, al momento, volesse tenere segreta. Finivano di insistere con le domande e cominciavano a lanciarsi occhiate di intesa, immaginandola coinvolta in una storia clandestina che, prima o poi, sarebbero riusciti a scoprire.

Una vecchia zia, invece, non demordeva e continuava a tentare di proporle pretendenti, più o meno consapevoli, per accasarla. Sarebbe anche stata divertente, a pensarci, tutta quella concitazione per toglierla dalla sua condizione di nubile attempata ma era la rabbia il sentimento che le affiorava dentro in modo prepotente. Le faceva rabbia che tutte quelle persone che millantavano affetto nei suoi confronti non considerassero minimamente il fatto che, al di là dell’età, lei potesse avere nel cuore il desiderio di non incontrare chiunque ma di incontrare l’amore. Già, sembrava proprio che gli anni che si portava addosso come un fardello non le potessero più consentire di provare alcun sentimento che non fosse la disperazione per  la propria  solitudine. Una disperazione che, agli  occhi  degli  altri, doveva necessariamente spingerla ad accontentarsi  di  chiunque si  degnasse di  avere una seppur  minima attenzione verso di  lei. Si  affacciò alla  finestra. Un’esplosione di  sole  la investì  i n pieno. Passò qualche secondo prima che  i  suoi  occhi  si  adattassero  a quella  luce  invadente. Guardò  il  cielo di  un azzurro levigato dalla brezza  odorosa di  primavera.

Era  la stagione della rinascita. Guardò  l’orologio. Era  l’ora. Eccolo. Come tutti  i  giorni  lo vide giungere da lontano. Il  passo  svelto le  lasciava  credere che rivelasse  la stessa  impazienza che abitava  la sua attesa. “Buongiorno!” La voce calda e  forte la  raggiunse e  l’avvolse. “Bella giornata, eh?”. “Sì, si  sente la primavera”  gli  rispose c on un  sorriso. Le parole tra loro  riempirono l’aria. Si  incrociavano quelle di  lui  che  salivano fino alla sua  finestra  e quelle di  lei che  cadevano sulla strada. Era da  un mese, ormai, che  si  raccontavano così, tra la  finestra e  la strada. Non si curavano neanche  della vicina curiosa che  li  spiava. Si  erano visti  un paio di  volte  al supermercato, uno  scambio di  sguardi  e qualche  cortesia alla cassa. E proprio  la cassiera l’aveva informata che si  trattava  di  un bancario  trasferitosi  da poco in  città. Non era sposato e viveva  da solo in un palazzo nelle vicinanze. Una mattina, poi, mentre innaffiava i  fiori  sul  davanzale  lo aveva visto passare,  lui  aveva  alzato gli occhi  e l’aveva  riconosciuta. Era cominciata così. Un appuntamento quotidiano, all’inizio  apparentemente casuale. Lui  camminava  di  spalle a  lei , adesso. Lo guardò e il  calore del  sole le penetrò nel cuore. Un sorriso si  trasformò in  risata. Vide davanti  a sé gli  occhi  di  sua zia e  rise. Rise fino alle  lacrime. Ad un tratto, percepì lo scricchiolio al cuore e istintivamente si guardò allo . Ma stavolta, non erano frammenti del suo volto ciò che vide. Si ritrovò completa, in un’immagine che ricomponeva tutto il suo essere.

No, non si  sarebbe  accontentata.  Ora ne era certa.

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Racconto secondo classificato (ex aequo) al Concorso Letterario Nazionale “Raccontami, o Musa”, edizione 2021. Il concorso è promosso dalla Associazione culturale Musamusìa di Licata, presieduta da Lorenzo Alario, Presidente della giuria Raimondo Moncada. Direzione artistica Angela Mancuso. Tema dell’edizione 2021 “Noi, anime fragili”.

 

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