“Siamo un popolo di mandolinisti”

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Nostra intervista a Carlo Aonzo, mandolinista italiano di fama internazionale. “Ogni città ha talmente così tanta tradizione sullo strumento che ognuna potrebbe in pratica vantarne la paternità così come sta facendo Napoli”

Carlo Aonzo (Foto di Angelica Colombini)

Quanti sono i mandolinisti in Italia, che cosa rappresenta il mandolino nella storia  della musica? Ed ancora, gli italiani nel mondo sono ancora rappresentati da pizza spaghetti e mandolino? A queste e ad altre domande risponde il musicista Carlo Aonzo, mandolinista italiano di fama internazionale, che ha realizzato una serie di documentari, facendo conoscere questo strumento attraverso le sue città. Aonzo è nato a Savona,  ha collaborato con prestigiose istituzioni come l’Orchestra Filarmonica del Teatro alla Scala di Milano, e tante altre in diversi Paesi del mondo. Nel 2001, con la sua Orchestra, ha suonato in Vaticano per Papa Giovanni Paolo II.

Da chi hai appreso l’arte del mandolino?

È una tradizione di famiglia, da mio papà Giuseppe ‘Pino’ Aonzo e poi al Conservatorio di Padova con Ugo Orlandi

Quando nasce il progetto dei 1000 mandolini?

Nasce nel momento in cui tutti i concerti e le tournée vengono cancellate, quindi da un’idea del mio ufficio stampa che mi chiede di spiegare per quale motivo siamo “un popolo di mandolinisti”.

Che cos’è un mandolino: un oggetto magico, un compagno di viaggio, il libro delle cose perdute, l’orologio del mondo. Chi l’ha inventato?

Il mandolino evoca tutte le cose che mi chiedi in tutte le sue declinazioni. Per capire che è impossibile sapere chi lo ha inventato… basta seguire le nostre puntate di mille mandolini! 🙂

Quanti sono i mandolinisti in Italia?

Non esiste un censimento esaustivo, ma basta dire che noi stessi (che siamo del mestiere) pubblicando questo progetto, siamo rimasti sorpresi di quanto ‘mandolino’ ci sia in Italia in questo momento storico.

Il mandolino è uno strumento utilizzato nel ballo, nel liscio, nell’opera, nel cinema, nelle orchestre. E’ lo strumento preferito dai barbieri siciliani e  dai barbieri della Corsica.

Non solo: nella musica da camera, sinfonica, ma anche nel blues, nel rock, nel jazz, nel pop…è uno strumento versatile che sta avendo il suo riscatto.

Nel tuo viaggio sui mille mandolini ho scoperto che questo strumento è molto diffuso in Italia da Torino, a Genova, da Milano a Roma  ed in altre città…

Ogni città ha talmente così tanta tradizione sullo strumento che ognuna potrebbe in pratica vantarne la paternità così come sta facendo Napoli.

Carlo Aonzo in concerto. Foto di Paola Sogliani

Esiste veramente la trattoria del mandolino a Ferrara? Che cosa cucinano di speciale?

Cappellacci di Zucca e Salama da Sugo…insomma Cucina Ferrarese! Il mandolino è uno strumento peculiare e caratteristico anche per questa città.

Attraverso il mandolino hai raccontato con maestria la società italiana. Hai mai incontrato difficoltà nella tua lunga ricerca?

La difficoltà si è manifestata nello scegliere la mole di materiale a nostra disposizione; per produrre questa prima ‘stagione’ abbiamo vagliato migliaia di documenti e parlato con centinaia di persone, tutte sorprese che ci fosse un progetto di questo genere che celebrasse le loro stesse tradizioni.

A Modena esiste un concorso internazionale per il mandolino che è arrivato alla settima edizione?

Un punto di riferimento mondiale per i mandolinisti solisti, ma non solo a Modena, ci sono molte altre iniziative del genere in tutta Italia.

Dal tuo viaggio ho appreso che Milano è considerata la capitale del mandolino, come la mettiamo con Napoli?

E  con Genova? Torino? Venezia? Roma? Insomma tutte le altre!

Perché molti musicisti in Giappone sono così attratti dal mandolino ed eseguono brani straordinari come La fuga dei tritoni?

Per loro si tratta ormai di una tradizione secolare che li ha portati a raccogliere devotamente e in maniera oculata interi archivi preservando e valorizzando la nostra cultura. Tra le diverse Università del Paese c’è rivalità nell’avere l’orchestra mandolinistica migliore che diventa il fiore all’occhiello dell’istituzione.

Un giorno in una sala da barba un avvocato siciliano disse testualmente:- “In questo salone il mandolino si suona meglio della Scala di Milano e tutti lo guardarono male”

Le barberie sono stati luoghi di produzione musicale di grande rilievo non solo per l’esibizione estemporanea e il ritrovo; funzionavano anche come vere e proprie scuole di musica! La maggior parte dei grandi virtuosi mandolinisti del passato deve a questa prassi la propria formazione musicale. Riguarda l’Italia ad ogni latitudine e possiamo andare indietro fino al ‘400 con Pietrobono dal Chitarino a Ferrara, Giacomo Sartori in Trentino, mio papà a Savona, Giovanni Gioviale e molti altri siciliani…

Tu hai ricevuto il primo premio come mandolinista in America. Mi racconti questa storia?

Sono diventato ‘campione americano’ di mandolino nel 1997 al Festival di Winfield nel Kansas, è stata la mia prima volta negli USA. Da allora ho sempre fatto almeno 2 o 3 tournée annuali fino ad oggi, arrivando fino alla Carnegie Hall di New York

Nei tuoi filmati ci sono spezzoni molto interessanti: Charlie Chaplin che dirige mandolinserenade, nel film “Il re di New York”, Renato Carosone con l’assolo di mandolino in tu vuoi far l’americano,  Alberto Sordi che esegue una serenata e si iscrive alla Siae con il mandolino. Abbiamo scoperto brani musicali di altissimo livello con il mandolino utilizzato come strumento colto e raffinato.

E ci sono ancora un sacco di sorprese! Continuate a seguirci.

Carlo Aonzo (Foto di Filippo Belini)

Qual è l’obiettivo che ti sei posto con i mille mandolini?

Un obbiettivo ‘cavalleresco’, quasi alla Don Chischotte, cioè quello di ‘scalfire lo stereotipo’…in realtà si tratta di creare una consapevolezza tra gli addetti ai lavori che non devono sentirsi soli, anzi parte di un progetto importantissimo e fondamentale per la valorizzazione della nostra cultura.

Il mandolino è stato lo strumento per eseguire la musica barocca nelle corti italiane e allo stesso tempo lo svago per le classi popolari?

Si, anticamente i documenti ci raccontano alterne vicende e vediamo lo strumento protagonista delle diverse estrazioni sociali e culturali a seconda della collocazione geografica e temporale.

Ma è vero che il cardinale Barberini era un virtuoso suonatore di mandolino?

Esiste un suo inventario dove vengono elencati tra gli altri oggetti “custodie per li mandolini’. Questa fonte del 1636 è importante già solo per il fatto che è la prima volta che nella lingua italiana compare il termine ‘mandolino’. Non sappiamo se il cardinale stesso si dilettasse con il mandolino, ma comunque sappiamo che questi strumenti facevano parte della dotazione e della vita di corte.

Il mandolino napoletano è considerato un violino a pizzico?

È una teoria accreditata che l‘accordatura per quinte sia stata mutuata dal violino in un momento di sviluppo di uno strumento a pizzico preesistente. Questo sembra essere avvenuto circa a metà del ‘700. Se però andassimo indietro in epoca medievale, possiamo anche affermare che il violino potrebbe essere un ‘mandolino ad arco’, accreditando la teoria che le corde degli strumenti venivano sollecitate in maniere diverse.

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One Response to “Siamo un popolo di mandolinisti”

  1. Avatar

    Armando bucciante Rispondi

    10/06/2020 a 18:12

    Molto puntuale e interessante, aggiungo per esperienza personale, quanto la musica mandolinisti a abbia la capacità di entusiasmare e vitalizzare i luoghi di cura come gli ospedali o le case di riposo dove si sono esibite l associazione mandolinistica romana e il circolo bertucci in un recente passato. Suggerisco perciò ai musicisti mandolinisti di iscriversi all associazione donatori di musica presente a Roma.

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