Shoah, la storia urla dentro di noi

da | 26 Gen 22

Con le voci di chi non c’è più. Viviamo il Giorno della Memoria per accendere nuove luci e impedire l’oblio su una ferita ancora sanguinante

Parigi, Memoriale della Shoah (Foto di Raimondo Moncada)

Silenzio. Dovremmo fare tutti silenzio e fermarci, immobili, a occhi chiusi nella stessa ora, nello stesso minuto, nello stesso istante, in tutto il mondo, fino a sentire dentro di noi il brivido della storia, ancora viva non nei libri ma nelle carni dei sopravvissuti, dei figli dei sopravvissuti, dei nipoti dei sopravvissuti.

Lo scrivo pensando a come vivere il 27 gennaio, giorno della memoria, istituito per ricordare e commemorare le vittime della Shoah, dello sterminio del popolo ebraico pianificato dalla mente criminale nazista, dalla malvagia follia di Adolf Hitler, con il sostegno dei suoi alleati e tra l’indifferenza, complicità, accettazione di un popolo osannante.

Rifletto, col peso dell’eredità del passato, per dare un senso a questa ricorrenza al di là delle doverose celebrazioni, al di là delle meritevoli attività di ricerca e di conoscenza nelle scuole: ecco cosa è stato! ecco di cosa è capace il genere umano! Ricordiamo, non stanchiamoci mai di farlo affinché quello che è accaduto non si ripeta sotto altre forme, sotto altri regimi, con altre menti perverse, con altri popoli sedotti dal male che, individuato il nemico da odiare, marciano per eliminare ogni sua presenza dalla faccia della terra senza alcuna pietà umana (riecheggia sempre il monito di Primo Levi).

Gildo Moncada

La mia memoria è quella della mia famiglia vissuta in quel periodo, nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, con mio padre Gildo Moncada, siciliano di Agrigento che a sedici anni in Umbria decise di entrare in una brigata partigiana e stare con quella parte dell’umanità schierata a combattere con tutte le proprie forze contro i responsabili della Shoah, contro chi avrebbe voluto dominare da sadica “razza eletta” il mondo togliendo di mezzo ebrei, oppositori politici, indesiderati. E allora chiudo gli occhi e sento scorrere il sangue della mia famiglia, con la sofferenza di allora, gli orrori di allora, l’emarginazione, l’esclusione, l’umiliazione, l’irrisione, la violenza, la deportazione, il terrore, quei treni bullonati con dentro umanità trattata peggio delle bestie che partivano anche dal mio Paese, dall’Italia, per i campi di concentramento, per le fabbriche di sterminio, per la soluzione finale, ad Auschwiz, Chełmno, Dachau, Treblinka, Buchenwald …

Chiudere gli occhi e fare silenzio dentro di sé per attivare processi di empatia e impedire che ci prendano fenomeni di distanza, di già visto, di abitudine, di sovrabbondanza di foto e video provenienti da epoche storiche ormai lontane da noi.

La storia è ancora viva e, in silenzio, urla dentro di noi con le voci di chi è stato perseguitato, di chi è stato internato, di chi è stato schiavizzato, di chi è stato ossificato, di chi è stato cremato, di chi non c’è più.

Silenzio, come il silenzio che mi ha avvolto entrando il 25 agosto 2014 nel Memoriale della Shoah di Parigi, e fatto tremare nella Sala della fiamma sempiterna davanti alla facciata in legno di una baracca proveniente da uno dei tanti lager nazisti dove ogni traccia di umanità è sparita.

Raimondo Moncada

“Meditare su quanto avvenuto è un dovere di tutti” ci ricorda Primo Levi nell’appendice al libro Se questo è un uomo. Quanto accaduto nel cuore della civile Europa può ritornare, ovunque e in ogni epoca, “con una violenza tale da sbaragliare tutti i ripari. Le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”.

Gli uomini e i gruppi di uomini disturbati esistono ancora e ce ne sono pure legati a quell’ideologia d’odio che ha ucciso nei lager milioni di esseri umani privati di ogni elementare diritto, di ogni valore; così come esistono uomini e gruppi di uomini che negano, o magari giustificano, l’esistenza ti tanta mostruosa atrocità.

Vivere allora il Giorno della Memoria per ricordare o conoscere, per meditare su ciò che è accaduto e che non dobbiamo più fare accadere, per aprire gli occhi e stare in guardia, per rinforzare gli anticorpi personali e del sistema immunitario collettivo, per accendere nuove luci e impedire l’oblio su una ferita ancora sanguinante.

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Da

https://raimondomoncada.blogspot.com/2022/01/shoah-luci-contro-loblio.html?m=1

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