Settestrati. Tenetevi forte, perché adesso inizia la magia

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Sicilia gastronomica. L’appuntamento del venerdì con la rubrica di Antonio Fragapane

Antonio Fragapane

Glassa al cioccolato, Bisquit al cioccolato, Bisquit al cacao, Mousse al cioccolato, Bavarese alla nocciola e Croccante. Ecco a voi le tappe di un percorso che farà andare in visibilio le vostre papille, ma anche – ne sono più che convinto – la vostra anima.

Tenetevi forte, perché adesso inizia la magia. Provate, infatti, a pensarci solo per un attimo: il cucchiaino, prima, affonda nella morbida glassa al cioccolato, poi, man mano, la consistenza dei vari livelli si fa sempre più corposa, sembra quasi che voglia resistervi, ma invano. Infine, giungerete alla base di tutto, il croccante, su cui dovrete imprimere una pressione più decisa, per poi sentirlo cedere. Crok, è fatta.

A questo punto, assaggiate, con lentezza e a occhi chiusi, ripercorrendo in bocca esattamente la via maestra intrapresa poco prima dal cucchiaino che tenete in mano. E la magia, fidatevi, si trasformerà in estasi. Poi, ripetete più e più volte, fino a scorgere il fondo del piattino che avete davanti.

Vi siete appena innamorati della “Settestrati”, nell’isola ancora molto conosciuta come “Setteveli”, ma impropriamente, perché quest’ultima è un marchio registrato fuori dalla Sicilia e, quindi, non ci appartiene. Un autentico tripudio delle migliori e più prelibate elaborazioni del cioccolato, a voler evidenziare – ancora una volta – il calibro di questo ingrediente, importato da molto lontano tanti secoli fa, ma subito assunto a pieno titolo come elemento tipico di numerose nostre ricette.

A concepirla esattamente così come descritta, è stato Salvatore Cappello, il mastro cioccolatiere dell’omonima pasticceria palermitana, che potrete trovare (e visitare) nelle vicinanze dell’itinerario arabo-normanno tutelato dall’Unesco.

Ma l’originale “Settestrati” panormita vanta anche delle ottime imitazioni, che in realtà sono veri e propri omaggi al maestro. Come in territorio agrigentino (a Raffadali), dove ne preparano un’intrigante versione “semifreddo” e – con gli stessi ingredienti, ma con l’uso di una tecnica ovviamente diversa – un’edizione “gelato”, e dove non poteva certamente mancare anche una verde variante, al pistacchio. Ora, immaginate il percorso gustativo appena descritto, ma declinato “al freddo”, in piena estate e con le temperature isolane che trasformano una qualsiasi ombra in una chimerica oasi.

Lo so, avete ragione, lo ammetto, non esistono parole per descrivere tutto ciò, infatti smetto subito. E chiedo umilmente venia…

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