Sea Watch. L’ennesima gara di disumanità tra l’Italia e il resto d’Europa

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 Poco importa chi soffre e chi muore, poco importa che vengano violati i più elementari diritti umani. 

Lo scaricabarile tra italiani e olandesi a proposito delle responsabilità sulla Sea Watch e sui 47 migranti, è la più recente puntata dell’ennesima gara di disumanità di cui è protagonista non solo l’Italia ma tutta l’Europa. Poco importa chi soffre e chi muore, poco importa che vengano violati i più elementari diritti umani. Piuttosto che aiutare gli scafisti è meglio lasciare in mare coloro che li hanno pagati per fuggire dalla fame e dall’orrore. E’ come dire che è meglio lasciar morire i tossicodipendenti piuttosto che favorire gli spacciatori. Perché non lo facciamo? Perché i tossicodipendenti non li lasciamo morire come i migranti? Costoro possono annegare in nome di regole e di una giustizia che vorrebbero colpire trafficanti, speculatori e scafisti, e così pure i tossicodipendenti, se li lasciamo morire, tolgono ai trafficanti il mezzo del loro sostentamento e arricchimento.  E in effetti penso che molti vedrebbero volentieri morire i tossicodipendenti così come voltano le spalle agli annegati nel Mediterraneo.

Vi è una profonda ipocrisia nel senso di giustizia che sceglie l’olocausto delle vittime per poter punire dei colpevoli. Forse vi è anche un piacere nel veder morire, un gusto inconfessabile che in certi momenti e in certe epoche si scatena un po’ come la curiosità che prende gli automobilisti quando sulla strada vi è stato un incidente e passando lentamente diventa irrefrenabile il desiderio di vedere corpi squassati e lamiere contorte. Nessuno lo confessa perché prevale la vergogna, ma la polizia stradale sa bene quanto sforzo deve fare per far accelerare gli automobilisti curiosi che finiscono con l’intralciare il traffico e le operazioni.

Qual è oggi il nostro atteggiamento verso il dolore altrui? Disinteresse? Piacere sadico? Indifferenza? Gregor Samsa, il tragico protagonista della Metamorfosi di Kafka un giorno si svegliò e scoprì di avere delle esili zampe al posto delle braccia, e delle antenne che si agitavano nella testa nera e lucida. Il giorno prima era un uomo e si svegliò da insetto. Quando morì, e morì da insetto, i familiari chiusero la porta e uscirono, quasi come se niente fosse accaduto. Il padre, la madre e la sorella “lasciarono tutti e tre insieme la casa e andarono fuori città in aperta campagna. La vettura in cui si trovarono soli, era traversata da caldi raggi di sole. Comodamente appoggiati, esaminarono le possibilità per l’avvenire, le quali a un esame più accurato non si mostrarono punto cattive”. Ma per l’Italia e per l’Europa non andrà così. Negato il dolore altrui grazie alla ripugnanza che italiani e europei provano per i disperati della terra, i quali non inducono più a pietà, si illudono che, liberatisi dell’insetto, il futuro potrà tornare a sorridere. Non sarà così, perché una volta innescata la miccia, ciascuno diventerà l’insetto dell’altro e quel senso illusorio di superiorità di chi irride al sentimento dell’umano appellandolo con il termine buonista, come se esso fosse un’ingiuria da cui i duri e i forti sarebbero compiaciutamente immuni, metterà a nudo il servilismo rassicurante di chi inneggia al decisionismo del capo.

L’Italia, l’Olanda e gli altri paesi europei, dove, più o meno dappertutto, un’infima minoranza possiede un’immensa ricchezza, litigano goffamente sulla pelle e sulla vita degli immigrati e dei disperati rimbalzandosi le responsabilità. Essi sono l’espressione più triste di un fallimento vero, quello umano. A qualcuno sembrerà una piccola e irrilevante cosa. Ed è proprio questo il problema di oggi. L’antica affermazione di Terenzio secondo cui se sono un uomo non reputo niente di estraneo in ciò che è umano, si è trasformata così: se sono un uomo reputo qualcosa di estraneo in ciò che è umano e per questo lo vedo come un insetto.

foto da  internet

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