“Sciascia va liberato dalla sicilitudine”

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SCIASCIA 1989/2019 Lectio magistralis di Matteo Collura alla Biblioteca Lucchesiana di Agrigento. “Mi piacerebbe che Sciascia venisse ricordato come colui che visse in libertà, in assoluta libertà

Odore di libri e legno antico rendono questa sala della biblioteca Lucchesiana di Agrigento ancora più affascinante. Luogo reale e letterario scelto da Matteo Collura, giornalista e scrittore, per commemorare, il 20 novembre, l’amico Leonardo Sciascia a trent’anni dalla scomparsa. Un ricordo commosso quello di Collura, autore di quella bellissima biografia dedicata al maestro di Regalpetra.

La sala della Lucchesiana era stracolma. La città di Agrigento ha così ricordato, alla presenza anche delle autorità cittadine, un anniversario importante, legato all’assenza di uno dei più grandi scrittori e pensatori dell’Italia del Novecento.

Prima della lectio magistralis di Matteo Collura è intervenuto don Angelo Chillura, direttore della storica biblioteca che ha ricordato anche il valore storico-letterario della Lucchesiana di cui Sciascia, ricordando Pirandello, ha scritto. È stato anche proiettato un breve filmato di Diego Romeo dedicato al ritorno di Collura nella casa palermitana di Leonardo Sciascia, accompagnato da Anna Maria Sciascia, figlia del grande autore. Poi  l’intervento di Collura nel silenzio di una sala divenuta, per quella sera, il luogo ideale per ricordare uno scrittore.

La memoria per lui ha un futuro – dice Collurae il suo ricordo, dopo 30 anni, è vivo. A trent’anni dalla scomparsa Sciascia non è uno scrittore dimenticato come di solito in Italia avviene per romanzieri e saggisti di vasta fama durante la loro vita. È il caso si parli, anzi, di persistenza della memoria che fa dell’autore del Giorno della civetta un immancabile protagonista del dibattito culturale e politico dei nostri giorni, ampiamente citato negli articoli di giornale e nei talk-show televisivi”. Nella lectio di Collura, letteraria e civile, un lungo viaggio nella tradizione degli scrittori siciliani, da Verga a Lampedusa, fino a Bufalino e Sciascia. E poi Manzoni, Pasolini. Gli illuministi cari a Sciascia. E Pirandello. Ma Verga è rimasto il più grande scrittori del 900? È scrittore utile Lampedusa?

È ricordato Leonardo Sciascia – su questo Collura non ha dubbi – il suo percorso intellettuale ha dato all’Italia del Secondo Novecento non soltanto lo specchio in cui guardarsi, ma i rimedi per correggere i difetti che lo specchio inesorabilmente rifletteva. Lo specchio. La letteratura come specchio, le pagine di uno scrittore come specchio che riflette la Sicilia della mafia e dell’antimafia”.

Sciascia con la moglie a Parigi (foto F. Scianna)

E ancora, le eresie dell’eretico, i professionisti dell’antimafia, i libri alti di Sciascia, da Porte aperte a L’affaire Moro, passando attraverso miserie, misteri e ingiustizie di un Paese chiamato Italia. “Opere – dice Collura – che idealmente collocano l’autore in una sorta di appendice della grande letteratura francese dei ‘j’accuse’. I suoi modelli, oltre al pedagogico scetticismo di Montaigne, furono i fatti, Voltaire, Zola, Gide. E su tutti, Alessandro Manzoni, l’autore di Storia della colonna infame, opera che, Sciascia ancora ragazzo, gli fece intendere la letteratura come azione morale”.

E poi la Sicilia:Sciascia va liberato dalla sicilitudine che lo avvolge in una nebbia che non lascia intravedere altro. Sciascia non c’entra niente con la Sicilia del folklore e del divertente intrattenimento. Per lui la Sicilia era la metafora del mondo… metafora di un mondo, la Sicilia, la cui desertificazione ideologica è la stessa che denunciò Pier Paolo Pasolini”.

Matteo Collura ha ancora un’altra certezza: Sciascia e Pasolini sono stati gli intellettuali più importanti del Secondo Novecento italiano. Sciascia, le lucciole perse e ritrovate, l’avventura dello zolfo. Un ricordo, quello di Collura ad Agrigento, che ha lasciato sicuramente il segno ai numerosi presenti. Che lascia un segno in questa città e in questa provincia. “Mi piacerebbe che Sciascia venisse ricordato – ha concluso Matteo Colluracome colui che visse in libertà, in assoluta libertà”.

LE FOTO di ANGELO PITRONE

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