Sciacca, quel mondo dolente e infelice che viene fuori dalla politica locale

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Lettera ai dispensatori di consigli: con una responsabilità addosso non durereste che una settimana

Massimo D’Antoni

Sciacca continua a dimostrare di volere essere il luogo della conoscenza senza appello: una irripetibile “piazza di scontro” tra opposte fazioni, dove tutti i contendenti pretendono di saperla lunga e di avere ragione.

La mia città è così oggi il crocevia di una fiera della presunzione collettiva, nella quale la capacità generalizzata di “prevedere il futuro” fa il paio con la facoltà diffusa di sapere (naturalmente in anticipo) cosa sia giusto e cosa no.

Ne viene fuori un mondo dolente e infelice, tra accuse, ripicche, attacchi e sentenze pronunciate senza conoscere le cose (ad esempio le ragioni vere di talune scelte, a partire da quelle compiute non certo a cuor leggero).

Un clima litigioso, che viene cavalcato da una politica locale che dimostra solo di obbedire sempre e solo al vecchio adagio: “levati tu che mi ci metto io”. Ho sempre pensato che stare all’opposizione sia l’esercizio più facile del mondo. Una considerazione che, per quanto mi riguarda, vale per chi oggi è in minoranza, ma anche per chi oggi sta amministrando. Un’impostazione che, dunque, se vale per le parti in causa oggi, valeva in egual misura e a parti invertite per quelle in causa ieri e l’altro ieri.

Chi è all’opposizione se la sbriga sempre facilmente, interpretando (nella maggior parte dei casi) i sensi peggiori di una comunità bisognosa di scontro e di sangue. Chi è al governo invece scopre improvvisamente, di fronte ad un problema, di essere in grado di spaccare il capello in 4, in 8, perfino in 16 pur di giustificare la propria manchevolezza. Eppure quando era all’opposizione non aveva interesse a dimezzare un panino, altro che spaccare il capello in 4.

La verità è che agli schiacchitani piace (da morire) piangersi addosso (io che scrivo non mi autoescludo). E lo specchio di questa comunità è una politica che naturalmente litiga, immaginando che il cittadino non dubiti della bontà della propria tesi. E così, dai fuochi d’artificio che non si sono fatti al biodigestore alla Kronion, tutti sanno tutto, tutti hanno una spiegazione, e tutti si sorprendono del fatto che la propria soluzione non sia stata adottata da chi di dovere.

Piace da morire, tuttavia, allo sciacchitano, dispensare i propri consigli stando comodamente seduto in poltrona, senza responsabilità, senza firme da apporre, senza la necessità di fare economia, di rispettare gli equilibri finanziari e quelli sociali. Dagli un ruolo di responsabilità allo sciacchitano dispensatore di consigli: non durerà che una settimana. Dopodiché tornerà comodamente a sedere in poltrona e a dare le pagelle agli altri.

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Mssimo D’Antoni, giornalista professionista, è il Direttore di Tele Monte Kronio

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