Sarà un primo giorno di scuola importante. Buon anno scolastico a tutti

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Avrà ugualmente l’odore dello zaino nuovo, il profumo della gomma da cancellare, il rumore stridulo del gesso sulla lavagna

Valeria Iannuzzo

Chi mi conosce pensa che io abbia pessima memoria, che dimentichi spesso le cose, che non ricordi fatti o persone. In realtà non è del tutto vero perché, sebbene nei miei ricordi ci siano dei veri e propri black out, come molte persone ho affinato nel tempo una speciale memoria. Io ricordo le cose che mi piace ricordare, quelle che emotivamente mi fanno stare bene, che risultano utili alla mia sopravvivenza. Di contro cancello tutto il superfluo, il banale, il marcio, l’inutile, il non indispensabile. Ecco, a dire il vero non godo di pessima memoria, ma di una memoria selettiva, personale, anzi personalissima.

Ricordo, per esempio, come se fosse oggi, il mio primo giorno di scuola alle elementari. Le immagini, gli odori, le emozioni legate a quell’esperienza sono talmente nitide e forti da apparire quasi reali. A farli riemergere non ci sono foto, storie condivise sui social o video: ai miei tempi non si usava. C’è invece una forte memoria emotiva che mi ha permesso di conservare per oltre quattro decenni i ricordi più importanti.

Ad accompagnarmi a scuola c’era mia madre, con il suo profumo di sapone di marsiglia e i capelli nero corvino. Mi presentò alla maestra, che non conoscevo affatto, e mi fece sedere in uno dei tanti banchi disposti su tre file in un immenso salone. La mia era una scuola parificata, gestita dalle suore di San Vincenzo, e le aule erano sistemante al pian terreno di un Palazzo secentesco.

Aule enormi, con tetti altissimi, in cui ogni suono veniva amplificato in maniera naturale, tanto da non rendere neanche necessario che la maestra/suora alzasse la voce perché comunque la sentivamo tutti. Io con il mio grembiule bianco e il fiocco blu ero seduta in un enorme banco insieme a tante altri bambini di cui non conoscevo né i nomi né le facce. Eravamo quasi tutte femmine e solo un maschio, un bimbo buono come il pane, di una bontà veramente unica. Dei miei compagni di prima ricordo bene quella che subito mi sembrò una raccomandata, non perché l’insegnante la trattasse in maniera diversa, ma per il modo in cui si atteggiava. Si vedeva che aveva la puzza sotto il naso. Non so cosa le abbia riservato il destino, ma non credo sia andata molto lontano. Ma di quel giorno, che odora ancora di zaino nuovo, gomma profumata e matita temperata, ricordo una bambina, alta per la sua età, che tra urla e calci cercava di scappare dalla classe aggrappandosi alla mamma. Tutti impietriti e increduli stavamo lì a guardare perché non capivamo per quale motivo si comportasse in quel modo quasi indemoniato. Il primo giorno di scuola alle elementari era stato una conquista per tutti, ci sentivamo grandi e anche se emozionati eravamo felici di stare seduti in quei banchi con quell’enorme lavagna nera davanti. Dopo un susseguirsi di urla, spintonate e calci, durati un tempo non quantificabile, la mia nuova compagna di classe raggiunse l’apoteosi: tirò il mento al petto, raccolse il respiro sino a riempire i polmoni e in men che non si dica sputò a sua madre.

Una platea di bimbi di sei anni assistette incredula a questa scena. Nessun bambino ai miei tempi poteva permettersi tanto. Le urla, i calci erano già un’eccezione, figurarsi lo sputo. Rimanemmo tutti in silenzio, mentre la maestra trascinava al suo banco quel piccolo demonio di prima elementare.

Sono passati tanti anni, ho visto tante cose, ho fatto mille esperienze, ma quella scena rimarrà sempre viva nella mia mente. La buona educazione non ha tempo, non ha classe, non ha età, rimane sempre un valore irrinunciabile. Ed è proprio questo il principio fondamentale che da sempre cerco di trasmettere ai miei studenti sin dal loro primo ingresso alla scuola elementare. E lo sarà anche quest’anno in piena emergenza Covid. Il rispetto delle regole, delle cose, delle persone oggi più che mai diventa imprescindibile e la scuola si trasforma in un cantiere di vita, dove ogni norma, ogni raccomandazione, ogni disposizione devono essere appresi e costantemente applicati.

Lo so che sarà dura perché guardandosi intorno i nostri bambini si sentiranno disorientati e si chiederanno perché in piazza gli adolescenti non indossano le mascherine e noi invece a scuola dobbiamo. Si chiederanno perché in spiaggia la scorsa estate nessuno si preoccupava del Covid e invece adesso noi a scuola dobbiamo. Si chiederanno perché sui social – strumenti a loro familiari- molti fanno selfie a distanza ravvicinata l’uno con l’altro, e noi invece a scuola non possiamo stare vicini. Si chiederanno il perché di tanta discrepanza, ma non tarderanno certamente a capire che la scuola è il luogo dove apprendere il rispetto delle norme e delle regole. Basta. Non sarà necessario andare oltre.

Il loro primo giorno di scuola alle elementari avrà ugualmente l’odore dello zaino nuovo, il profumo della gomma da cancellare, il rumore stridulo del gesso sulla lavagna, insieme al fastidio della mascherina, alla distanza dai compagni, al dovere di stare al proprio posto.

Sarà un primo giorno di scuola importante, forse il più importante che ogni bambino nato dal dopo guerra ad oggi abbia mai vissuto. Un giorno nel quale poter toccare con mano il vero diritto all’istruzione, alla formazione, alla crescita sociale e culturale. Un giorno neanche lontanamente scontato in un contesto sanitario di precaria stabilità.

Buon anno Scolastico a tutti in presenza e a distanza, con le mascherine e i banchi monoposto, ma assolutamente senza urla, calci e soprattutto sputi. Non fosse altro perché il Covid si trasmette con la saliva!

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