Sanremo è Sanremo, anche oltreoceano

da | 2 Feb 22

HAMILTON IN LINEA Joe Baiardo ci racconta emozioni e suggestioni per chi, oltreoceano, ha seguito e segue il Festival della Canzone italiana: “È un momento di familiarità, una tradizione che ci portiamo dall’Italia. E mi dispiace non ci siano più tanti amici e familiari che stavano incollati alla tv”.

Joe Baiardo

Forse è di nuovo quel momento dell’anno appena dopo Natale e Capodanno in cui io, come molti Italiani in tutto il mondo, non vedo l’ora di seguire il Festival della canzone italiana di Sanremo.

Per me è anche quel momento in cui vorrei che mio padre (venuto a mancare l’1 gennaio del 1989), gli zii e le zie che non ci sono più, fossero ancora qui con noi,  anche solo per un attimo, per conoscere le loro opinioni sul Festival e cosa ne pensano dei vincitori.

Sogno spesso mio padre ed i suoi cognati, ma raramente le mie zie ed i miei zii che sono con loro. Una volta ho sognato Rosa Balistreri, dopo di che ho scritto una poesia: A vuci di Rosa mi sunnavu (ho sognato la voce di Rosa). Di recente ho sognato mio zio Carmen, il fratello più piccolo di mio padre. Un sogno breve, ma bellissimo in cui ci siamo visti ed io ho fatto il giro del tavolo e ci siamo abbracciati. Un abbraccio così forte che nessuno voleva sciogliere. Io gli ho detto: “Ti voglio bene Zio Carmelo!” – e lui mi ha risposto con la sua voce profonda: “Ti voglio bene anch’io fille“. L’espressione belga che lui usava per dire “Figlio” ed esprimere così il suo affetto.

Il matrimonio degli zii Carmen e Pina

Mio zio Carmen è nato ad Aragona (Agrigento, in Sicilia) il 23 dicembre 1938. Era arrivato in Canada proprio il giorno in cui sono nato io, il 9 aprile del 1962. Ha sempre raccontato, a chiunque lo ascoltasse, che quando è arrivato in Canada, mi ha portato con sè in valigia! Non gli ci è voluto molto tempo per ambientarsi, imparare a fare l’idraulico ed iniziare a lavorare. Questa cosa  mi  ha sempre fatto pensare alla canzone di Celentano: “Chi non lavora, non fa l’amore”.

Ho fatto questa piccola digressione perchè mio zio Carmelo alla fine si è innamorato di una ragazza Racalmutese che viveva ad Hamilton, Giuseppina Rizzo. Nel sogno anche mia zia Pina, che grazie a Dio è ancora tra noi, ci guardava con le lacrime agli occhi ed un grande sorriso. Lo zio ha lasciato noi e la sua bella famiglia all’età di 80 anni nel novembre del 2019.

Me and my brother Dino, 1969, uncle Carmen in back

Lo zio Carmelo mi chiamava sempre nel periodo natalizio o tutte le volte in cui veniva informato o leggeva  dei miei successi o di altre occasioni speciali. Persino quando ero bambino amava sentirmi cantare il Blues di Johnny Cash – “C’era un ragazzo che come me…” – nelle riunioni speciali. Lui e zia Pina amavano partecipare ogni anno a “Sicilia Canta”.

Nell’edizione virtuale di quest’anno io e Sam Cino abbiamo avuto il piacere di intervistare Michela Mussolino e Mario Monterosso del Mississippi, USA. Michela aveva appena scritto e registrato una bella canzone in siciliano: “A tavula ri li Morti” (Una tavola dei morti), per il giorno dei Morti, il 2 novembre. Una bellissima canzone che rende un tributo a  tutti i nostri cari che non sono più con noi e tornano con noi per celebrare  in armonia. Visitate le nostre pagine Facebook e YouTube di “Sicilia Canta Canada” e buon divertimento!

Ho voluto condividere con voi la grande influenza che mio padre ha avuto sulla mia vita per ciò che riguarda la musica in generale, ma spesso vorrei poter parlare con loro nel periodo di Sanremo e chiedergli cosa ne pensano degli ultimi vincitori. Prima che ci lasciasse nel 2019, mia suocera, Louisa (Mancuso) Iannello, che era di Delia (Caltanissetta), ed io parlavamo sempre di Sanremo. Non le piaceva Mahmood  e “Soldi, Soldi”. Tutti loro, ovviamente, amavano i Big: Domenico Modugno, Rita Pavone, Adriano Celentano, I Ricchi e poveri, per citarne alcuni. Grazie a Dio, io ho ancora mia mamma Rosalia ed alcune zie e zii ancora vivi con cui parlare di Sanremo. Ma per quelli che non sono più tra noi, mi sembra di sentirli ancora adesso chiaro e forte: “Ma chi è stu schifiu… vergogna di Maneskin!“. Già, perchè Sanremo è Sanremo!

Traduzione: Adele Maria Troisi

Sanremo is a Family Affair for the living and the dead

Ornella Muti e Amadeus

Perhaps it’s that time of year just after Christmas and New year that I, like many Italians throughout the world, look forward to the Annuale Sanremo Music Festival.  For me, it’s also a time of year, when I wish my Dad (who passed away on January 1st, 1989), aunts and uncles whom have also passed were here too. Even if it’s for a brief moment to get their opinions on the Festival and what they thought of the winners.

I often dream of my father and in-laws but rarely my aunts and uncles who are with them.  Once I honestly did dream of Rosa Balistreri after which I wrote a poem: A Vuci di Rosa mi sunnavu (Rosa’s voice I dreamed of).  Recently I had a dream about my uncle Carmen, my Father’s younger brother.  It was a brief but beautiful dream where we saw each other and I ran around a table and we hugged. A hug so tight neither wanted to let go and with tears in our eyes I said, “I love you Zio Carmelo”! To which he responded in his deep voice, “I love you too, fille”. Which was his Belgian way of saying ‘son’ as a form of affection.

My uncle Carmen was born December 23, 1938 in Aragona, Agrigento, Sicily.  He arrived in Canada on the very day I was born; April 9, 1962. He told everyone and anyone who would listen that when he arrived in Canada, he brought me in the suitcase!  It didn’t take long for Zio to settle in, get trained as a Plumber/Pipe fitter and start working. Which reminds me of Adriano Celentano’s Sanremo song: “Chi non lavora, non fa l”amore”. But I digress slightly, as my uncle Carmen would eventually fall in love with this Racalmutese girl, living in Hamilton by the name of Giuseppina Rizzo.  My Zia Pina, who thankfully is still with us, was also in my dream looking on with a big smile and tears in her eyes. Zio left us and his beautiful family in November 2019 at the age of 80.

Zio Carmelo would always call me around Christmas time or whenever he’d read or hear of my accomplishments and other special occasions. Even as a little boy he would take pleasure in me singing Johnny Cash’s Folsom Prison Blues or “C’era un ragazzo che come me” at special gatherings. Both he and Zia Pina loved to attend Sicilia Canta every year.

At this year’s virtual “Sicilia Canta”, Sam Cino and I had the pleasure of interviewing Michela Mussolino and Mario Monterosso from Mississippi, U.S.A. Michela had just written and recorded a beautiful Sicilian song called, “A tavula ri li Morti” for the day of the dead, November 2nd.  A beautiful song which pays tribute to all our loved ones who have passed and return to celebrate with us together in harmony.  Check out our “Sicilia Canta Canada” Facebook and Youtube pages and enjoy.  I’ve shared with you before what a huge influence my father was on my life regarding music in general but I often wonder and wish I could talk to them around Sanremo time on what their thoughts were on the recent winners.

Joe Baiardo con Sam Cino

Prior to her passing, my mother-in-law, Louisa (Mancuso) Iannello, who was from Delia, Caltanisetta, and I would always talk of Sanremo before she also passed in 2019.  She wasn’t too fond of Mahmood and “Soldi, Soldi”. They all loved the oldies of course, Domenico Modugno, Rita Pavone, Adriano Celentano, I Ricchi e Poveri, to name a few. Thankfully I still have my Mom, Rosalia and some aunts and uncles who are still alive to talk to of Sanremo. But for those who are no longer with us, I can hear them now, loud and clear, “Ma chi e stu schiffiu vergogna di Maneskin!” (What kind of shit, disgrace is this Maneskin!)… Because Sanremo is Sanremo! Perché Sanremo e Sanremo!

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