Salute del mare in “chiaro-scuro” nella provincia di Agrigento

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Gli esiti del monitoraggio di Goletta Verde. La nota del Circolo Rabat di Agrigento e il commento del direttore di Legambiente Sicilia Claudia Casa

Foce Fiume Akragas. Foto di Anna Paola Montuoro

Sono noti gli esiti del monitoraggio che il  laboratorio mobile di Goletta Verde di Legambiente ha effettuato nel mare delle coste agrigentine.

“Depurazione insufficiente e scarichi illegali stanno alla base degli scoraggianti risultati del monitoraggio – informa il Circolo Rabat di Legambiente, aggiungendo che “due prelievi su tre non possono non destare allarme: è infatti risultata “fortemente inquinata” la foce del torrente Cansalamone a Sciacca, dove i valori limite previsti dalla normativa in materia di acque di balneazione sono risultati superati per più del doppio, mentre è stata classificata come “inquinata” la situazione alla foce del fiume Akragas, il che vuol dire – continua Legambiente – che almeno uno dei due parametri microbiologici indagati (Enterococchintestinali ed Escherichia coli) ha superato il valore limite. Il terzo prelievo, effettuato a Porto Empedocle sulla spiaggia di Marinella, in corrispondenza con la parte terminale del torrente Re, è risultato invece in linea con i limiti di legge”.

Claudia Casa

“La situazione di grave inquinamento che viene riscontrata commenta Claudia Casa, direttore di Legambiente Sicilia, in relazione all’inquinamento rilevato alla foce dell’Akragas – certifica come l’emergenza depurazione in Sicilia sia ben lungi dall’essere affrontata e risolta nel senso richiesto dalle normative comunitarie e nazionali”.

Claudia Casa, nel sollecitare il gestore del servizio idrico e l’Amministrazione Comunale ad attivare, ciascuno per le proprie competenze, i doverosi controlli chiede alla politica regionale “che fine abbiano fatto tutti i buoni propositi e le tante promesse per la realizzazione del grande depuratore consortile a servizio della fascia costiera del capoluogo, nonché di Villaggio Mosè e di Favara, e più in generale secondo quale logica, anziché provvedere a dotare la nostra regione degli impianti che necessitano, si preferisca continuare a subire procedure d’infrazione ed a ricevere e pagare le relative sanzioni multimilionarie comminate dalla Comunità Europea, con buona pace dei contribuenti siciliani”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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