Questo “Rosatellum” non si può proprio bere

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La nuova legge elettorale sembra una slot machine che funziona con regolette di cui la maggior parte degli elettori non ha la più pallida idea.

Seduto al bar mi concedo il lusso di un giornale vero, di carta, da sfogliare con calma. A forza di leggere sul computer non ho più la mano, e i grandi fogli si rifiutano di lasciarsi piegare.

A pagina sette mi blocco, con la tazzina di caffè a mezz’aria. “Vi spieghiamo la legge elettorale”.

Ah. Bene, forse finalmente riuscirò a capire come funziona ’sto cacchio di Rosatellum.

Mezz’ora dopo il caffè è finito da un pezzo, e sono ancora lì che leggo e rileggo. Non ci ho capito niente, salvo una cosa: nel mettere in piedi questo meccanismo – sempre che ci rimanga, in piedi! – ogni partito ha cercato di tirarla dalla sua in un modo incredibile.

Uno ha fatto di tutto per alzare il limite di sbarramento per fregare i piccoli concorrenti, e magari levarsi qualche sassolone dalla scarpa con ex amici, un altro ha cercato di abbassarlo per sopravvivere; qualcuno ha cercato di ottenere che i leader corressero in quanti più collegi possibile, in modo che facessero da macchine aspira-voti salvo poi, una volta eletti, farsi da parte per riversare i voti raccolti sui fedelissimi a rimorchio. E naturalmente ognuno accusa gli altri di volersi fare la legge elettorale “su misura”.

Il risultato?

Il risultato sarà che quando gli elettori metteranno la scheda dentro l’urna, penseranno di fare una scelta da “popolo sovrano”, mentre invece staranno mettendo in moto una slot machine che funziona con regolette di cui la maggior parte di loro non hanno la più pallida idea.

Grazie al Rosatellum.

Rosatellum Ruffianum.

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