E’ ora di rifondare la Fondazione Sciascia

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CULTURA. Una proposta per rilanciare la Fondazione Sciascia, dopo il pretestuoso allontanamento di Felice Cavallaro dal Cda. L’intervento di Gaetano Savatteri su “Repubblica Palermo” invita al coinvolgimento di Regione, Comune di Palermo e università siciliane

Leonardo Sciascia era nato a Racalmuto. E nel suo paese volle far nascere la Fondazione a lui intestata. Non ascoltò chi lo sconsigliava, proponendogli di scegliere una grande città, come Milano o Palermo, piuttosto che il piccolo borgo agrigentino dove Sciascia continuava  a passare le estati scrivendo i suoi libri, per donare la collezione delle sue stampe e le migliaia di lettere ricevute negli anni. “Non hai paura che finiscano mangiati dai topi?” gli chiese una volta il fotografo Ferdinando Scianna. E Sciascia rispose: “Se topi devono essere, che siano di Racalmuto”.

L’articolo di Savatteri su Repubblica Palermo

A trent’anni dalla morte di Sciascia, la Fondazione di Racalmuto è sempre sul colle più alto del paese: una bella struttura che custodisce la pinacoteca dello scrittore, parte della sua biblioteca e dodicimila lettere. Un patrimonio notevole. Eppure qualcosa non va. La catalogazione delle lettere, dopo tre decenni, è ferma a metà, bloccata ancora alla M nell’elenco dei mittenti che va da Abbate Michele a Zurlini Oreste. Di fatto, il materiale è quasi inaccessibile agli studiosi, tenuto sotto chiave in un caveau. Il sito della Fondazione non riporta alcun documento e nemmeno i titoli dei libri custoditi nella biblioteca: non viene aggiornato dal 2012. Nella ricorrenza del trentennale della scomparsa di Sciascia nessuna iniziativa è stata ancora varata, né a Racalmuto né altrove.

La Fondazione attraversa una stagione di impasse

La Fondazione attraversa una stagione di impasse. “La crisi attuale è innegabile, ma la ritengo e spero passeggera”, ha ammesso  Salvatore Fodale, uno dei due generi di Sciascia che assieme a Nino Catalano era stato designato dallo scrittore componente a vita del Cda della Fondazione. Impantanata in beghe interne, legate anche a vicissitudini politiche comunali, la Fondazione Sciascia ha un Consiglio d’amministrazione incompleto dal quale recentemente, con uno stratagemma burocratico, è stato allontanato anche il giornalista Felice Cavallaro (colpevole di “attivismo invasivo”, come ha detto Fodale) che nel 2015 ne era entrato a far parte col voto unanime del consiglio comunale di Racalmuto.

Senza un direttore organizzativo, sprovvista di un vero staff, dipendente dalle scarse risorse che può elargire un Comune piccolo ed economicamente gracile come Racalmuto, l’attività della Fondazione Sciascia si è richiusa in se stessa, avvitandosi in una serie di schermaglie interne che hanno finito per paralizzarla. Il professor Antonio Di Grado, direttore letterario della Fondazione, qualche tempo fa spiegava che era stato un errore farla a Racalmuto:  “Radicarla lì è stato un nobile gesto da parte di Leonardo Sciascia, ma ci ha condannato alla marginalità. Marginalità geografica, ma anche di visibilità. Se la Fondazione avesse avuto sede a Palermo o a Roma avremmo avuto sicuramente più rilievo”.

Ma il vero problema non è questo. Piuttosto, l’errore è di considerare la Fondazione Sciascia un peso affidato solo ai familiari dello scrittore, agli amministratori comunali di Racalmuto – il sindaco e l’assessore alla Cultura sono componenti di diritto del Cda – e ai pochi rimasti ad interessarsi di un’istituzione troppo grande per essere dimenticata o peggio abbandonata a se stessa. Sciascia era di Racalmuto, la sua Fondazione è a Racalmuto, ma la cura di quel che ha lasciato Sciascia, in termini di patrimonio culturale e di eredità morale, deve diventare un obiettivo di interesse regionale.

Credo che sia arrivato il momento di rifondare la Fondazione Sciascia, pur lasciandola a Racalmuto

Credo che sia arrivato il momento di rifondare la Fondazione Sciascia, pur lasciandola a Racalmuto. Occorre un intervento forte della Regione, con una ridefinizione dello statuto e della struttura organizzativa della Fondazione affinché diventi un’istituzione di rilievo nazionale. Sciascia è lo scrittore che maggiormente ha contribuito a formare “l’idea” della Sicilia nel mondo: la sua Fondazione deve avere un posto centrale nel paesaggio culturale siciliano.

Ci vuole l’interessamento di tanti, di tutti, proprio per sottrarre la Fondazione Sciascia al rischio di marginalità. Serve il coinvolgimento del Comune di Palermo – la città dove Sciascia visse e morì – degli editori che ne pubblicano i testi, dell’università di Palermo. Non deve essere solo un coinvolgimento economico, ma soprattutto di idee e di energie. Se la catalogazione delle lettere va a rilento, sarà pur possibile chiedere sostegno all’archivio di Stato di Palermo, alla Biblioteca Centrale e alle facoltà di Lettere per avere consigli, personale e metodi. Non sarà certo impossibile trovare un privato disposto a implementare il sito, aggiornarlo e rimetterlo al passo con i tempi. E non sarà difficile trovare la figura di un organizzatore culturale, di un direttore tecnico o artistico che si preoccupi di organizzare per tempo collaborazioni con le scuole, con le associazioni, con fondazioni italiane e straniere per non ritrovarsi – come è avvenuto quest’anno – impreparati davanti al trentennale della morte di Sciascia, quasi fosse caduto all’improvviso nel 2019  tra capo e collo. Bisogna fare qualcosa per non lasciare il patrimonio di Sciascia ai topi di Racalmuto.

Pubblicato il 31 maggio 2019 su Repubblica Palermo

 

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