Riflessioni nel tempo del Coronavirus

da | 2 Mar 20

Tra Paura, Panico, Enfatizzazione mediatica, Verità scientifiche e Sistema Sanitario

Antonio Liotta

La realtà ci pone difronte ad una drammatica evidenza sanitaria che sta assumendo i connotati di una Pandemia. Tutto per responsabilità di un Virus, il Coronavirus COVID-19, che ha deciso, nella prima metà di dicembre di esprimere la sua potenza virulenta contagiando un buon numero di persone cinesi.

Virus nuovo capace di attaccare il corpo umano, scatenare febbre, dolori, colpire in forma rapida l’apparato respiratorio determinando difficoltà ventilatoria e causando  anche morte soprattutto nelle persone mature e con patologie significative.

Da una iniziale inevitabile leggerezza e sottovalutazione delle autorità cinesi, è subito venuta fuori la evidente consapevolezza che ci si trovava davanti ad un virus che non fa sconti e, di conseguenza, sono seguite alcune misure drastiche aventi l’obiettivo di circoscrivere il focolaio di infezione in contemporanea allo studio del nuovo letale virus per cercare di capire come combatterlo.

A distanza di quasi tre  mesi dall’inizio dell’emergenza, del virus si conoscono il codice genetico, la sua struttura proteica, le capacità di virulenza e si studiano i suoi punti deboli per renderlo inoffensivo anche con un vaccino che, in atto, per le difficoltà oggettive che le preparazioni dei vaccini presentano, non è possibile averlo ed utilizzarlo.

Lo scenario che si è aperto e presentato al mondo è stato, immediatamente, un elevato e diffuso stato di paura, cioè quella particolare emozione  reazione primaria normale umana ed animale che si sviluppa per generare difesa, che si è caricata di ansia per trasformarsi in panico cioè in sensazione fisica drammatica che fa temere la morte immediata. Perché il panico? La risposta possiamo trovarla nel modo incontrollato con cui i mass-media, i social hanno affrontato il delicato problema enfatizzando notizie, inventando storie e situazioni, creando fake news, virulizzando tutte le piattaforme mediatiche in un crescendo di paure, razzismo, fobie che hanno portato le masse a tenere comportamenti fuori dalla realtà come l’assalto all’accaparramento di derrate alimentari, di presidi sanitari quali mascherine e disinfettanti e cosa grave, la ricerca e l’isolamento dell’untore cinese e -per quanto ci riguarda- italiano.

In questo contesto, paradossalmente apocalittico, dove si sono inserite anche manovre di sciacallaggio economico e politico, interessa evidenziare alcuni aspetti di ordine socio-sanitario che possono essere importanti per i nostri governanti in un’ottica di programmazione sanitaria.

L’Italia ha un ottimo Servizio Sanitario, forse il migliore al mondo. Ciononostante, questa epidemia che ha colpito ed interessato gravemente il nostro Paese, ha messo allo scoperto importanti nervi che ne minano l’efficacia e l’efficienza.

Primo elemento: la globalità. Da Sistema Sanitario Nazionale, fatti salvi i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) che devono essere omogenei su tutto il territorio, con il passaggio della gestione e dell’organizzazione sanitaria  demandata ad ogni singola Regione sappiamo che, in atto, abbiamo venti sistemi sanitari. Conseguenza: la Lombardia ha 906 posti di terapia intensiva su quasi 5100 dell’intero territorio italiano. Giusto che questi posti ci siano; l’utilità la dimostrano le necessità del ricovero di tante persone colpite dal COVID-19. E qualora l’epidemia si dovesse allargare a tutta l’Italia dove verranno ricoverate gli ammalati?

Secondo elemento: la carenza. La Provincia di Agrigento ha solo 20 (venti) posti di terapia intensiva! Ma le terapie intensive funzionano con Medici specializzati prioritariamente in Anestesiologia e Rianimazione che sono fortemente carenti su tutto il territorio nazionale, così come i posti di Terapia Intensiva  (che servono per tante patologie) ed i reparti di Malattie Infettive (Agrigento, avamposto sul Mediterraneo non ha un reparto specializzato in Malattie Tropicali oltre che Infettive!).

Terzo  elemento: la collegialità. L’emergenza attuale ha dimostrato che senza un coordinamento ed una regia nazionale, il sistema collassa. Alcune misure messe in opera dai Governatori del Nord, proprio in virtù della loro potestà normativa, contrastavano con l’unicità operativa assolutamente necessaria e che, fortunatamente è stata messa in atto -tra tante criticità- dal Governo.

Quarto elemento: Sanità privata. Poche strutture gestite da privati hanno posti di terapia intensiva e non sono dotati dal Servizio di Pronto Soccorso: godono, però di finanziamenti pubblici. Perché non vengono “normati” sotto questo aspetto strutturale?

L’epidemia di COVID-19 deve farci riflettere, ragionare; deve essere il punto di partenza per una corretta riorganizzazione del Sistema Sanitario Nazionale che dovrà riappropriarsi dei principi fondamentali della Legge 833/78 che oggi viene mortificata soprattutto nel settore della Prevenzione. Vanno  programmati interventi urgenti sulla carenza paurosa di personale medico ed infermieristico, sulla corretta presenza Regione per Regione di reparti specializzati che guardino alla globalità del sistema e non alla creazione mirata specifica per ragioni clientelari.  Devono, necessariamente, venire fuori i principi di coordinamento e quindi la sana gestione della “politica sanitaria di sistema”.

Uscire dalla crisi per crescere e trasformare, per vincere ogni paura ed ogni panico senza isterismi, con razionalità ed il “sapere fare”, sviluppare una corretta informazione ed una sana in-formazione, educare con tutti i mezzi possibili al fine di creare conoscenza, consapevolezza e cultura e dare preparazione interdisciplinare vera e concreta agli specialisti, agli educatori dentro e fuori le scuole, investire fortemente sulla ricerca: così possiamo e dobbiamo vincere la guerra contro il Coronavirus ed ogni altra minaccia alla Salute.

 

 

3 Commenti

  1. Giovanna

    Scientificità, chiarezza, buon senso, positività in questo articolo che merita la massima diffusione

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  2. Antonio Salvatore Sciortino

    E’ un momento difficile che ci deve fare riflettere su quello che è successo. Siamo solo all’inizio, questa vicenda ha delle implicazioni nella vita di ognuno di noi da oggi in avanti. Bisogna capire quali sono le buone prassi da attuare nell’educazione di tutti i cittadini. La riflessione del dottore Liotta, fonte autorevole, risulta come un bagliore di luce in questa emergenza sociale.

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  3. Giuseppe

    Complimenti al dott. LIOTTA per la sua chiarezza nell’esposizione dei fatti. Uomo di profonda cultura e umanità.

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