Regalpetra, porte aperte a casa di Sciascia

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CASE LETTERARIE L’abitazione dove Sciascia visse da giovane, acquistata da Pippo Di Falco, diventa tappa della “Strada degli scrittori”. È la casa delle zie dello scrittore, dove Sciascia visse fino alla fine degli anni Cinquanta. Si trova nel cuore del centro storico, tra la chiesa del Monte e il Teatro Regina Margherita

C’è una casa a Regalpetra il cui cuore torna a battere. Una casa di grande valore se pensiamo che tra quelle mura, alla fine degli anni Venti, un bambino di otto anni di nome Leonardo Sciascia iniziò a leggere. Circondato da un affetto quasi possessivo dalle donne di casa, tre zie, di cui una maestra elementare, il piccolo Leonardo – che immaginiamo tra queste stanze – iniziò a sfogliare i primi libri: “…credo di aver letto – tra gli otto e i quattordici anni – tutta la carta stampata su cui riuscivo a mettere le mani – Non era molta: non più di trecento libri in tutto, nel giro della mia parentela. Ma tra questi trecento ce n’erano una diecina che furono per me importantissimi: I promessi sposi e I miserabili; I libelli di Courier e il Paradosso sull’attor comico di Diderot; le memorie di Casanova…”.

Nel cuore di quella casa che si trova a due passi dalla chiesa del Monte e dal teatro comunale, Sciascia impara a capire la Sicilia, “prigioniero” di un ambiente femminile – i genitori, con il fratello Giuseppe e la sorella Anna abitavano non tanto lontano da questa casa di via Regina Margherita – grazie al fatto che allora abitazioni come queste erano luoghi privilegiati per l’osservazione di cose e persone.

“…Io vi restavo in mezzo alle donne – scriveva – ascoltavo senza aprir bocca, e finivo per sapere tutto ciò che avveniva in paese, dal primo all’ultimo pettegolezzo, dalla minima maldicenza all’ultima diceria”.

Sciascia negli anni '60 alla NoceQuelle mura ora restituite al pubblico grazie a Pippo Di Falco, funzionario alla Cia, ma grande appassionato di carte e libri, conoscono i segreti della famiglia Sciascia. Fu il nonno, di cui lo scrittore prese il nome, a farla costruire accanto ad un’antica palazzina appartenuta ai Mantia, famiglia prestigiosa, vissuta tra il Sette e l’Ottocento. E per chi ha letto bene Sciascia, sa del grande valore di quest’abitazione. Anche perché al suo ritorno a Racalmuto da Caltanissetta negli anni Quaranta, qui torna a vivere con le zie, legge e scrive, lavora all’ufficio dell’Ammasso del grano, frequenta circolo e teatro. Fino a quando non conosce una giovane maestrina venuta dalla vicina Favara, ma di Petralia. Maria Andronico conosce la zia maestra di Sciascia, frequenta quella casa.

 

Il giovane Leonardo le consiglia libri da leggere, anche di scrittori americani: “Quando l’ho conosciuta, nel 1943, mia moglie era appena stata nominata maestra a Racalmuto… Io avevo ventitré anni, lei ventidue, e ci siamo sposati nella primavera del 1944”. Si sposano, dunque, Leonardo e Maria, e vanno a vivere al terzo piano di quella casa. Un piccolo appartamentino arredato da mobili semplici e belli. Gli stessi che ritroviamo oggi lì, assieme a tutti i libri che Pippo Di Falco ha portato: tutti i libri di Sciascia, i numeri di Galleria, i volumi di fotografia.

E su quel tavolo, dove magari Sciascia scrisse tutte quelle lettere che inviava all’epoca a Pasolini, a Calvino, a Mario La Cava o a Roversi, solo per citarne alcuni, oggi troviamo le riviste lasciate qui da Sciascia: la Lettura, lo Scenario.

E c’è da immaginarselo il giovane Sciascia chiuso qui, in queste stanze, a leggere pezzi su Ugo Betti o versi di Dell’Arco. Accanto al braciere, guardando i tetti della sua Racalmuto che avrebbe consegnato alla storia della letteratura con il nome di Regalpetra. La stanza da letto si affaccia sulla piazza della chiesa del Monte. Una porta interna conduce alla piccola, poco illuminata, stanzetta dove dormivano le figlie, Laura e Anna Maria, nate qui. “Mi aggiravo sperduta per la casa – ha scritto Anna Maria Sciascia alcuni anni fa in un piccolo e delizioso libretto – mio padre leggeva o scriveva e anche mia madre aveva quasi sempre in mano qualche libro… Sconsolata scendevo al piano inferiore dove abitava la zia maestra con il marito e dove stava di giorno, sempre tutto il giorno, mia sorella; mogia mogia mi avviavo al piano terra, ‘iusu iusu’, dove vivevano le altre due zie signorine che non uscivano mai di casa…”.

Nel 1949 Sciascia  inizia ad insegnare. Vince il concorso. Le prime lezioni si svolgono (ne ho scritto più ampiamente nel libro Tra i banchi di Regalpetra) proprio nelle aule umide di Largo Monte, dove oggi troviamo gli uffici pubblici. E qui, su questo tavolo, con la sua Olivetti 22, scrive, scrive, scrive. Poesie, favole, saggi. Nascono qui libri come La Sicilia, il suo cuore, Favole della dittatura. Scrive, rilegge e legge alla moglie le Cronache scolastiche e i vari capitoli delle Parrocchie di Regalpetra. Gioca con le figlie, recita poesie, fuma e pensa. Da questa casa sono partite tutte le lettere oggi sparse nel mondo e qui ha ricevuto fino alla fine degli anni Cinquanta tutte quelle che oggi si trovano alla Fondazione a lui dedicata, nata trent’anni fa nella vecchia centrale elettrica, che dalle finestre e dai balconi di questa casa pare essere davvero, come scrisse una volta, un gatto accovacciato in alto, su, a guardare il paese.

Sciascia lasciò l’abitazione nel ’57, quando – dopo un periodo a Roma – si trasferì con tutta la famiglia (e una della zie, Nica, quella a lui più legato) a Caltanissetta. Lasciando in questa casa mobili, libri e persino alcuni quadri. Portando con sé, come capiterebbe a tutti quando si allontana da qualcosa che ci appartiene e a cui siamo molto legati, ricordi felici e malinconici.

Fino alla fine degli anni Settanta tornava sempre. Poi la proprietà passo allo zio Salvatore, lo zio sarto che aveva bottega al piano terra, quasi un circolo per tanti cacciatori del paese e di cui troviamo riferimenti e suggestioni nelle memorabili pagine de La zia d’America. Lo scrittore scelse di stabilire la sua residenza racalmutese in campagna, alla Noce, dove scriverà in effetti quasi tutti i suoi libri.

Troviamo riferimenti della casa, “salvata” da Di Falco, che ne farà una biblioteca tematica dentro la “casa-museo”, in tante pagine dello scrittore, dalle Parrocchie a Gli zii di Sicilia, da La Sicilia come metafora a Cruciverba.

Oggi diventa tappa del percorso turistico della  “Strada degli scrittori”. Assieme alla Fondazione – che deve essere comunque la “vera” casa di Sciascia, dove si conservano i suoi quadri e lettere – al Circolo Unione, al teatro, all’aula scolastica dove lo scrittore ha insegnato, questa nuova e inedita tappa turistica – e non c’è niente di male se attorno al nome di Leonardo Sciascia si creino a Racalmuto nuove opportunità di crescita e sviluppo – diventa quasi una pietra miliare di tutto il percorso.

Oggi Racalmuto non è la Racalmuto dei tempi di Sciascia. E non somiglia più alla Grenoble del ‘700. Ma entrando in questa casa, guardando i pavimenti, toccando sedie e armadi, sembra un pochino di entrare in alcune pagine di Stendhal. Entri dalla porta, sali le scale, e ad accogliere il visitatore una grande foto di Leonardo Sciascia realizzata da Angelo Pitrone. Balconi e finestre chiuse per riparare le stanze dal forte caldo tengono tutto in penombra. Fuori clacson di macchine. La casa vive di nuovo, il suo cuore batte nella Regalpetra di oggi.

Con Felice Cavallaro, direttore della “Strada degli scrittori”, che ha voluto fortemente sostenere il lavoro che sta portando avanti Pippo Di Falco, collaborato da alcuni amici, ci soffermiamo su uno dei pannelli dedicati alle “parole della memoria” di questa casa. È un passo de Gli zii di Sicilia: “Mi assalì struggente, quasi potesse non ritrovarla come l’avevo lanciata, l’ansia della mia casa: di corsa risalii la strada ora festosa di voci; e quando mi chiusi il portone alle spalle mi sentii come dentro a un sogno, che qualcuno sognasse e io fossi dentro quel sogno, a salire stanco le scale e un groppo di pianto che mi serrava la gola”.

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4 Responses to Regalpetra, porte aperte a casa di Sciascia

  1. Giovanni Rispondi

    09/07/2019 a 18:40

    Io abitavo con le zie, erano tre sorelle, due di loro non uscivano mai di casa e spesso ricevevano visite dai parenti. Mio nonno era paralitico…Tra i piedi gli stava un gatto rosso che io chiamavo Gesuele perché mi pare somigliasse a un tale che conoscevo. Di tanto in tanto mollavo a Gesuele un furtivo calcio; dal balzo del gatto mio nonno capiva, e mi minacciava col bastone
    Le parrocchie di Regalpetra

  2. Agostino Spataro Rispondi

    09/07/2019 a 19:59

    Bravo Pippo Di Falco! Agostino Spataro

  3. Angelo Sardo Rispondi

    10/07/2019 a 7:57

    Complimenti a Pippo Di Falco. Da oggi siamo sicuri che la casa dove lo Scrittore Leonardo Sciascia ha vissuto da giovane è in buone mani.Sicuramente saprà valorizzarla e gestirla al meglio e soprattutto la renderà fruibile a chiunque la vorrà visitare.

  4. eido digati Rispondi

    10/07/2019 a 23:09

    BEN FATTO PIPPO! EIDO

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