Ravanusa, quelle vite spezzate dalla tragica esplosione

da | 13 Dic 21

Le storie e il dolore che le macerie restituiscono 

Hanno tutte storie diverse le vittime della tragica esplosione avvenuta sabato sera a Ravanusa.

Pietro Carmina 68 anni, docente da qualche anno in pensione, aveva insegnato storia e filosofia al liceo classico Ugo Foscolo di Canicattì. Esattamente un anno fa aveva lottato contro il Covid 19, finendo anche in rianimazione, ma alla fine era riuscito a superare l’infezione causata dal virus. Il destino, però gli è stato funesto riservandogli un rogo simile a quello della Chiesa della Madrice, nel 1955, da lui magistralmente descritto nel suo romanzo “I totomè del barone”, che lo scorso mese di novembre aveva ricevuto la Menzione d’onore al XII Premio Internazionale Navarro. Generazioni di alunni hanno potuto “gustare” le sue profonde ed entusiasmanti lezioni che aprivano il cuore e la mente alle domande di senso per la ricerca della “verità”. Ironico e speculativo, Carmina ha appassionato i suoi studenti non tradendo mai le loro aspettative. Dal 2010 al 2019 è stato anche collaboratore della Dirigente Scolastica Rossana Virciglio , dando un contribuito da vice preside, fondamentale alla gestione organizzativa e progettuale dell’istituto. Sotto le macerie rimane la moglie Carmela Scibetta, 61 anni, assistente sociale, attualmente in servizio al comune di Ravanusa ed una delle più strette collaboratrici del sindaco Carmelo D’Angelo. Carmela Scibetta, infatti, ricopre in municipio il ruolo di dirigente del settore servizi sociali.

Le altre vittime sono: Enza Zagarrio, moglie di uno dei dispersi, Angelo Carmina.  Enza Zagarrio, da sempre con amore e dedizione si è occupata della sua famiglia svolgendo con scrupolosità e passione il ruolo di mamma e moglie. Angelo Carmina, invece, dopo avere lavorato in diversi settori era da qualche anno in pensione e si occupava di alcuni terreni di sua proprietà.

La quarta vittima, è Calogera Gioachina Minacori 59 anni, conosciuta in paese come Liliana, era una insegnante di scuola elementare con incarichi che le venivano assegnati a tempo determinato. Il marito, Calogero, 65 anni, che risulta disperso insieme al figlio Giuseppe, 32 anni, dopo essere andato in pensione si dedicava alla campagna.

E poi Giuseppe Carmina, era un imbianchino molto conosciuto a Ravanusa per la sua attività lavorativa. Un ragazzo perbene, sposato e padre di due bambine in tenera età. Anche lui era andato a trovare i genitori prima di andare a prendere la moglie a lavoro che stava per concludere il turno presso la catena di negozi per l’igiene e la bellezza “Acqua e Sapone”.

Questa mattina sono stati estratti dalle macerie i corpi di Selene Pagliarello, 30 anni, e del marito Giuseppe Carmina con il quale era convolata a nozze lo scorso mese di aprile. Selene, originaria della vicina Campobello di Licata, era stata assunta come infermiera con i contratti “Covid” ed era in servizio presso il pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. I due coniugi vivevano a Campobello di Licata. Selene da nove mesi era in maternità, la coppia era in attesa del loro primo figlio. Sabato, insieme al marito Giuseppe, che lavora in una officina meccanica a Canicattì, erano tornati a Ravanusa per un saluto veloce ai suoceri prima di trascorrere una serata con gli amici che erano ad attenderli per recarsi in pizzeria.

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