Racalmuto, un paese senza politica

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CRISI COMUNALE. Riflessione sulla mozione di sfiducia al sindaco Emilio Messana, firmata da 14 consiglieri su 15. L’onda lunga del 1993, la perdita della concesione di una politica come buon governo

E’ di questi giorni la notizia che quasi tutto il Consiglio comunale ha presentato la mozione di sfiducia nei confronti del Signor Sindaco. La legislatura Messana, che sia avvia a termine, possiamo dire che è stata particolarmente litigiosa considerato che c’è stata una prima mozione di sfiducia conclusasi con un cambio di maggioranza. In quel caso la minoranza andò in soccorso del Sindaco. Poi il Sindaco ci ripensa e torna indietro sui suoi passi e riallaccia i rapporti politici con la sua originaria maggioranza. Poi la maggioranza e la minoranza si coalizzano nella mozione di sfiducia verso il Signor Sindaco. Non so se sono stato chiaro, ma di chiaro c’è ben poco per il popolo. Forse è vero quello che si dice, ovvero la “vox populi”, che quello che riguarda la politica e ciò che dicono i politici li capiscono solo loro stessi e per un fatto molto semplice: perché chissà quante volte prima ne hanno parlato.

Una seduta del consiglio comunale

Si è ritenuto che il Signor Sindaco Messana e la sua maggioranza  avessero i presupposti per fare arrivare aria nuova all’interno del municipio e si potesse finalmente avviare un percorso politico virtuoso. Ma niente da fare: lo tsunami post ’93 colpisce ancora.

Per capire le cause di quello che succede oggi, bisogna tornare indietro di 25 anni, nel 1993, quando un terremoto politico spazzò via una intera classe di dirigenti politici  e prese il sopravvento una logica di governo locale che nulla aveva a che fare con la politica.  Quel terremoto politico, come tutti i terremoti a forte impatto distruttivo, produsse la conseguenziale onda distruttiva, lo tsunami appunto, che ancora oggi provoca i suoi effetti devastanti a distanza di anni. La considerazione è di natura semplicemente numerica: la classe politica dell’attuale compagine amministrativa mediamente nel 1993 aveva appena 15 anni e oggi sono quarantenni. Sono donne e uomini che sono cresciuti in un paese senza politica e con una idea forviata delle istituzioni. Questi pensavano di cavalcare l’onda del successo e non si sono accorti che quell’onda fosse uno tsunami.

Ignazio Scimè

 La politica vuol dire realizzare, tutelare il bene comune. Governare un paese significa tutelare il territorio, preoccuparsi dell’economia, guardare alle prossime generazioni. Invece, si vedono politici intenti solo a come vincere le prossime elezioni. Poi ci sono molti che nella politica fanno solo brevi escursioni come dilettanti, altri che la considerano come un accessorio di secondaria importanza per la loro vita, mai o quasi mai qualche politico che consideri l’impegno politico come una missione per il paese e la comunità dove vive. Il Popolo, come direbbe il Signor Sindaco, vuole decisione, fermezza, intelligenza, concordia tra i diversi organismi dell’amministrazione comunale. E non tensioni destinate, come al solito a cadere, ma certo a non far cadere il Signor Sindaco.

Ed allora, la domanda nasce spontanea, a cosa porta una mozione di sfiducia con un così massiccio numero di firmatari e sei mesi prima delle elezioni? La Risposta a parere mio sta in due frasi: una del consigliere Guagliano “Operazione Verità” e l’altra del Signor Sindaco “la risposta la darà il popolo”. Guagliano vuole un sorta di verifica e contare quanti sono sulla sua posizione cioè contro il Signor Sindaco. Il Signor Sindaco si sottopone sin d’ora al giudizio del popolo, perciò è nuovamente candidato, da sindaco in carica ovviamente e la certezza che non sarà sfiduciato, e conterà quanti consiglieri sono dalla sua parte e non voteranno la sfiducia. Pertanto la mozione di sfiducia sarà una semplice conta di favorevoli e contrari, di fedeli al Signor Sindaco o avversari; al prossimo consiglio, insomma, conteremo quanti sono i guelfi e quanti i ghibellini: quanti avranno il dono dell’opportunità e della prudenza, politica s’intende; quanti invece continueranno, nonostante tutto, nell’Operazione Verità senza rimproverarsi nulla che abbia a che fare con la malafede, la vanità e gli interessi particolari.

Comunque, mentre i Signori della politica litigano e discutono, mentre la linea che divide lo spirito di servizio con il potere e sempre più marcata, il “Popolo” è oppresso da sempre più gravose tasse, le case sempre più vuote lasciate da famiglie e giovani che emigrano, la piazza deserta, i monumenti chiusi. Allegria.

Sciascia – La democrazia non consente molta dolcezza di vivere:

La dolcezza di vivere in determinate epoche esiste per certe categorie di persone. La democrazia non consente molta dolcezza di vivere. La consentono invece gli assolutismi, le dittature e le oligarchie. Io ricordo che una sera, un giornalista de “Le Monde”, esperto di cose russe, ci raccontò di una serata, precisamente la notte di Natale, passata in casa di un gerarca russo. E poi alla fine, un po’ ubriaco, quell’autorevole personaggio gli disse che conosceva che cos’è la ricchezza e la dolcezza di vivere nell’Occidente, ma non gli pareva pienamente appagante perché, diceva, il bello non è essere ricco tra i ricchi, il bello è essere ricco tra i poveri.

 

 

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3 Responses to Racalmuto, un paese senza politica

  1. Guagliano Guiuseppe Rispondi

    08/12/2018 a 16:06

    Poche volte si era visto, nella storia politica di questo paese, un consiglio comunale disinteressato e nuovo come quello in carica, nell’eccezione positiva del termine. E’ vero che ha pagato dazio alla poca esperienza, cosa che del resto risulta fisiologica, ma è anche vero che per un Sindaco di navigata esperienza, questa era la migliore congiuntura di governo possibile per iniziare un percorso di reale cambiamento politico, amministrativo e socio-culturale.
    Il problema è, come ha detto Gaetano Savatteri quando lo ha paragonato al Principe di Salina del Gattopardo, che al sindaco Messana di questo paese, dei suoi abitanti, dei rapporti sociali e politici, della sua storia, dei suoi monumenti, del suo territorio non gliene può fregar di meno. Lui ha un solo interesse, la tutela delle sue cose e di se stesso! E quale migliore “modus operndi” se non “l’annacamientu” inteso come la capacità di perseguire il massimo del movimento con il minimo dello spostamento poteva mettere in pratica?
    Enuncia, descrive, “abbrazza e vasa” pubblica post e foto ma in concreto tutto resta fermo, immobile, tetro!
    Sconcerta l’atavoca e cronica incapacità decisionale; preoccupa la mancanza di fiducia verso tutto e tutti, forse anche verso se stesso!
    In tutto questo risiede la spiegazione di quanto è successo e continua a succedere! Una vera sfortuna.

  2. Matteo Rispondi

    08/12/2018 a 20:24

    “è evidente che chi semina povertà poi raccoglie protesta”

    Matteo

  3. Giovanni Salvo Rispondi

    09/12/2018 a 8:43

    Qualsiasi considerazione o giudizio sulla situazione politica locale merita rispetto. Pero’ sostenere, come si vuol far passare in questo articolo, che lo spartiacque tra il buooa e il cattivo modo di fare politica sia segnato dall’anno 1993 e’ una grandissima e pesantissima bugia. Ricordo per esempio a chi scrive che, prima del 93, erano gli anni in cui il rapporto consiglieri comunali e parenti impiegatoli comunali era di uno a uno. A chi si lamentava veniva consigliato, da qulache politico locale, e se non ricordo e’ successo proprio all’opinionista in questione, Ignazio Scime’, di emigrare in Germania. Erano anni di grandi soprusi. Se per giudicare i comportamenti attuali si butta via il bambino e l’acqua sporca e’ un grande errorre politico e di cronaca.

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