Racalmuto, un fiume di stelle ai piedi del Castelluccio

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La Via Lattea, vista da uno dei luoghi più suggestivi del paese, raccontata da Tommaso Parrinello. “Un piccolo sogno in una notte di mezza estate”.

La Via Lattea fotografata dal "Castelluccio" di Racalmuto

La Via Lattea fotografata dal “Castelluccio” di Racalmuto

Nelle sere d’estate sollevando gli occhi al cielo si può vedere un chiarore diffuso, come una lunga striscia di luce nello spazio che corre da sud verso nord: la Via Lattea.

Il nome deriva dalla mitologia greca. Giove, invaghitosi di Alcmena, assunse le fattezze del marito, il re di Trezene Anfitrione, ed ebbe un rapporto con lei e la ingravidò. Giove è ben noto di essere stato un grande dongiovanni e sicuramente avrebbe avuto molti seguaci oggi nell’era dei social networks. Da quel rapporto nacque Ercole, che il Dio dell’Olimpo decise di porre, appena nato, al seno della moglie Giunone addormentata, cosicché il bambino potesse berne il latte divino e diventare così immortale. Ma Giunone si svegliò, s’accorse che stava nutrendo un bambino sconosciuto, e lo respinse; il latte, sprizzato dalle mammelle, schizzò e bagnò il cielo notturno, originando la “Via Lattea”.

Gli antichi Egizi consideravano la Via Lattea come una controparte celeste del Nilo: un fiume chiaro che attraversava il cielo notturno esattamente come il Nilo attraversava le loro terre.

Fu Galileo a scoprire nel 1610 che la Via Lattea è costituita da miriadi di stelle ma non comprese come fossero posizionate nello spazio e a che distanza dal nostro sole. Al dire del vero Anassagora e Democrito (450370 a.C.) avanzarono l’idea che la Via Lattea fosse una lunga scia di stelle molto distanti da noi. Dobbiamo aspettare l’inizio del secolo scorso per scoprire che la Via Lattea altro non è che la nostra galassia, formata da miliardi di stelle, circa 200 miliardi e la maggior parte di queste stelle non sono visibili ad occhio nudo. Per dare una idea, se il numero di stelle visibili ad occhio nudo fossero pari ai granelli di sabbia contenuti in un cucchiaio da cucina, tutte le stelle della nostra Galassia sarebbero pari alla sabbia contenuta in una decina di camion di quelli che trasportano il materiale edile nei nostri paesi. Incredibile, no?

Ricordo la prima volta che puntai il mio telescopio su quel fiume di stelle e la meraviglia credo fu simile a quella di Galileo. Avrò avuto 13, forse 14 anni. Ricordo ancora lo stupore di non riuscire a vedere il fondo nero del cielo, tante erano le stelle che entravano nel campo visivo dello strumento. Quella meraviglia fu solo superata qualche tempo dopo dagli anelli di Saturno, ben visibile queste sere a sud.

Il disco stellare della Via Lattea ha un diametro di circa 100,000 anni luce, cioè la luce che giunge oggi a noi da una stella posta ai confini della Galassia è partita circa 100,000 anni fa, più o meno quando i primi Homo Sapiens lasciarono l’Africa per colonizzare il nostro pianeta. Ebbene si, una volta avevamo tutti la pelle scura e gli occhi neri. Le diverse razze oggi esistenti sono l’effetto dell’adattamento dell’Homo Sapiens alle diverse latitudini e clima nel corso della sua migrazione negli angoli più sperduti del nostro pianeta. La forma della nostra Galassia è quella di una galassia a spirale barrata con il Sole posto in periferia a circa 26,000 anni luce da centro che si trova nella costellazione del Sagittario. Il centro della galassia si può osservare non lontano da Saturno e Marte, anche esso visibile queste sere d’estate guardando a sud: sono quei puntini luminosi rossi che sembrano stelle…

Qualche sera fa decisi di fotografare, insieme ad alcuni amici, la Via Lattea e il suo Centro con un’attrezzatura molto semplice: una macchina fotografica, opportunamente modificata, e un treppiede. Ma desideravo fotografarla da un luogo suggestivo che risaltasse in primo piano qualcosa del nostro territorio. Quale scelta migliore di catturare la Via Lattea dal Castelluccio di Racalmuto? Il Castello ha una storia millenaria e straordinariamente affascinante, il panorama che si scorge da lassù lascia senza respiro.

Il risultato finale è quello visibile in quest’articolo e mette in risalto la bellezza di questa meraviglia comprese le polveri intergalattiche (zone scure) del fiume di stelle. La silhouette del Castelluccio è a destra. In fondo all’orizzonte, si notano le luci dei paesi limitrofi.

Un grazie a Enzo Cicero per aver processato sapientemente l’immagine astronomica e a Renato Volpe, Pino Cicero e Angelo Cutaia (proprietario del Castelluccio) per essere stati parte della spedizione astronomica

Insomma, un piccolo sogno in una notte di mezza estate….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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