Racalmuto, proposte per “correggere” una piazza

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LU CUDDARU. Nella piazzetta di Racalmuto è stata installata una colonna che ricorda “lu cuddaru”, strumento di tortura usato per secoli per mettere alla gogna i bestemmiatori. Gaetano Savatteri su I Love Sicilia ha suggerito di trasformarla in un monumento contro la tortura, inserendo frasi e citazioni. L’ingegnere Camillo Santalucia con gli architetti Bianca Pelligra e Calogero Lauricella hanno inviato una proposta al Comune di Racalmuto che vi presentiamo in anteprima

Da una parte della piazza c’è Leonardo Sciascia, nel bronzo della statua ad altezza reale che lo fotografa a passeggio sul marciapiede della sua Racalmuto. Ma alla punta opposta della piazza c’è un palo molto moderno che ricorda (o celebra?) uno strumento di tortura, “lu cuddaru”, il collare al quale la Santa Inquisizione legava per il collo bestemmiatori e peccatori. “Nudo dalla cintola in su, e convenientemente unto di miele, il bestemmiatore veniale vi restava esposto per qualche ora”, ha scritto Sciascia nel suo libro “Morte dell’inquisitore”. La gogna, insomma, riservata ai rei, esposti alla vergogna, agli insulti, all’infamia e lasciati a lungo in pasto alle mosche.

Racalmuto è un paese “davvero straordinario”, come sosteneva Sciascia. Non si capisce infatti perché nel trentesimo anno dalla morte del grande scrittore, i suoi amministratori nel restaurare una parte del centro storico abbiano voluto rinnovare il ricordo di uno strumento di tortura. Ammonimento per gli oppositori? Memoria del dolore che qui per secoli si era rappreso? Nostalgia di certe prassi giudiziarie? A scanso di equivoci, una scritta incisa in bella mostra su un muretto recita: “Lu cuddaru”. Affinché non ci siano dubbi che proprio di questo si parla: della gogna, del Sant’Uffizio e della tortura.

L’articolo di Savatteri su “I Love Sicilia”

Su questi temi Sciascia si è arrovellato a lungo, in molti suoi libri. Aveva orrore della tortura, la considerava un abominio. E il suo saggio “Morte dell’inquisitore” era proprio una denuncia contro i metodi della tortura (del passato e del presente), tanto da arrivare a riabilitare fra Diego La Matina, il frate di Racalmuto che nel 1657 a colpi di manette, mentre era pesantemente interrogato e straziato nel palazzo dello Steri di Palermo, uccise il suo inquisitore, don Lopez de Cisneros, seppellito nella chiesa della Gancia (a fra Diego finì peggio, perché fu bruciato vivo dall’Inquisizione). Sciascia fece del frate un simbolo dei siciliani di “tenace concetto”: “Un uomo che tenne alta la dignità dell’uomo”. E quel libro Sciascia lo dedicò proprio ai suoi paesani, ai racalmutesi “vivi e morti, di tenace concetto”.

Per una strana regola del contrappasso, nel cuore del suo centro storico, ora il paese di Sciascia rispolvera il simbolo, ricollocando al posto originario questa sorta di “colonna infame” dove centinaia di persone soffrirono, furono svergognate e messe alla berlina. E fa rivivere così i secoli più bui della Sicilia e dell’Europa a poche decine di metri dalla statua che invece raffigura lo scrittore dal pensiero illuminista, la penna più caustica che ha difeso il diritto contro l’arbitrio.

Forse manca qualcosa a quel monumento involontario (spero che sia involontario) alla tortura e alla gogna. Per questo sarebbe il caso di pensare a una frase, a una citazione, a una targa che ne corregga il significato per spiegare che “il collare” viene rispolverato solo perché non accada mai più, per celebrare le vittime e non certo i carnefici.  Chi ha qualche idea la mandi al sindaco di Racalmuto Emilio Messana. (L’indirizzo? sindaco@comune.racalmuto.ag.it).

Ecco la proposta degli architetti Bianca Pelligra e Calogero Lauricella (vincitori del concorso di idee per la piazzetta Crispi) con l’ingegnere Camillo Santalucia: prevede l’inserimento di elementi con alcune frasi tratte da “Morte dell’inquisitore” di Leonardo Sciascia

 

 

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One Response to Racalmuto, proposte per “correggere” una piazza

  1. Bianca Pelligra Rispondi

    03/03/2019 a 12:10

    A chiarimento, è doveroso precisare che la proposta è stata elaborata dagli architetti Bianca Pelligra e Calogero Lauricella, vincitori del concorso di idee relativo al progetto di riqualificazione della piazza Crispi e incaricati successivamente per la direzione dei lavori. Si precisa inoltre che, nonostante una diversa disposizione delle sedute, già dalla prima fase progettuale, erano state previste delle citazioni, tratte da ‘Morte dell’Inquisitore’ di L. Sciascia. ‘A titolo di cronaca’ si rende noto che Camillo Santalucia, che ha collaborato con gli architetti nella direzione dei lavori, svolge la professione di ingegnere e non di architetto.

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