Racalmuto. “Perché non ricordare Gaspare Matrona con una scultura a grandezza naturale”

da | 14 Mag 22

La proposta dello scrittore Carmelo Sciascia

Carmelo Sciascia

Da tempo oramai si legge e si discute nell’agorà delle notizie “in tempo reale” di un evento di cronaca spicciola, che raffrontato ai grandi problemi dell’umanità appare frivolo e di poco conto. Chi ne discute e si accalora sono i cittadini di un paese siciliano adagiato nell’altipiano collinare dei monti Sicani. Paese noto in Italia e nel mondo più con il toponimo di Regalpetra che con il vero nome che la storia ha forgiato per questo luogo geografico: Racalmuto. Ho iniziato col dire che da tempo oramai, anche se in verità è solo da poco che se ne discute: le notizie di cronaca vengono velocemente inghiottite dalla martellante comunicazione odierna, tanto da far apparire dejà vu notizie attuali e recentissime!

Grazie all’oramai storico giornale Malgradotutto che ha permesso, a chi come me ha scelto di vivere in Continente, ma soprattutto a chi, per scelta o necessità, è stato costretto a vivere in territori d’oltreoceano (pensiamo alla comunità racalmutese in Canadà), di seguire la vita politica e sociale del Paese d’origine.

E fu così che il mondo intero si trovò d’improvviso a dovere discutere di un episodio strano ma vero!

Il fatto: la scomparsa del busto di Gaspare Matrona dall’omonima villa comunale (o di quel che ne rimane, visto l’inserimento sottostante di pubblici servizi ed il sovrastante collocamento di monumenti religiosi).

Il busto non era di un qualsiasi anonimo personaggio locale ma dell’illustre filantropo e politico Gaspare Matrona che, da sindaco di Racalmuto tra il 1860 ed il 1880, trasformò il volto di un paese, come tanti altri del circondario, in una piccola Palermo.

Ricordo da ragazzino, che quando venivano a trovarci parenti provenienti da Milocca (l’odierna Milena) paese fatto di “robi” (cascine più o meno estese) che chiamavano Racalmuto la “picciula Palermo” (la piccola Palermo, appunto). Stessa era la sensazione per i cittadini dei Comuni limitrofi, basti pensare che Castrofilippo era inteso il “Casale” (piccolo agglomerato di casupole).

Gaspare Matrona, per Racalmuto, non era il Carneade di turno, era stato l’amministratore che aveva spesso, di tasca propria, pagato per le innumerevoli opere pubbliche realizzate. Un piccolo elenco: ristrutturazione del convento di Santa Chiara, progettazione ed inizio lavori per la realizzazione del teatro comunale, costruzione del macello (recentemente ristrutturato e rimasto inutilizzato), della pescheria (non “scomparsa” nel nulla, ma eliminata con determinazione!), rete fognaria ed illuminazione stradale, fontanelle rionali (scomparse per incuria o per mancanza cronica di acqua?). Contrada Noce è stata resa famosa da Leonardo Sciascia perché vi soggiornava d’estate, ma tale non sarebbe stata se prima di lui non fosse stata residenza estiva del Matrona: la sua villa fu meta di illustre personalità dell’Ottocento e perfino di Ministri!

Il busto del Matrona era stato voluto dal sindaco Eugenio Napoleone Messana nel 1960 e collocato nella villa comunale che all’emerito personaggio era stata dedicata. Ricordo ancora ragazzino andare ad intervistare il custode della villa per pubblicare il “pezzo” sul giornalino della scuola media “Il ramo fiorito”.

Gli articoli si sono succeduti a ritmo serrato. Politici e giornalisti hanno espresso la loro indignazione per un’azione che è sembrata tanto assurda quanto scandalosa

La notizia ci è stata riferita ed illustrata dapprima dal giornalista Salvatore Picone, mentre il dott. Gigi Scimè (già assessore) invitava tutta la cittadinanza e gli amministratori passati e presenti a partecipare ad un grande dibattito sulla vicenda per valutare ed esprimersi sul da farsi. Più allarmante il grido di dolore del dott. Sardo, politico ed anch’egli ex assessore, che definisce l’episodio “uno schiaffo alla memoria di un sindaco illuminato”.

Per ultimo c’è stato l’intervento del giornalista Totò Castelli, che riporta l’esempio di altri comuni, come Ribera, che al loro concittadino FrancescoCrispi (illustre ma politicamente nefasto: repressione dei Fasci siciliani e politica coloniale) hanno dedicato più di un busto, due per la precisione. Esempio che potrebbe, a maggior ragione essere seguito dall’amministrazione racalmutese.

Ed allora: perché non ricordare Gaspare Matrona con una scultura a grandezza naturale come la statua che lo scultore Giuseppe Agnello ha realizzato per Leonardo Sciascia? D’altronde sarebbe un semplice risarcimento storico, visto che le generazioni successive hanno spesso oltraggiato ciò che il Matrona aveva realizzato.

Ed allora: perché non darsi da fare per realizzare un vero e proprio monumento all’illustre Gaspare Matrona?

Ed allora: considerato il distacco sempre più appariscente della gente dalla politica e considerato che tutti vogliono che si riconosca il valore storico ad un personaggio come il Matrona, perché non prendere la palla al balzo e trasformare un semplice episodio divisivo in un evento di concordia e riconciliazione della politica con i cittadini?

Ed allora: ricordiamo Gaspare Matrona e ricordiamo Eugenio Napoleone Messana che dell’illustre concittadino se ne era ricordato. Chi non ricorda il sindaco “Geniu” politico ed autore, tra l’altro di meritevoli opere letterarie e storiche!

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1 commento

  1. Maria Concetta

    Mi sfugge la motivazione di questa scelta e una eventuale ricollocazione del mezzobusto. A chi dava fastidio

    Rispondi

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