Racalmuto, l’emozione di trovarsi a Casa Sciascia

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…e avere la sensazione che lo scrittore sia ancora lì, seduto alla sua scrivania

Salvatore Indelicato nello studio della casa di Sciascia a Racalmuto

La giornata è mite e serena, tipica del nostro autunno, una leggera brezza rende finalmente l’aria più fresca e respirabile. Accompagnato dal mio amico Eduardo Cicala, fotografo e artista a tutto tondo, ci stiamo recando a Racalmuto per visitare la Casa di Leonardo Sciascia. Lungo la strada, in auto, commentiamo il lodevole gesto di Pippo Di Falco che è riuscito, con generosità e perspicacia (e non pochi sacrifici), ad acquistare la casa dello Scrittore racalmutese con lo scopo di conservarne la memoria, creare un museo fruibile a tutti e farne un polo di eccellenza culturale, non solo per studiosi e letterati, ma anche per tutti coloro che volessero conoscere più da vicino l’opera Sciasciana.

Al nostro arrivo ci accoglie Salvatore Picone, autore di numerosi scritti dedicati a Leonardo Sciascia, profondo conoscitore della sua terra e orgoglioso di appartenervi; ci aspetta davanti la chiesa della Madonna del Monte, celebre per la suggestiva festa che si tiene in suo onore nel mese di luglio e che vede coinvolta tutta la popolazione. Racalmuto è un paese dove ancora si respira una sana atmosfera di familiarità, di cose genuine, semplici, di una vita che trascorre serena tra il chiacchiericcio degli anziani seduti davanti al proprio Circolo e gruppi di giovani impegnati in tante attività culturali e ricreative. Guidandoci tra le stradine del paese, Salvatore ci racconta un po’ la storia della casa, la vita delle persone che l’hanno abitata, il vissuto di Sciascia bambino cresciuto in quell’ambiente con le zie, i genitori e i fratelli, la prima formazione della sua personalità ricevuta tra quei vicoli, le cui storie saranno, poi, la base di molti suoi scritti. Passiamo davanti al Teatro Regina Margherita, uno dei gioielli di Racalmuto (la casa di Sciascia è proprio alle sue spalle), non possiamo non soffermarci qualche minuto a commentare il glorioso passato di questo piccolo Teatro, in cui ha anche operato come Direttore Andrea Camilleri.

Via Leonardo Sciascia (già via Regina Margherita) vi passa proprio accanto e ci piace immaginare il piccolo Leonardo scorrazzare proprio lì davanti, vociando con altri bambini. Percorse alcune decine di metri, ci troviamo di fronte ad una grande targa posta da “La Strada degli Scrittori” sul fronte della casa, nell’angolo che dà su Largo Monte, sulla quale è incisa una frase dello Scrittore: “Sono cresciuto in un ambiente femminile, le mie zie, una delle quali maestra elementare, e mia madre, che raramente usciva di casa. Le case erano allora luoghi privilegiati per l’osservazione delle cose e delle persone, io vi restavo in mezzo alle donne, ascoltavo senza aprir bocca, e finivo per sapere tutto ciò che avveniva in paese, dal primo all’ultimo pettegolezzo, dalla minima maldicenza all’ultima diceria… Ed è così che sono diventato scrittore” – raccontando la vita reale, è la nostra riflessione.

L’apertura al pubblico della casa dove ha vissuto Sciascia si deve anche all’importante contributo dell’associazione “Strada degli Scrittori”, e del suo Direttore Felice Cavallaro. Non entriamo subito, ci soffermiamo a guardarla da fuori. Chi si aspetta di trovare un palazzo importante, con un ingresso sontuoso, data la portata del personaggio, ha davanti, invece, un fabbricato che si presenta come una delle tante case vicine, semplice, umile a cui vi si accede da un portoncino direttamente dalla strada.
Affiancato a casa Mantia, probabilmente costruito su una porzione del giardino concessa da quella famiglia al nonno dello scrittore, si sviluppa in più piani, Salvatore ci racconta che l’ultima parente dello scrittore, la moglie dello zio Salvatore, il sarto, vi ha abitato fino al 2011.

Nel 2014, su proposta dell’Amministrazione comunale di allora, con in testa il sindaco Emilio Messana, la Casa viene inserita tra i luoghi della Memoria e dell’Identità Siciliana. Pippo Di Falco, intellettuale puro, appassionato cultore di Sciascia, si mette in gioco acquistando l’immobile e, con meticolosa passione, ne ricostruisce gli interni con gran parte degli arredi originali, arricchisce il già vasto patrimonio letterario di Sciascia con gli oltre 80.000 libri della sua collezione privata, ne progetta il futuro per rendere Casa Sciascia, quindi, un museo e un Centro Culturale di massima importanza aperto a tutti.

Il nostro ospite ci fa strada aprendo il portoncino da cui parte una rampa di scala che porta al primo piano. L’emozione è forte, non lo nascondo. Se è vero che ogni oggetto che ci appartiene, che usiamo, finisce per possedere qualcosa di noi stessi, allora in una casa dove si è vissuto per tanti anni vi rimane attaccata l’anima intera. La sensazione, perciò, che può provare chi come me si diletta nella scrittura, andando a visitare la casa di Leonardo Sciascia, è quella di stare per entrare dentro un Santuario in punta di piedi per non violarne la spiritualità e la sacralità. L’atmosfera, ancora pregna della presenza del grande Scrittore di Racalmuto, ci avvolge col profumo della carta dei libri sparsi dovunque, il mobilio d’epoca rimasto praticamente intatto, l’angolo dello studiolo con lo scrittoio e la macchina da scrivere, gli oggetti più volte toccati da Lui. E’ come se Sciascia fosse, lì per lì, a rientrare dopo una passeggiata nel corso.

Sentiamo delle voci provenire dall’interno, è Pippo Di Falco, il mecenate ora proprietario della Casa, che si intrattiene con due ospiti dentro uno splendido salotto d’epoca. Salvatore, da buon anfitrione, ci presenta e lui ci viene incontro a salutare con affabilità e cortesia, invitandoci ad accomodarci. Gli ospiti continuano nella loro discussione mostrando rare pubblicazioni delle opere di Sciascia, una addirittura in cinese, maneggiandole con grande cura. Mi guardo attorno, è indescrivibile la sensazione che mi pervade, mi trovo nel luogo in cui sono nate alcune delle più grandi opere dello Scrittore, dove Lui conversava con i suoi amici intellettuali e riceveva le lettere di Pasolini. Non so resistere al fascino di ciò che mi circonda, chiedo il permesso di alzarmi e, armato di macchina fotografica, esploro la casa.

Accarezzo i mobili, gli arredi, sfioro i libri che si trovano ovunque, entro in quella che fu la sua camera da letto e addirittura vedo una giacca sull’omino in un angolo che sembra essere stata poggiata lì da pochi minuti dallo stesso Sciascia, prima di andare a sedersi allo scrittoio e mettersi a lavorare con la sua Olivetti 22. Mi raggiungono Salvatore ed Eduardo insieme a Pippo che ci parla della casa, di come sia riuscito ad acquistarla, ci mostra i libri e la raccolta di riviste dello Scrittore, del suo progetto di realizzare un grande archivio di, autori, scrittori, giornalisti, poeti, drammaturghi siciliani e dimostrare che la nostra isola è capace di sfornare talenti e intellettuali di grande livello.

C’è in Pippo Di Falco un fervore unico, un entusiasmo coinvolgente, mentre parla ed espone le sue idee, i suoi occhi già vedono molto lontano, il suo lavoro fin qui non si è limitato solo alla ricerca di preziosi testi che parlino di Sciascia e delle sue opere, ma soprattutto è quello di valorizzare e dare una giusta collocazione nel mondo Letterario allo scrittore racalmutese, forse rivalutato troppo tardi dagli studiosi.

E’ qui il luogo ideale per questa operazione e per provare l’emozione di trovarsi in un posto dove sono state scritte grandi pagine di Letteratura e avere la sensazione che Sciascia sia ancora lì, seduto alla sua scrivania, con le maniche della camicia rivoltate e la sigaretta in mano, come nel grande dipinto a piano terra realizzato dal pittore Andrea Vizzini, e guardarci con quel suo sorriso sornione mentre ci stupiamo della sua vita che, a distanza di trent’anni dalla sua scomparsa, fa parlare di sé dimostrandosi sempre più attuale.

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One Response to Racalmuto, l’emozione di trovarsi a Casa Sciascia

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    Antonino Rispondi

    18/10/2020 a 21:28

    Sei riuscito a portami con Te a visitare i luoghi cari allo Scrittore,grazie Salvatore.

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