Racalmuto. La politica fatta con i piedi

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POLITICA. La riflessione di Ignazio Scimè dopo la soluzione dell’ultima crisi politica al Comune di Racalmuto

Dall’attuale sindaco e dall’intero consiglio comunale, nei rispettivi ruoli di maggioranza e minoranza, ci si aspettava una sorta di “Terza Repubblica”, ovvero una classe politica intellettualmente sana, non contagiata dalle tecniche di trasformismo di “Prima” e di  “Seconda” Repubblica. Un sindaco che oltre ad essere a capo del governo della città, doveva assumere la leadership politica diretta a guidare e formare la classe politica uscita dall’elezioni.

Ed invece alla fine della legislatura ci ritroviamo con un sindaco che pur di salvare la poltrona ha cambiato quattro giunte, con operazioni di maquillage degne del più abile trasformista e un consiglio comunale frammentato ai minimi termini. Il sindaco ha costretto la sua maggioranza ad ruolo fortemente critico, ruolo che spetterebbe alla minoranza d’opposizione ( per modo dire), per poi accusarli di saper essere solo critici.

Come i neri dell’Alabama costretti a fare i lustrascarpe per poi dire: sanno fare solo i lustrascarpe. 

Lo sconforto assale nel vedere la lentezza e l’apparente “incomprensibilità” della politica, l’eterno trasformismo, il non-mutamento, l’ossessivo ripetersi delle situazioni. Racalmuto, allora, dovrebbe essere più un caso di coscienza che un caso politico. Invece si sentono canti promozionali paludati di elettoralismo.

L’appello di Felice Cavallaro ad una pacificazione della politica, considerate le prevedibili rappresaglie dopo le ultime acrobazie-trasformistiche, ed un attivismo invasivo diretto alla rinascita economica e culturale del paese è sicuramente benvenuto. Ricordo una frase pronunciata da Cavallaro: Racalmuto è di chi a Racalmuto vive e non di chi Racalmuto parla.

Io dico che Racalmuto è di chi ci vive  ma è anche di chi si interessa parlandone  e scrivendo. E lo dico fermamente convinto, perché chi è lontano dalle vicende politiche e chi non ha ambizioni politiche, come me, ha il diritto-dovere di esprimere le proprie idee le proprie opinioni nella speranza di dare al nostro paese il diritto al futuro, da molto tempo negato, facendo tesoro della memoria.  Racalmuto ha bisogno di altro e merita altro, dunque.

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Ignazio Scimè

Caro Felice, i problemi di questo paese è vero non vanno affrontati con risentimento ma è certo che occorre un minimo senso critico, di passione e di spirito di servizio. Io non voglio ciò che non esiste, io voglio ciò che in questo paese è esistito. Mi riferisco cioè al fermento culturale degli anni Ottanta che portò al restauro del teatro, la nascita della Fondazione Sciascia, la costituzione per la prima volta della Pro Loco ed altro e per finire alla brillante stagione del “Paese della ragione” da te diretta. Inoltre sempre negli anni ottanta che è avvenuto il restauro del Castello, delle fontane Novi Cannola e Raffo, la realizzazione della metanizzazione, il restauro del Macello. La costituzione di diverse cooperative che diedero sostegno ai disoccupati così detti “art. 23”, oggi LSU. Ed ancora il premio poesia dialettale, tornei estivi di calcio e di tennis, una squadra di calcio ad ottimi livelli.

Una classe politica dovrebbe essere come una squadra di calcio. Ma non sempre è così: a volte il gioco si fa sporco, i giocatori della stessa squadra litigano, i piedi si usano in maniera fallosa.

Il calcio perde quando ci si fa ragione con i piedi, la politica perde quando si ragiona con i piedi. Comunque quello che alla fine perde più di tutti è la cosa pubblica.

Il nostro paese ha bisogno di un sindaco semplice, ma non improvvisato, un politico artigiano come i falegnami ed i calzolai, con le idee chiare e tanta voglia di far ripartire questa comunità. Malgrè tout, credo nella forza dello spirito critico e nella dialettica, ritengo che è vitale far ripartire il dibattito fonte di libertà e di democrazia, in un paese sprofondato in un silenzio micidiale e che si è ridotto come un “Coro di Muti”. E mentre il politico tomo-tomo cacchio-cacchio tesse strategie e cerca candidati, io penso di aver fatto la mia piccolissima parte, certo che una rondine non fa primavera. Tuttavia io ALLE PRIMAVERE CI CREDO.

foto in evidenza da internet

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